Hai diritto a un rimborso Irpef, recita il messaggio che arriva all’improvviso, con un logo identico a quello dell’Agenzia delle Entrate. Ma dietro a questa promessa si cela una truffa ben congegnata, che ogni giorno inganna migliaia di cittadini. Email e sms, curati nei minimi dettagli, sembrano autentici: colori, grafica, persino il tono formale. Un semplice clic sul link sbagliato, però, basta a far scattare la trappola. Furti d’identità , prelievi non autorizzati e conti prosciugati. I rimborsi? Un miraggio che ha già rovinato la giornata a molti, spesso senza che se ne accorgessero subito.
Il trucco del falso rimborso Irpef: così funziona la truffa
Il meccanismo è ormai collaudato: arriva un messaggio via email o sms che annuncia un rimborso Irpef da riscuotere e invita a completare una procedura cliccando su un link. Quel link porta a un sito fatto apposta per sembrare identico a quello ufficiale dell’Agenzia delle Entrate: stessi colori, stessi loghi, grafica curata nei dettagli.
Le pagine chiedono prima dati personali come nome, cognome, codice fiscale e data di nascita. Solo dopo arrivano le richieste di coordinate bancarie e altre informazioni che permettono ai truffatori di accedere al conto corrente. Il tutto avviene in modo graduale, per non destare subito sospetti: chi riceve il messaggio pensa di star facendo una cosa ufficiale, ma in realtà sta consegnando la chiave del proprio conto ai criminali.
Come capire se il messaggio è una truffa
Ricevere un rimborso Irpef inaspettato via sms o email con un link da cliccare deve mettere subito in allarme. L’Agenzia delle Entrate non invia mai comunicazioni di questo tipo tramite sms o email generiche: per i rimborsi si usa sempre il cassetto fiscale, accessibile dal portale ufficiale.
Se il messaggio chiede prima dati anagrafici, poi codice fiscale e infine coordinate bancarie o credenziali, è meglio fermarsi subito. Molti si fanno ingannare da codici di verifica o schermate di autenticazione, che però sono solo trucchi per raccogliere più informazioni possibili.
Mai seguire il link contenuto nel messaggio sospetto. Per controllare la propria posizione fiscale è sempre meglio andare direttamente sul sito ufficiale, digitando l’indirizzo nel browser e accedendo al cassetto fiscale in modo autonomo.
L’Agenzia delle Entrate ha dedicato una pagina sul suo sito dove spiega le campagne di phishing in corso e mostra esempi di messaggi fraudolenti, utile per confrontare e riconoscere subito le truffe.
Cosa fare se si è caduti nella trappola
Se si è inserito qualche dato su un sito falso, la prima cosa da fare è avvisare subito la propria banca. Le banche possono bloccare il conto o le operazioni sospette, spesso intervenendo rapidamente. Non bisogna aspettare di vedere movimenti strani per agire.
È importante conservare tutte le prove: messaggi, link, screenshot delle pagine false. Serviranno per denunciare la truffa alle autorità e all’Agenzia delle Entrate.
Inoltre, è fondamentale tenere d’occhio l’estratto conto e segnalare qualsiasi operazione che non si riconosce. Stare all’erta è la miglior difesa per limitare i danni e proteggere i propri risparmi.
Le truffe via phishing e smishing cambiano continuamente, ma conoscendo i segnali e i trucchi usati si può evitare di cadere nella rete e salvaguardare i dati personali e il denaro.
