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Tassa di soggiorno a Barcellona: una famiglia può pagare fino a 200 euro a settimana

“Quattro euro a notte, per persona.” A Berlino, la tassa di soggiorno si paga così. A Parigi, invece, si arriva anche a superare i sei euro, mentre in alcune città italiane la cifra resta sotto l’euro. La tassa di soggiorno, un extra spesso invisibile fino all’arrivo in hotel, è diventata una realtà fissa in Europa. Non è solo questione di prezzo della camera: è un costo che varia a seconda della città, della categoria dell’albergo e persino del numero di notti trascorse. Per chi viaggia, questo significa fare i conti con regole diverse, che possono far lievitare la spesa finale. Un’analisi su oltre 300 destinazioni europee nel 2024 ha messo a nudo queste differenze, svelando quanto si paga davvero quando si prenota un soggiorno.

Le capitali dell’ovest e le mete più care per i turisti

Nelle grandi città dell’Europa occidentale la tassa di soggiorno può pesare sul portafoglio. Barcellona, per esempio, è fra le più care: chi alloggia in hotel di lusso può arrivare a pagare fino a 7,70 euro a notte. Questo perché si sommano la tassa regionale della Generalitat de Catalunya e un contributo aggiuntivo del Comune. Una combinazione che fa salire parecchio il conto.

Anche le Isole Baleari – Palma di Maiorca e Ibiza in testa – non scherzano: qui si arriva fino a 4 euro a notte nelle strutture più prestigiose. Parigi non è da meno: nei suoi hotel di fascia alta la tassa può superare i 10 euro a notte, variando in base alla categoria dell’albergo.

Amsterdam invece adotta un sistema diverso: la tassa non è fissa ma calcolata come il 12,5% del prezzo della camera. Così, nelle strutture più costose, la spesa extra può diventare davvero pesante. Altre città come Vienna, Zurigo, Ginevra, Lucerna, Venezia, Firenze, Roma, Milano e Dubrovnik applicano contributi medi di 3-5 euro a notte, soldi che servono a finanziare i servizi pubblici e la manutenzione delle strutture turistiche. Sulle Alpi non mancano esempi simili, con imposte che aiutano a sostenere sentieri, impianti di risalita e attività per i visitatori.

Dove si spende poco o niente: Sud Europa, Regno Unito e Balcani

Diversamente dalle capitali occidentali, ci sono vaste aree d’Europa dove la tassa di soggiorno è quasi inesistente o assente del tutto. In Spagna, che è la seconda meta turistica più frequentata dopo la Francia, molte città importanti come Madrid, Valencia, Siviglia, Malaga, Granada, Cordova, Bilbao, San Sebastián e Santiago de Compostela non la applicano. Qui la tassa si paga solo in Catalogna e alle Baleari.

Anche nel Regno Unito la situazione è simile: a Londra, Manchester, Liverpool, Edimburgo e Glasgow la tassa non c’è, salvo qualche esperimento locale ancora in fase di prova.

Nei Balcani e nell’Europa dell’Est la tassa è quasi sempre presente, ma si tratta di cifre contenute: 1-3 euro a notte. Soldi che comunque aiutano a sostenere i servizi e l’offerta turistica di queste destinazioni in crescita.

Quattro modi diversi per applicare la tassa

La tassa di soggiorno in Europa si applica in quattro modi principali. Il più diffuso è quello della quota fissa a persona e per notte: si paga un importo diverso a seconda della categoria dell’hotel, ma il costo è sempre uguale per ogni notte. Questo sistema è comune in Italia, Francia, Austria, Germania, Croazia, Slovenia, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Romania, Bulgaria, Grecia, Malta, Cipro, Andorra, Monaco e San Marino.

Il secondo modello è quello percentuale, come in Olanda: ad Amsterdam si paga il 12,5% del costo della camera, un sistema che fa lievitare molto il prezzo nelle strutture più costose.

C’è poi il sistema misto, che combina imposte regionali e comunali. Barcellona è l’esempio più chiaro: qui si sommano la tassa catalana e quella del Comune, facendo salire il totale.

Infine, c’è il modello nazionale adottato in Turchia con una tassa percentuale sul pernottamento, chiamata Accommodation Tax. Colpisce i principali centri come Istanbul, Ankara, Smirne, Antalya e le località turistiche più note come Bodrum e Marmaris.

Quanto pesa davvero la tassa sulle famiglie e i gruppi

Cosa significa tutto questo in termini di spesa per chi viaggia? Da soli o in coppia la tassa può sembrare poca cosa, ma basta moltiplicare per la durata del soggiorno e il numero dei viaggiatori per far salire la cifra. Una famiglia con due adulti e due adolescenti, per esempio, che resta una settimana in una città con una tassa di 5 euro a persona a notte, deve mettere in conto circa 140 euro solo per questo contributo.

In posti come Barcellona la spesa può superare i 200 euro per una settimana. In città dove la tassa è più bassa, tipo 1 euro a notte, la stessa famiglia spenderà poco più di 28 euro extra. Il numero massimo di notti tassabili cambia molto: in Italia molte città fissano un limite – 5, 7, 10 o 14 giorni – mentre altre fanno pagare la tassa per tutta la durata del soggiorno.

Queste limitazioni possono aiutare a contenere i costi per chi resta a lungo, ma è fondamentale saperle prima di prenotare. La varietà di regole sulla tassa di soggiorno in Europa è un altro aspetto da considerare con attenzione quando si organizza un viaggio, soprattutto nelle destinazioni più frequentate.

Redazione

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