Palestina. Il Convoglio ‘Vik’ saluta l’Italia

Hanno attraversato l’Italia da nord a sud, concludendo il loro viaggio a Roma. Ricordando Vittorio Arrigoni e i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane. I 25 ragazzi del Convoglio “Vik” Gaza to Italy fanno l’ultima tappa in una serata dedicata alla resistenza artistica e culturale della Striscia.

di Stefano Nanni

Prendi un centro sociale a sud di Roma, l’Acrobax. Metti insieme diversi gruppi e realtà di solidarietà con il popolo palestinese. Aggiungi un centinaio di simpatizzanti e attivisti, giovani e adulti, che hanno voglia di passare una serata al ritmo di dabka, tra una birra e un piatto di makluba, prelibatezza palestinese.

Infine fai entrare in scena venticinque tra pittori, fotografi, video maker, musicisti, ballerini, filosofi, giornalisti e acrobati arrivati direttamente da Gaza, ed ecco che si ottengono gli ingredienti ideali per concludere un viaggio che dal 30 marzo al 17 aprile ha portato un po’di Palestina in tutta Italia.

Da Milano a Firenze, passando per Brindisi e Foggia per finire a Roma, organizzato dal Centro italiano di scambio culturale “Vik” di Gaza City e sostenuto dalle tante realtà solidali che hanno contribuito a renderne possibile l’accoglienza.

Ragazze e ragazzi che in questi giorni hanno testimoniato la grande vitalità culturale della popolazione della Striscia, nonostante l’assedio, gli attacchi militari e un governo – quello di Hamas – che si è spesso dimostrato poco sensibile alle sue esigenze culturali e artistiche.

Un viaggio concluso con un’iniziativa che è stata solo una delle tante ad aver animato un’intera settimana di momenti dedicati alla Palestina. Sit-in, commemorazioni, concerti e convegni, per ricordare il secondo anniversario dell’uccisione di Vittorio Arrigoni, il 15 aprile, e la battaglia dei prigionieri politici, il 17.

Una serata all’insegna del divertimento, della gioia di condividere ancora una volta quelle emozioni che hanno caratterizzato un’esperienza intensa, durata forse troppo poco.

Come racconta Aya Abu Samra, danzatrice e fotografa, una delle più giovani del gruppo: “Ci dispiace andarcene, qui siamo stati molto bene, la gente ci ha accolti con affetto ed è stato bello mostrare agli italiani la nostra cultura e le nostre tradizioni. In particolare ho notato una grande curiosità rispetto alla dabka, la nostra danza più popolare”.

Ed è proprio con questo ritmo che comincia la serata, non prima di aver ripreso le forze gustando della buona makluba, piatto tradizionale a base di riso, agnello e verdure, preparato per l’occasione da alcune donne della comunità palestinese romana.

Prima di raggiungere Acrobax i ragazzi si sono esibiti in un altro sforzo artistico, realizzando un murales nei pressi della stazione San Paolo: un’immagine (nella foto) grande, nella quale c’è spazio, naturalmente, anche per un ritratto di ‘Vik’.

Perché il grande spazio del centro sociale si riempia basta poco. Striscioni e bandiere palestinesi ricordano l’impegno delle realtà territoriali per questa causa, e nell’aria si respira un’atmosfera che sembra riportare a quella frase che Vittorio amava ripetere. Che la Palestina, in fondo, “può essere anche sull’uscio di casa”.

Ed eccola la Palestina, qui a Roma, che prende per mano i giovani di Gaza e inizia a danzare, coinvolgendo il pubblico in un cerchio di solidarietà e condivisione che contagia tutta la sala.

“Sembra che Hamas voglia proibire la dabka perché è un ballo comune, che unisce uomini e donne. Ma noi ragazzi facciamo di tutto per ballarla lo stesso. È molto importante”, spiega Aya.

Essere giovani e dedicare la propria vita all’arte – che si tratti di letteratura, fotografia o pittura, nella Striscia assume un valore particolare.

Non è soltanto il tentativo di evadere da una realtà che impedisce di sognare, ma quello di mostrare all’esterno un’altra quotidianità, che non è fatta solo di bombardamenti e violenze. Resistere attraverso altre forme: quelle della creatività, della fantasia, dello studio e della riflessione.

Lo ribadisce Mohammed Jihad Ismail, giovane studioso che nei giorni scorsi è intervenuto ad un incontro sul rapporto tra filosofia e religione alla Terza Università di Roma. “Hamas non acconsente ad avere dipartimenti di Filosofia nelle nostre università per paura che vengano messi in discussione i fondamenti della società islamica. Ma noi studenti ci siamo organizzati da soli, consultando Internet e cercando di sfruttare i tunnel al confine con l’Egitto per farci arrivare dei libri”.

Gli fa eco Wasim, studente di Psicologia e insegnante di dabka per bambini, convinto che proprio nei confronti di questi ultimi l’arte possa avere un ruolo importante. “Loro rappresentano la purezza, la speranza che ognuno di noi ripone nella vita, e che purtroppo in Palestina rischia di essere infranta presto, perché i bambini sono costretti a crescere troppo in fretta. La danza, in quanto forma d’arte, può aiutare a conservare la purezza dell’infanzia”.

Difficile dargli torto dando uno sguardo alla sala, dove poco alla volta tutti si lasciano coinvolgere nei balli.

Il clima di festa rimane lo stesso anche quando l’attenzione si sposta altrove, in una sala dove vengono mostrate foto e progetti che il centro “Vik” sta portando avanti da un anno a questa parte.

Come il film “Movieng to Gaza”, un’idea nata da video maker italiani e palestinesi che vogliono dare un’immagine diversa della vita che scorre nella Striscia.

Mostrando quei gesti quotidiani e semplici che raramente finiscono sotto i riflettori, ma che caratterizzano la sopravvivenza di una popolazione sotto assedio continuo dal 2007.

Soltanto uno dei tanti progetti messi in cantiere dal centro culturale italiano: Samah Ahmed, giornalista e attivista, direttrice dei laboratori di fotografia del Convoglio e membro del Movimento 15 Marzo (a questo link la sua intervista) spiega che le “cose da fare sono tante” e che questo viaggio “rappresenta un primo grande lavoro. Realizzarlo è stato un’occasione incredibile”.

“Siamo stati in giro per le città italiane nella Giornata della Terra – racconta – durante l’anniversario della morte del nostro amico e fratello Vittorio, che abbiamo trascorso a Bulciago con la sua famiglia; e ripartiremo nella giornata di solidarietà con tutti i prigionieri palestinesi. Tutto questo serve a darci forza, e il viaggio ci ha permesso di esprimere tutta la nostra creatività e vitalità culturale”.

Aspetti, questi, di un’umanità che continua a mostrare la sua forza. Nonostante tutto.

(Foto/ Convoglio Gaza to Italy, che ringraziamo per la gentile concessione)

April 18, 2013

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