Mandare via gli studenti? Non è la soluzione. Antonio Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, parla chiaro. Quando si tratta di iscrizioni nelle scuole italiane, il criterio della vicinanza geografica deve restare il punto fermo. Spostarsi da questa regola, avverte, significa rischiare di escludere ragazzi, di allontanarli da quello che dovrebbe essere il loro percorso naturale. Non è un problema astratto: in molte zone, le scuole sono sovraffollate o dislocate in modo irregolare, e questa realtà pesa sulle famiglie come sui dirigenti. La questione non è semplice, ma rinunciare a un criterio così concreto rischia di complicarla ancora di più.
Perché la vicinanza conta davvero
La vicinanza non è solo una questione di comodità, ma uno strumento concreto per gestire al meglio gli spazi e garantire condizioni di studio adeguate. In molte città italiane, soprattutto quelle più grandi, le domande superano spesso i posti disponibili. Ecco perché la scuola più vicina deve restare la prima scelta: non solo per ragioni logistiche, ma anche per un principio di equità territoriale.
Il problema nasce in quartieri dove le scuole sono distribuite in modo disomogeneo: alcune sono sovraffollate, altre meno frequentate. Applicare il criterio della vicinanza aiuta a evitare che famiglie con più mezzi o più possibilità di spostamento “accaparrino” le scuole più ambite, lasciando indietro altre realtà. Giannelli sottolinea che cambiare questa regola rischia di rompere un equilibrio difficile da raggiungere.
Tra sovraffollamento e domande in più
La pressione sulle scuole, soprattutto quelle in centro città, è sempre alta. Non mancano le richieste di iscrizione in istituti lontani da casa. Ma le risorse e gli spazi limitati impongono regole chiare. Il criterio della vicinanza diventa così un filtro essenziale per non superare la capacità degli edifici.
Se si abbandonassero questi criteri, si rischierebbe una corsa senza regole al “posto migliore”. Questo potrebbe aumentare le tensioni sociali e lasciare molte famiglie senza alternative. Giannelli ricorda che non si può ignorare la realtà: senza criteri rigorosi, gli studenti finiscono fuori dalla loro area di riferimento, e non tutti possono spostarsi facilmente, specie dove i trasporti pubblici scarseggiano.
Cercare alternative senza stravolgere il sistema
Non si esclude la possibilità di integrare il criterio della vicinanza con altri parametri, come punteggi per situazioni particolari — handicap, fragilità sociale o esigenze lavorative dei genitori — ma senza mettere in discussione il principio base. Giannelli avverte che ogni cambiamento va valutato con attenzione per non mettere a rischio l’equilibrio raggiunto.
Le istituzioni, dal canto loro, dovrebbero puntare a una migliore distribuzione delle risorse e all’ampliamento delle strutture scolastiche. Solo così si potrà alleggerire il sovraffollamento e rendere il sistema di assegnazione più flessibile. Fino ad allora, la vicinanza resta una soluzione pragmatica, che tiene conto della realtà territoriale e garantisce a tutti un punto di partenza chiaro e giusto.
In sintesi, Giannelli invita a trovare un equilibrio tra gestione efficace e apertura a nuove soluzioni, senza però rinunciare a regole che assicurino una distribuzione equa sul territorio. Il rischio di “mandare via” studenti resta concreto se si abbandona un criterio basato sui legami territoriali. La sfida è migliorare un sistema funzionante, tenendo conto delle esigenze delle famiglie e dei limiti strutturali della scuola italiana nel 2024.
