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Poste Italiane accelera su Tim: offerta al 90%, cosa cambia per gli azionisti dopo il 25 settembre

Poste Italiane ha appena fatto un passo decisivo: ha raggiunto il 66,6% di Tim. L’11 settembre 2026 si è chiusa la prima fase dell’Opas, l’offerta pubblica di acquisto e scambio, che ha spinto la quota del gruppo guidato da Matteo Del Fante ben oltre la maggioranza assoluta. Ma non è ancora abbastanza. L’obiettivo è salire fino al 90%, per prendere il pieno controllo e dettare le regole del gioco in azienda. Adesso, dal 21 al 25 settembre, si apre una nuova finestra per chi ha ancora azioni Tim: un’ultima chance per decidere se aderire all’offerta aggiornata o restare fuori da un affare che sta cambiando rapidamente.

Cos’è l’Opas di Poste Italiane su Tim e cosa cambia nelle condizioni

L’Opas è una proposta che Poste Italiane fa agli azionisti Tim: vendere le proprie azioni in cambio di contanti più nuove azioni Poste. Nel dettaglio, per ogni azione Tim, si offrono 1,97 euro in contanti più 0,218 azioni ordinarie di Poste appena emesse. Il prezzo è stato aggiornato il 7 settembre, con un aumento di 30 centesimi rispetto ai 1,67 euro iniziali in contanti.

Nella prima fase hanno aderito circa 993,6 milioni di azioni, pari al 46,523% del capitale Tim. A questa cifra si somma il 20,104% che Poste già deteneva, arrivando così al 66,627%. Se tutti gli azionisti dovessero aderire, Poste dovrebbe mettere sul piatto circa 3,3 miliardi di euro, fondi che intende principalmente finanziare tramite prestiti bancari.

La nuova finestra dal 21 al 25 settembre offre una seconda chance, con condizioni modificate: è stata tolta la soglia minima di adesione e la parte in contanti è stata fissata definitivamente a 1,97 euro per azione Tim.

Cosa significa superare il 66,6% e puntare al 90% del capitale

Con il 66,627%, Poste Italiane ha già un peso notevole nelle decisioni strategiche di Tim. Anche se resta leggermente sotto la soglia del 66,667% necessaria per il controllo assoluto nell’assemblea straordinaria, nella pratica la posizione è molto solida. Queste assemblee sono cruciali: decidono su fusioni, modifiche dello statuto e aumenti di capitale.

Il vero punto di svolta arriverà con il 90% del capitale. A quel punto Poste dovrà obbligatoriamente comprare le azioni rimaste da chi vorrà vendere, seguendo le condizioni dell’offerta, come previsto dalla legge. Inoltre, potrà acquisire anche le azioni non cedute spontaneamente , portando la sua quota fino al 100%.

Questa possibilità è diventata più concreta con la recente modifica del Testo unico della Finanza, che ha abbassato la soglia per lo squeeze-out dal 95% al 90%, allineandola a quella del sell-out.

Cosa succede alla quotazione di Tim e che impatto avrà il delisting

Raggiungere o superare il 90% cambia anche le cose in Borsa. Il delisting, cioè l’uscita di Tim da Piazza Affari, non richiede il 100% delle azioni, ma può scattare quando il numero di azioni in circolazione sul mercato diventa troppo basso per garantire scambi regolari.

Con Poste che si avvicina al 90%, il flottante si assottiglia molto. Borsa Italiana potrà quindi decidere di togliere Tim dalla quotazione. Questo renderebbe più difficile comprare o vendere azioni per chi resta ancora socio.

Ma gli azionisti di minoranza hanno comunque una tutela: se Poste supera la soglia di controllo, possono chiedere il rimborso al prezzo fissato nell’offerta. E, nel caso del successivo squeeze-out, Poste potrà completare il controllo totale, portando a termine la trasformazione della società.

Cosa devono sapere gli azionisti e i clienti Tim in vista della nuova finestra dell’Opas

Per chi possiede ancora azioni Tim e non ha aderito, il periodo dal 21 al 25 settembre è decisivo. È il momento di decidere se vendere e incassare il corrispettivo, fatto di contanti e azioni Poste, oppure restare soci.

Chi sceglie di non aderire rischia di trovarsi in una società che potrebbe uscire dalla Borsa, complicando la vendita futura delle azioni. Tuttavia, le regole sull’obbligo e sul diritto di acquisto garantiscono una protezione economica, offrendo la possibilità di essere rimborsati al prezzo definito.

Per i clienti Tim, invece, al momento non ci saranno cambiamenti. Numeri telefonici, contratti e servizi rimarranno invariati. L’operazione riguarda solo la proprietà e la gestione della società, non il funzionamento quotidiano della rete o l’offerta commerciale.

La trattativa tra Poste Italiane e gli ultimi azionisti Tim è ormai agli sgoccioli, segnando una tappa importante per il futuro delle telecomunicazioni in Italia.

Redazione

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