Non capita spesso che una misura fiscale coinvolga così tante realtà sul territorio. E invece, con la rottamazione quinquies, è proprio quello che sta succedendo. Le comunicazioni ufficiali sono già partite: Regioni, Comuni e altri enti locali sono chiamati a decidere se aderire a questa nuova definizione agevolata, pensata per fare ordine tra debiti e sanzioni che gestiscono direttamente. Si tratta di un ampio spettro di tributi: dall’IMU alla Tari, dal bollo auto alle multe, senza dimenticare quei debiti più variegati che finiscono nelle mani dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Dal 2026, dunque, il quadro fiscale locale potrebbe cambiare davvero.
Enti locali, come scatta la definizione agevolata
Il cuore della rottamazione quinquies è l’estensione ai debiti che Regioni, Province, Comuni e altri enti territoriali hanno affidato all’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Si tratta sia di tributi che di sanzioni, con carichi dal 1° gennaio 2000 fino al 31 dicembre 2023. Restano fuori, però, i debiti derivanti da sentenze della Corte dei Conti. La norma è contenuta nel decreto fiscale n. 38 del 2026, poi diventato legge n. 88 dello stesso anno.
Per far partire la rottamazione sul territorio, ogni ente dovrà approvare una delibera e pubblicarla sul proprio sito entro il 30 giugno 2026. Solo dopo aver mandato la comunicazione all’Agenzia delle Entrate-Riscossione si potrà attivare la procedura. Finché l’ente non dà il via libera, i contribuenti non potranno chiedere la sanatoria per i debiti legati a quell’ente.
Sul sito dell’Agenzia è già pronto il modello ufficiale che Regioni, Comuni e Province useranno per comunicare la loro adesione. La fase delle comunicazioni è in pieno svolgimento e aprirà la strada a molti contribuenti verso una possibile regolarizzazione.
Quali debiti locali si possono rottamare
Non tutti i debiti locali rientrano automaticamente nella rottamazione quinquies. La condizione è che siano stati affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, l’agente della riscossione nazionale. Questo riguarda soprattutto tributi come IMU, Tari, bollo auto e multe stradali. In pratica, ogni entrata gestita dagli enti locali e passata all’Agenzia può essere inclusa.
Chi invece incassa direttamente o tramite concessionari privati resta fuori da questa definizione agevolata nazionale. In questi casi, gli enti possono organizzare sanatorie a loro modo, con delibere e regolamenti locali. Ecco perché su territori diversi le modalità e i vantaggi delle sanatorie possono cambiare molto.
Così un Comune potrebbe fare una propria rottamazione per tributi riscossi direttamente o affidati a terzi, mentre per i carichi inviati all’Agenzia nazionale valgono le regole della rottamazione quinquies. In definitiva, la sanatoria coprirà tante somme, ma dipenderà sempre dalla decisione di ogni ente.
Quando e come presentare domanda
Per i cittadini la partita si aprirà dopo che gli enti locali avranno confermato la loro adesione. L’Agenzia delle Entrate-Riscossione ha fissato il periodo per inviare le domande dal 16 settembre al 31 ottobre 2026. Le richieste andranno fatte solo online, tramite il sito ufficiale dell’Agenzia.
Le istruzioni e il modello per la domanda saranno disponibili entro il 15 settembre 2026. Nello stesso giorno saranno pubblicati anche i dati riservati ai contribuenti, con tutte le informazioni per capire quali posizioni potranno accedere alla definizione agevolata.
I contribuenti dovranno quindi aspettare che gli enti aprano la procedura digitale e comunichino ufficialmente l’adesione. Solo allora sarà possibile sapere quali debiti si possono rottamare e quali condizioni si dovranno rispettare per evitare sanzioni e interessi.
Ciascuno potrà controllare la propria situazione dall’area riservata del portale. Così si punta a garantire trasparenza e semplicità nella gestione dei debiti con gli enti locali, grazie alla nuova possibilità della rottamazione quinquies.
