Dal primo novembre 2024, ogni pacco che arriva da fuori Europa si porta dietro una nuova tassa di 2 euro. È una novità che ha subito acceso il dibattito tra chi compra e chi vende online. Intanto, l’Italia ha tolto la vecchia imposta che pesava sui piccoli acquisti low cost provenienti dall’estero. Il risultato? Un puzzle di regole europee che cambia il gioco, soprattutto per chi acquista prodotti a basso prezzo. Spedizioni più care, calcoli più complessi: le carte in tavola sono state rimescolate.
La nuova tassa fissa Ue: 2 euro a pacco, senza eccezioni
Dal primo novembre 2024 è partita la cosiddetta handling fee: un costo fisso di 2 euro su ogni spedizione extra Ue, a prescindere dal valore del pacco. La norma, inserita nel Regolamento Ue 2026-2108 dello scorso settembre, serve a coprire i maggiori costi doganali sostenuti da autorità e aziende che gestiscono lo sdoganamento. È una misura temporanea, in attesa che nel luglio 2028 venga attivato il data hub doganale europeo, progetto che dovrebbe semplificare il controllo e il tracciamento delle spedizioni internazionali.
Questa tassa si applica a tutti i pacchi, anche quelli di valore basso, e ha subito fatto sentire i suoi effetti, specie su chi compra piccoli oggetti da fuori Europa. Si tratta di un costo aggiuntivo fisso che si somma ad altre imposte o dazi già in vigore, rendendo più caro l’acquisto di prodotti low cost e creando un impatto diretto sui consumatori abituati a prezzi più bassi per merce proveniente da oltreoceano.
Dazio temporaneo sui pacchi sotto i 150 euro: più categorie, più tasse
A questa tassa si aggiunge un’altra novità, prevista dal Regolamento Ue 2026-382 e in vigore dal primo luglio 2026 per due anni. Si tratta di un dazio temporaneo da 3 euro per ogni spedizione con valore complessivo fino a 150 euro, ma con una particolarità: se nel pacco ci sono prodotti di categorie doganali diverse, la tassa si somma.
Per esempio, se in un pacco da meno di 150 euro ci sono una maglietta di cotone e una di lana, appartenenti a categorie diverse, il dazio sale a 6 euro. Se invece gli articoli sono tutti della stessa categoria, resta a 3 euro. Questa regola spinge chi compra a fare attenzione a cosa mette insieme nei pacchi: valore e tipologia incidono sul conto finale. L’obiettivo della norma è frenare l’aumento dei pacchi di basso valore, che hanno messo in difficoltà le dogane europee per la gestione e il controllo.
Quanto si paga in più? Un esempio pratico
Facciamo un esempio per capire meglio. Se un consumatore acquista due magliette da Paesi extra Ue, una di cotone e una di lana, e il valore totale è sotto i 150 euro, i costi extra sono questi: 2 euro per la handling fee più 3 euro per ciascuna categoria doganale, quindi 6 euro di dazio. In tutto, 8 euro di tasse aggiuntive. A questo si somma l’Iva, calcolata sul valore dei prodotti e sulle spese di spedizione. In pratica, su un pacco low cost si possono pagare fino a 12,20 euro di tasse e imposte.
Questo sistema fa lievitare i costi, prima molto più contenuti, e mette sotto pressione i modelli di acquisto online, riducendo la convenienza di certi acquisti da mercati extra Ue.
Addio alla tassa italiana sui pacchi low cost
Con queste novità europee, cambia anche la situazione italiana. La tassa nazionale di 2 euro sulle spedizioni extra Ue sotto i 150 euro, pensata per coprire i costi doganali italiani, è stata abolita.
Questa imposta aveva subito vari rinvii negli ultimi anni, perché poteva entrare in conflitto con le norme Ue. Era prevista per gennaio 2026, poi rimandata più volte e infine cancellata con la legge di bilancio 2027. Così si evita la doppia imposizione sulle spedizioni low cost extra Ue.
Resta però il fatto che le autorità italiane dovranno riorganizzarsi per gestire e riscuotere le nuove tasse europee, e per i consumatori cambia il modo in cui si calcolano i costi delle spedizioni.
Effetti sul mercato: meno pacchi low cost in arrivo in Italia
Le nuove imposte hanno avuto un impatto immediato. La Commissione europea segnala un calo significativo dei pacchi di basso valore provenienti da Paesi terzi. Dopo anni di crescita vertiginosa – da 1,4 miliardi di pacchi nel 2022 a previsioni di 5,8 miliardi nel 2025 – nel 2024 il trend si è invertito.
In Italia, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli parla di un calo del 31% nelle dichiarazioni di importazione di pacchi extra Ue sotto i 150 euro tra gennaio e settembre 2024. Nei mesi estivi, luglio e agosto, la flessione è stata ancora più netta: -39% rispetto ai due mesi precedenti.
Questi numeri indicano una selezione più attenta negli acquisti dall’estero e una possibile riscoperta di prodotti europei o di fascia di prezzo più alta, meno colpiti dalle nuove tasse. In sostanza, le nuove regole stanno ridisegnando il mercato delle spedizioni e influenzano le abitudini di consumo, così come le strategie delle aziende di logistica internazionale.
