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Medici di famiglia: 6mila domande per 2600 posti, Scotti (Fimmg) chiede risposte concrete alle Istituzioni

I contagi continuano a salire e gli ospedali restano sotto pressione, molto più di quanto si immaginasse solo poche settimane fa. Claudio Scotti, presidente della Fimmg, non usa mezzi termini: la situazione è seria, anzi, sorprendente. «Non possiamo permetterci di sottovalutare i dati», avverte da tempo. I numeri della pandemia superano ogni previsione, e senza un intervento immediato da parte delle istituzioni, il rischio è che il sistema sanitario nazionale arrivi al collasso. Nessun margine per l’ottimismo facile, il tempo stringe.

Numeri in crescita e ospedali sotto stress

Le ultime settimane mostrano un aumento costante dei casi di Covid-19, ben oltre le attese di qualche mese fa. Nonostante le campagne vaccinali e le misure di prevenzione, il virus continua a circolare a livelli preoccupanti in molte regioni. A pagarne il prezzo più alto sono i reparti di terapia intensiva e gli ospedali.

Secondo Scotti, questa pressione è un campanello d’allarme che non si può ignorare. I dati parlano chiaro: le risorse attuali non bastano a gestire il crescente flusso di pazienti, soprattutto quelli più fragili e con altre patologie. Il presidente della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale sottolinea l’urgenza di investire subito, non solo negli ospedali ma anche nella rete territoriale.

Resta aperto il problema di un’organizzazione spesso inefficiente a livello locale, che fatica a coordinare screening, tracciamenti e vaccinazioni. Scotti invita quindi le istituzioni a mettere a disposizione dei medici di famiglia strumenti adeguati, riconoscendo il loro ruolo chiave nella gestione della pandemia, che passa inevitabilmente da un controllo capillare sul territorio.

Le richieste di Scotti: serve un piano d’azione chiaro

Le parole di Scotti diventano più nette quando chiede misure precise. Prima di tutto, secondo lui, è indispensabile potenziare subito risorse e personale negli ospedali e nei servizi territoriali. Solo così si potrà evitare un nuovo collasso, soprattutto con le varianti che continuano a circolare.

Un altro punto critico riguarda la comunicazione tra istituzioni e operatori sanitari. La mancanza di dati e protocolli condivisi in tempo reale rallenta la risposta e può portare a decisioni poco efficaci. Scotti suggerisce di adottare sistemi informatici più integrati, capaci di aggiornare subito tutti gli attori coinvolti.

Negli ultimi mesi è cresciuta anche la richiesta di screening regolari per le fasce più a rischio e gli over 60, oltre a una campagna vaccinale più mirata. Queste misure potrebbero contenere l’impatto del virus e mantenere sotto controllo le nuove ondate. Scotti ricorda però che tutto dipende dalla volontà politica di mettere a disposizione risorse adeguate per una risposta strutturale e duratura.

Medici di famiglia, pilastro della lotta sul territorio

I medici di medicina generale sono il primo filtro nella diagnosi e nella cura dei pazienti Covid sul territorio. Scotti spiega che il loro coinvolgimento diretto è essenziale per alleggerire la pressione sui pronto soccorso e sugli ospedali. Monitorare costantemente l’evoluzione clinica dei pazienti permette interventi tempestivi e mirati.

Ma il sistema ha molte lacune. Spesso manca personale dedicato, la piattaforma informatica usata dai medici di famiglia non è sempre aggiornata o facile da usare. Mancano anche linee guida chiare e condivise, che rallentano l’adozione di protocolli uniformi per la gestione domiciliare dei pazienti infetti.

Per questo Scotti insiste sulla necessità di una rete territoriale più efficiente e capillare, in grado di assicurare assistenza rapida anche a domicilio. Tra le proposte ci sono unità mobili di supporto e un potenziamento dei servizi di telemedicina, richieste già avanzate alle istituzioni.

Rafforzare il lavoro sul territorio significherebbe alleggerire gli ospedali, riservando posti letto a chi ha bisogno di cure urgenti. Scotti sottolinea che questo modello va adottato in fretta, per evitare che la pandemia continui a far segnare numeri allarmanti in ospedalizzazioni e decessi.

Redazione

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