In Bahrein è sempre primavera
"Alla fine è sempre l’oppressore a cadere. È solo una questione di tempo. E di prezzo da pagare". Durante la conferenza stampa ad Amman, all’inizio del mese, la ministra della cultura bahreinita Mai Mohammed Al Khalifa è stata costretta a interrompere il suo intervento a causa delle proteste di alcuni attivisti giordani per i diritti umani: brandendo cartelli fatti a mano, chiedevano a gran voce la liberazione dei progionieri politici ancora detenuti nelle carceri del piccolo Stato del Golfo.
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Il 15 maggio scorso è stato siglato l'accordo per porre fine allo sciopero della fame dei prigionieri politici palestinesi nelle carceri israeliane. L'associazione per i diritti umani e in sostegno ai detenuti "Addameer" spiega, in un comunicato, i dettagli dell'accordo.
Intervista a Huwaida Arraf, attivista di Witness Bahrain, arrestata a Manama l'11 febbraio: "Se ti stai chiedendo se io, o i miei colleghi, ritorneremo in Bahrein, credo d'essere ufficialmente stata messa al bando dal regime, e lo stesso vale per i miei colleghi espulsi (11 in totale). Comunque, non smetteremo di assicurare la nostra presenza, la nostra solidarietà e il nostro supporto a tutti quelli che si attiveranno e rischieranno le loro vite per la libertà, i diritti umani e la democrazia. E spero un giorno di poter tornare in Bahrein, in un Bahrein libero e democratico".
La politica palestinese si riavvolge, ancora, su se stessa. Nuovo governo, ma vecchi interpreti di una commedia dalla tragica e farsesca trama che sembra ripetersi all’infinito. Salam Fayyad giura, di nuovo, davanti ad Abu Mazen con una nuova squadra di governo. Ventiquattro membri, di cui undici esordienti nel loro nuovo ruolo di ministro dell’Autorità nazionale palestinese.
Nella ricorrenza del 64° anniversario della Nakba, il Palestinian Central Bureau of Statistics pubblica uno speciale bollettino per illustrare tutti i numeri della “catastrofe” palestinese. Un’occasione per leggere, tra le righe, cifre capaci di raccontare la società palestinese nel suo complesso.
Sono sempre più numerosi i casi di abusi sessuali sui bambini mendicanti di Kabul. Lo afferma oggi la Commissione afghana Indipendente per i diritti umani, che ha iniziato a monitorare il fenomeno.
Nella mattina del 13 maggio alcuni abitanti del villaggio di Al-Tuwani scoprono che un uliveto di proprietà di una famiglia palestinese è stato distrutto durante la notte. Diciannove alberi in tutto. Dal novembre 2011, l'operazione Colomba ha monitorato la distruzione o il danneggiamento di 58 ulivi nella zona.
Nella notte in cui ricorre il 64° anniversario della Naqba arriva l’annuncio dell’accordo: Bilal Diab e Thaer Halahla, dopo 76 giorni di digiuno, accettano di interrompere lo sciopero della fame a determinate condizioni, ma i detenuti ancora in carcere sono 4.700, e la loro lotta non si ferma.



di Claudio Bertolotti
di Massimo Campanini
di Lorenzo Kamel
di Renata Pepicelli