Il 25 aprile si avvicina e con esso la voglia di staccare, magari con una breve fuga fuori porta. Solo che quest’anno fare il pieno alla macchina rischia di pesare molto di più. Benzina e gasolio hanno raggiunto livelli record, rendendo il ponte del primo maggio un vero incubo per il portafoglio degli italiani. Le famiglie cercano di contenere le spese, mentre i trasporti arrancano sotto il peso dei costi. E, come spesso accade, il divario tra Nord e Sud del Paese si fa ancora più evidente.
Prezzi in salita, la primavera si fa più cara
Tra il 25 aprile e il primo maggio, con il lungo weekend di quest’anno, milioni di italiani si muoveranno per cercare un po’ di respiro. Ma il caro carburante rischia di mettere il freno a molti programmi. Secondo Codacons, il gasolio è aumentato quasi del 30% rispetto allo scorso anno, mentre la benzina, grazie a un recente aggiustamento delle accise, ha visto un aumento più contenuto, intorno al 2%.
Il vero problema è il gasolio, spinto dall’alta domanda e da una crisi energetica che non accenna a placarsi. Non si tratta solo del prezzo alla pompa: il costo del carburante incide pesantemente sul bilancio di chi usa l’auto per lavoro o per svago. In gioco c’è l’intera economia dei trasporti e, di riflesso, delle famiglie.
Codacons: un miliardo e mezzo in più solo per il carburante del ponte
Un’analisi attenta di Codacons stima che tra fine aprile e inizio maggio gli italiani spenderanno circa 1,4 miliardi in più per fare il pieno, rispetto allo scorso anno. L’ipotesi è che ciascun automobilista faccia un pieno e mezzo in questi giorni di festa. Considerando che il parco auto è quasi equamente diviso tra diesel e benzina, l’aumento per ogni pieno è di 1,8 euro per la benzina e ben 23,3 euro per il gasolio.
Sono numeri che parlano chiaro: il gasolio pesa di più, soprattutto perché è più usato nelle zone industrializzate e da chi guida mezzi da lavoro. Il conto finale è una stangata che famiglie e aziende non possono ignorare.
Il taglio alle accise: un’ancora di salvezza a tempo
La Cgia di Mestre ricorda che il recente taglio temporaneo delle accise ha aiutato a limitare i danni. Ma la misura non sarà rinnovata dopo il primo maggio, e questo significa un nuovo aumento dei costi per circa 1,5 miliardi di euro solo per il carburante. Un colpo duro per chi guida ogni giorno, che siano privati o professionisti del trasporto.
Le differenze tra Nord e Sud restano marcate. Al Nord, dove l’industria è più sviluppata, le tariffe per il trasporto sono più alte, tra 1,40 e 1,70 euro al chilometro, mentre al Sud si fermano tra 1,10 e 1,40 euro. Questo permette agli autotrasportatori settentrionali di organizzare meglio i viaggi, evitando viaggi a vuoto grazie alla maggiore disponibilità di carichi di ritorno.
Sud in difficoltà, trasportatori sul piede di guerra
Al Sud, la situazione è più complicata. Meno carichi di ritorno e tariffe più basse mettono in crisi gli autotrasportatori, che già arrancano. Non è un caso se proprio nelle regioni meridionali si sono moltiplicate proteste e scioperi, mentre al Nord la pressione economica è meno soffocante.
Il quadro che emerge è quello di un settore dei trasporti in affanno, con problemi strutturali che rischiano di peggiorare senza interventi mirati. Nel frattempo, le famiglie italiane si preparano a pagare di più per spostarsi e godersi le vacanze, mentre il mercato energetico resta incerto e sotto osservazione.
