“Non sempre il lavoro si chiude quando arriva la pensione.” È una realtà che molti conoscono sulla propria pelle. Succede spesso che si debba lasciare il posto prima di aver maturato tutti i requisiti per la pensione, ma senza rimanere completamente scoperti dal punto di vista economico. Alcune aziende, infatti, mettono a disposizione un sostegno finanziario: una sorta di “uscita anticipata” che aiuta a colmare il vuoto tra l’addio al lavoro e il pensionamento ufficiale. L’INPS, con una circolare recente, ha messo ordine nelle regole, spiegando chi può beneficiare di questo supporto e in che modo funziona. Capire i dettagli, limiti compresi, è fondamentale per orientarsi in questo meccanismo.
L’azienda come alleata nell’uscita anticipata dal lavoro
Ci sono situazioni in cui i lavoratori possono smettere prima di aver maturato il diritto alla pensione grazie a quello che si chiama “accompagnamento alla pensione”. Non è una pensione anticipata che si può chiedere da soli, ma una soluzione che scatta solo attraverso accordi tra azienda e lavoratori, spesso nell’ambito di piani di esodo. L’idea è semplice: chi viene scelto dall’azienda può lasciare il lavoro in anticipo, ricevendo un assegno che sostituisce lo stipendio fino a quando non si raggiungono i requisiti per la pensione.
In queste circostanze è l’azienda a farsi carico dei costi, comprese le contribuzioni previdenziali per tutto il periodo di accompagnamento. Può scegliere tra due strumenti principali: l’isopensione o l’assegno straordinario erogato dai Fondi di solidarietà bilaterali. Entrambi permettono di chiudere il rapporto di lavoro prima del tempo senza compromettere il diritto alla pensione.
Oltre a garantire un sostegno economico immediato, questa soluzione permette al lavoratore di pianificare un’uscita graduale. Allo stesso tempo, aiuta l’azienda a riorganizzarsi senza dover affrontare contenziosi o tensioni sociali.
Chi può accedere all’accompagnamento: i requisiti da rispettare
Per usufruire dell’accompagnamento alla pensione, ci sono condizioni precise da rispettare, legate all’età e agli anni di contributi versati, che variano in base al tipo di pensione a cui si punta. La circolare 104 del 29 settembre 2023 ha fatto chiarezza su questi criteri.
Per la pensione di vecchiaia nel sistema contributivo, serve avere almeno 67 anni e 20 anni di contributi. Inoltre, la pensione calcolata deve essere almeno pari all’assegno sociale minimo. Se si supera l’età di 71 anni, si può accedere anche senza raggiungere questo importo minimo, ma bisogna avere almeno cinque anni di contribuzione effettiva.
Per la pensione anticipata ordinaria, invece, servono contributi più lunghi: almeno 42 anni e 10 mesi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne. Qui l’importo pensionistico non entra nel calcolo per l’accompagnamento.
Infine, per la pensione anticipata contributiva, che si può ottenere a 64 anni, servono almeno 20 anni di contributi e una pensione che superi determinate soglie legate all’assegno sociale. Le condizioni variano anche in base al numero di figli per le donne.
Quanto dura il sostegno e i limiti dell’uscita anticipata
La durata del sostegno cambia in base allo strumento scelto dall’azienda. Con l’assegno straordinario dei Fondi di solidarietà bilaterali si può arrivare fino a 60 mesi, cioè cinque anni. Con l’isopensione, invece, il periodo standard è di 48 mesi, quattro anni.
Una novità recente prevede che, per uscite fino al 1° dicembre 2026, si possa estendere il sostegno fino a 84 mesi, cioè sette anni. Questo permette di anticipare l’uscita dal lavoro anche di diversi anni, purché si rispettino i requisiti del piano di esodo e al termine del periodo si abbia diritto alla pensione.
Durante tutto il periodo in cui si riceve l’accompagnamento, l’azienda continua a versare i contributi previdenziali, che vengono conteggiati per maturare il diritto alla pensione, garantendo così continuità.
Questa possibilità rappresenta un importante strumento per mettere d’accordo le esigenze di aziende e lavoratori in un momento delicato, offrendo una tutela economica e previdenziale fino al pensionamento definitivo.
