I negozi che hanno subito applicato lo sconto del bonus elettrodomestici senza aspettare il rimborso si trovano ora con il tempo che stringe. Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha fissato al 4 settembre 2026 l’ultima data utile per chiedere i rimborsi degli importi anticipati sotto forma di sconto in fattura. Eppure, a metà luglio, la situazione resta critica: 169 esercizi commerciali devono ancora completare la procedura, lasciando bloccati oltre un milione di euro. Un vero e proprio tesoretto in sospeso, che rischia di andare perso se non si corre ai ripari.
Come funziona il bonus elettrodomestici e quali sono i limiti
Il bonus elettrodomestici è nato con la legge di bilancio 2025 per spingere gli acquisti di apparecchi a basso consumo. Si tratta di uno sconto immediato, che può arrivare fino al 30% del prezzo, applicato direttamente in cassa. Una soluzione comoda per i clienti, che così evitano di aspettare rimborsi o di inserire le spese in dichiarazione dei redditi.
Il tetto massimo dello sconto è di 100 euro per cliente, raddoppiato a 200 euro per le famiglie con Isee sotto i 25.000 euro. Il peso dell’anticipo resta tutto a carico dei venditori, che poi devono chiedere il rimborso attraverso una piattaforma dedicata.
L’obiettivo è chiaro: sostituire i vecchi elettrodomestici con modelli più efficienti, riducendo i consumi domestici e favorendo la sostenibilità ambientale.
Le istruzioni per i negozianti: come richiedere il rimborso
Per ottenere indietro i soldi anticipati, i negozi devono usare il portale bonuselettrodomestici.it. Qui vanno caricati i documenti, a partire dalla fattura al cliente, che deve riportare sia il prezzo pieno sia lo sconto applicato grazie al bonus.
Non basta: il rivenditore deve anche certificare di aver ritirato il vecchio apparecchio usato dal cliente. Questo passaggio è fondamentale, perché il contributo spetta solo se si sostituisce il vecchio elettrodomestico e si smaltisce correttamente secondo le regole.
Dopo aver inviato tutto, Invitalia si occuperà dei controlli. Se la richiesta viene approvata, il rimborso arriverà direttamente sul conto corrente indicato al momento dell’adesione. Attenzione però: la scadenza è inderogabile. Chi non presenta la domanda entro il 4 settembre 2026 perderà il diritto al rimborso e dovrà farsi carico dello sconto fatto al cliente.
Controlli fiscali e perché serve la massima trasparenza
Al termine delle richieste di rimborso, il ministero trasmette i dati all’Anagrafe tributaria, che li inserisce nella dichiarazione dei redditi precompilata. Qui partono verifiche a tappeto per assicurarsi che il bonus sia stato usato correttamente, che si rispettino tutti i requisiti e che non ci siano sovrapposizioni con altri incentivi per lo stesso acquisto.
Questi controlli non sono una formalità : servono a prevenire abusi e a mantenere in piedi la fiducia nella misura. Gli esercenti devono quindi essere puntuali e precisi nella documentazione, per evitare contestazioni e possibili sanzioni.
Oltre un milione di euro ancora da recuperare: l’appello del ministero
Al 10 luglio 2026, sono ancora più di un milione di euro da rimborsare, suddivisi tra 169 negozi sparsi in tutta Italia. Ogni esercente ha in media circa 6.380 euro da incassare, una cifra che può pesare non poco sulla gestione quotidiana.
Il ministero invita quindi tutti gli operatori a controllare subito la loro posizione sul portale dedicato. Solo così si potrà chiudere la partita, sbloccare le risorse e evitare di perdere un contributo importante.
Chiudere questa fase è fondamentale anche per garantire una corretta gestione contabile dei bonus e per permettere all’Erario di completare le verifiche fiscali in modo puntuale, mantenendo il bonus elettrodomestici uno strumento efficace e trasparente.
