Egitto. Black bloc a Tahrir, il nuovo “mistero” mediatico

Da quando hanno fatto la loro comparsa ufficiale il 24 gennaio, i media arabi sono impazziti: chi sono davvero questi nuovi Black bloc egiziani? Semplici ultras e teppisti, o fautori di un vero movimento anarchico, destinato a fare la differenza nelle proteste di questi giorni contro i Fratelli Musulmani?

di Anna Toro

Vestiti completamente di nero, hanno marciato coi pugni chiusi e il volto coperto da passamontagna, da maschere antigas o raffiguranti il protagonista del fumetto V per Vendetta.

Si fanno chiamare Black Bloc, e in effetti non hanno nulla di diverso dai loro omonimi europei e statunitensi, che tante volte abbiamo visto scontrarsi con le forze dell’ordine nei vari G8, G20 e forum mondiali.

Ancora non è chiaro se vi siano dei legami tra loro, ma è innegabile che stile e tattiche siano le stesse. Ed ecco che questi nuovi Black Bloc egiziani si sono subito mescolati alle proteste di questi giorni, battendo i tamburi e portando cartelli con scritte come “Lotteremo per voi” e “Rovesceremo i tiranni”.

Perchè, tra tutte le cose non chiare, una certezza c’è: il loro intento primario dichiarato è infatti “combattere i Fratelli Musulmani”.

Con episodi di disturbo e lanci di molotov (ad Alessandria, ad esempio, hanno bloccato i binari del tram nella città), si sono scontrati diverse volte con la polizia, e sei di loro sarebbero ora sotto arresto.

In un comunicato pubblicato il 25 gennaio sulla loro pagina Facebook, il gruppo ha anche rivendicato l’attacco incendiario alla sede ufficiale dei Fratelli Musulmani e quello a un famoso ristorante del Cairo appartenente, secondo loro, a un’importante figura dei Fratelli.

Social Network vs media ufficiali

Se il gruppo ha più volte dichiarato di non voler parlare con i media, pungolati dai giornalisti molti Black bloc egiziani hanno menzionato in modo più o meno oscuro l’anarchismo, e la loro volontà di proteggere i manifestanti durante le proteste di piazza.

Per far circolare le loro idee, hanno creato numerose pagine Facebook e account Twitter (Revolution Black Bloc, Black Bloc Egypt, Black Blocairo), descrivendosi come un gruppo che “vuole liberare il popolo, porre fine alla corruzione e abbattere gli oppressori”. Inutile dire che gli iscritti sono stati subito migliaia.

Sempre dai racconti sommari dei giornalisti presenti alle proteste, il gruppo avrebbe legami con altri movimenti rivoluzionari egiziani, compresi gli “Ultras”, i tifosi della squadra di calcio del Cairo al-Ahly (alcuni di loro secondo diverse testimonianze portavano la maglietta della squadra).

Il giornale web al-Yawm al-Sabi parla anche di attivisti del Movimento Giovanile di sinistra 6 aprile, e di altri giovani non affiliati a nessun movimento o partito.

Secondo la giornalista Ghazala Irshad, che dal Cairo ha fornito una diretta twitter delle manifestazioni, nel gruppo ci sarebbero anche delle donne. Notizia testimoniata da diverse foto che circolano sul web.

“Alla fine siamo dovuti comparire ufficialmente per combattere contro il regime dei tiranni fascisti, ovvero i Fratelli Musulmani, e la loro ala militare” hanno dichiarato in un video diffuso su internet.

Girato durante la notte, il breve filmato mostra una colonna di uomini in abiti neri e maschere nere, con in mano bandiere egiziane o con la “A” di anarchia.

“Dichiariamo la nostra rivoluzione oggi in piazza Tahrir affinché l’Egitto e il suo popolo riabbiano indietro i loro diritti – affermano ancora – Non siamo delinquenti o sabotatori, ma difendiamo l’Egitto contro la criminalità dei Fratelli Musulmani”.

I loro siti sono stati oscurati dal governo ma sono rinati quasi immediatamente. “In risposta alla chiusura delle nostre pagine web, aspettatevi dei nuovi attacchi” hanno scritto gli anarchici in un comunicato diffuso sempre online.

Nella loro affannosa ricerca di notizie, i media avrebbero scovato anche il nome di uno dei fondatori del gruppo, Sharif al-Sirfi, il quale avrebbe rivelato lo slogan da loro adottato: “Vendetta o rivoluzione”.

“Vogliamo giustizia per i nostri martiri – ha dichiarato al-Sirfi al quotidiano al-Watan – e questo non può essere raggiunto se non con la vendetta, ovvero con l’esecuzione di coloro che sono stati riconosciuti colpevoli di averli uccisi”.

Reazioni

“Questi anarchici non sono rivoluzionari. Usano la rivoluzione come una copertura per provocare il caos” hanno detto i Fratelli Musulmani in un comunicato diffuso tramite il loro canale TV Misr 25.

“Non chiedono altro che una società senza Stato, e per raggiungere questo obiettivo sono pronti a compiere atti violenti e barbarici, come uccidere, saccheggiare e dare alle fiamme”.

E’ così che, per i media vicini ai Fratelli, i Black Bloc sono diventati il nuovo spauracchio ma, invece di accusarli come al solito di essere il braccio militare di El Baradei e Hamdeen Sabbahi, alcuni siti come l’Ikhwan Online, li hanno additati come facenti parte in realtà di una milizia cristiana radicale, il “Christian Good battalion” guidata sempre da tale Sherif El Sirafy (informazione negata dallo stesso gruppo cristiano).

Se poi, per molti cittadini, i Black Bloc egiziani sono solo dei teppisti a cui non si dovrebbe prestare attenzione, numerose critiche e ironie arrivano dagli stessi rivoluzionari egiziani.

Come il veterano Tarek Shalabi, che su Twitter ha espresso chiaramente il suo disprezzo, definendo i Black Bloc “un branco di idioti mascherati”. E ha aggiunto: “Se questa m*rda Black Bloc non è solo una moda destinata a morire presto, allora Fratelli Musulmani e SCAF la useranno contro il movimento del 25 gennaio”.

In realtà, la teoria classica secondo cui i Black Boc sarebbero in realtà degli infiltrati dei Fratelli Musulmani, mandati a spargere caos e odio per la rivoluzione tra i cittadini e i manifestanti, non ha preso granché piede.

E’ possibile che siano davvero dei gruppi spontanei di giovani, che avrebbero abbracciato idee e metodologia dei loro omonimi occidentali?

Anche perchè, se pure a leggere i giornali di questi giorni questi ragazzi sembrano quasi essere spuntati dal nulla, già durante il periodo rivoluzionario le idee anarchiche si sono diffuse in tutto l’Egitto, con la nascita di numerosi circoli e gruppi di attivisti.

L’enorme diffidenza e malcontento, soprattutto giovanile, verso tutti i partiti politici, insieme al rifiuto della religione all’interno della politica, e all’ispirazione della resistenza anarchica in tutto il mondo (simboleggiata soprattutto dalle recenti rivolte greche), non potrebbe aver fatto passare infine questi ragazzi dalla teoria all’azione?

“Capire i Black bloc è molto semplice. Sono il prodotto di decenni di oppressione. I giovani svantaggiati sono stufi” ha twittato lo scrittore e produttore egiziano Adam Akari, che è riuscito a comunicare dal vivo con il gruppo.

“Dopo la riunione con alcuni membri Black bloc questa mattina, posso dirvi una cosa che non vi piacerà: il loro [sic] obiettivo è l’anarchia”.

January 29, 2013

Egitto,Video:

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