A un mese dall’inizio della stagione, i depositi di gas in Italia sono già pieni per metà della loro capacità. Un dato che sorprende, se confrontato con la media europea, più bassa e più incerta. Mentre il prezzo del gas continua a salire – il Ttf di Amsterdam ha superato i 45 euro per megawattora, uno dei livelli più alti degli ultimi mesi – l’Italia corre spedita, con una strategia precisa e ben calibrata. In molti Paesi dell’Unione europea, invece, la situazione degli stoccaggi resta più complicata e disomogenea. Qui, invece, i numeri parlano chiaro: un vantaggio che può fare la differenza nei mesi freddi che si avvicinano.
Europa divisa: capacità e percentuali di riempimento a confronto
I dati di Gas Infrastructure Europe raccontano una realtà a due velocità tra i Paesi europei. L’Italia dispone di una capacità di stoccaggio di circa 101,6 terawattora , con quasi metà già immagazzinata. Germania e Francia, pur avendo riserve più ampie, sono molto indietro con il riempimento: rispettivamente al 25,7% e al 32,3%. Spiccano anche altri casi come la Spagna, che con una capacità totale più contenuta supera il 63% di riempimento, mentre i Paesi Bassi restano fermi al 10%, nonostante la loro importanza nel settore. È importante però leggere questi numeri tenendo conto delle differenze in termini assoluti: l’Italia guida per volumi disponibili, un fattore che le conferisce un ruolo chiave nel mercato nazionale. Nella classifica per percentuale di riempimento, Portogallo e Spagna sono in testa, seguite da Italia, Polonia e Danimarca. Ma questi dati vanno interpretati alla luce delle diverse strategie energetiche e capacità di stoccaggio di ciascun Paese.
L’Italia cresce mentre l’Europa rallenta: una scelta chiara
Il confronto con maggio 2025 mostra come l’Italia sia l’unico Paese europeo a invertire la tendenza, aumentando il gas immagazzinato: da 96,7 TWh a 101,6 TWh. Invece, in Europa c’è una netta flessione, con la capacità complessiva che scende da 446,37 TWh a 370,7 TWh. Particolarmente significativa la riduzione delle riserve tedesche, passate da 81 TWh a circa 63,7 TWh. Dietro a questi numeri ci sono scelte politiche e condizioni di mercato diverse. Il ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso, ha sottolineato come “l’Italia si sia trasformata in un punto di riferimento per il gas naturale, con tassi di stoccaggio superiori al 50%, i più alti in tutta l’Unione Europea.” Un segnale chiaro di un approccio deciso nel gestire le risorse energetiche per garantire indipendenza e sicurezza in un contesto geopolitico sempre più complesso.
Premio di giacenza: la spinta per riempire anche con i prezzi alle stelle
Non è stato facile arrivare a questi risultati. I prezzi del gas in Europa restano altalenanti e spesso molto alti, come dimostra il Ttf di Amsterdam, arrivato a 45,76 euro per MWh a fine aprile, il valore più alto da oltre un mese. Per sostenere gli operatori, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente ha introdotto il cosiddetto “premio di giacenza.” Si tratta di un incentivo che spinge chi gestisce gli stoccaggi a continuare a immagazzinare gas anche quando il costo è elevato, compensandoli per i costi finanziari legati al blocco delle scorte e per la differenza tra contratti a breve e lungo termine. Questo meccanismo assicura stabilità nelle operazioni e permette di mantenere livelli di riserva adeguati anche in tempi difficili. Non a caso, Snam, il principale operatore nazionale, ha già completato il ciclo d’aste per la capacità di stoccaggio, arrivando al 90% del target fissato per fine ottobre 2026, quando si chiuderà la stagione degli stoccaggi.
