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Voci da Gaza/4. Una notte di incursioni nella Striscia

Iniziata l’invasione di terra nella Striscia di Gaza durante la notte: i soldati israeliani sono penetrati di 300 metri all’interno della zona di sicurezza, prendendo possesso di alcune moschee. Oltre 250 le vittime, quasi 2mila i feriti. L’offensiva israeliana arriva al suo 11° giorno. 

 

 

 

 

 

Gaza, 18 luglio 2014 – Dopo le 5 ore di cessate il fuoco che hanno dato respiro alla popolazione  durante la giornata di ieri, non si e’ più’ avuto notizia di incontri, accordi  e tregue in corso tra Egitto, Hamas e Israele. 

L’esercito militare ha iniziato il previsto attacco militare più forte e aggressivo, “l’invasione di terra”, che nell’immaginario dei media internazionali doveva essere un’invasione di soldati che entrano in forze con carri armati dentro la città facendo arresti e “scacciando” il nemico.

In realtà sono state incursioni che Israele ha preparato in questi giorni e praticato per tutta la notte in modo aggressivo e determinato lungo tutto il confine. Con violenza maggiore e assurda verso tutta la popolazione civile, senza nessun problema per i danni che man mano ha creato.

Sono entrati di 300 metri lungo la zona di sicurezza, dal nord al sud, con molti carri armati che per tutta la notte non hanno smesso di bersagliare le case lungo il confine. 

Aiutati maggiormente dall’aviazione, hanno tirato sulle case di civili e bombardato terreni in cerca di tunnel. Tagliando l’elettricità in tutta la Striscia, per creare l’atmosfera di terrore e disorientare il nemico, sono avanzati e arretrati a tratti.

Hanno lanciato gas lacrimogeni per coprire l’avanzamento e intossicato decine di persone. Due le vittime nel sud morte per soffocamento, perché il gas è entrato nella loro casa. 

In situazione normale queste operazioni sono considerate di routine, le chiamano “levelling operation”, livellamento del terreno, scavi che monitorano la presenza eventuale di tunnel. A rimetterci  in genere sono i contadini dei terreni più’ vicini alla buffer zone. 

In questo caso, aumentando il numero di mezzi militari e di soldati richiamati al confine (circa 40.000), l’operazione allargata a ventaglio ha coinvolto un numero maggiore di popolazione. 

Ora le famiglie che hanno perduto le case su quel confine stanno appoggiate in abitazioni di vicini; la situazione umanitaria sta allargandosi a macchia d’olio e nei prossimi giorni potrebbe diventare una catastrofe enorme, considerato l’alto numero degli sfollati  previsti ai quali è stato richiesto di abbandonare le case.

In questo momento la situazione è ancora incerta, l’esercito ha fatto solo qualche tafferuglio con le forze di Hamas che hanno diretto i missili non in profondità, ma verso il confine. 

Le Israeli Defence Force sono incerte sul da farsi: entrare nella Striscia è un rischio e dovrebbe provocare ancora più vittime sia tra la popolazione di Gaza, ma anche tra di loro. 

L’intervento diplomatico può essere l’unica soluzione a questo caos. Prendere in considerazione le proposte di tregua dei palestinesi che sono: fine dell’embargo, apertura delle frontiere, lasciare i palestinesi vivere la loro vita senza intromissioni, occupazione e colonizzazione.

Se la Comunità internazionale recepisce, questo conflitto finisce in poco tempo. Per ora è tutto sospeso e come al solito lasciano parlare solo le bombe.

 

*Meri Calvelli è un’attivista e cooperante italiana che opera nella Striscia di Gaza da molti anni. Questa corrispondenza è parte di una serie di aggiornamenti che sta inviando in Italia quotidianamente. 

July 18, 2014di: Meri Calvelli*Israele,Palestina,Articoli Correlati: 

Redazione

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