Il 7 giugno il taglio alle accise sui carburanti finirà. Una misura urgente, nata per frenare il caro-energia, che ha alleggerito il prezzo alla pompa di 6,1 centesimi per la benzina e 12,2 per il gasolio. Ma il conto è salato: circa 10 milioni di euro al giorno per lo Stato. Ora, nel governo, si discute di cambiare strategia. L’idea è chiara: abbandonare il taglio generalizzato e concentrare gli aiuti su chi davvero fatica, con un bonus carburante da 100 euro destinato alle famiglie più in difficoltà. Un cambio di passo che punta a un sostegno più mirato.
Basta sconti per tutti: si va verso aiuti mirati alle fasce più deboli
Il taglio indiscriminato delle accise è diventato troppo pesante per il bilancio pubblico. Milioni al giorno di spesa che il governo fatica a sostenere. A questo si aggiungono le pressioni di organismi come il Fondo monetario internazionale e la Commissione europea, che spingono per interventi più selettivi e meno generici.
Così si sta ragionando su un progressivo abbandono dello sconto diffuso, per concentrare le risorse solo su chi è in difficoltà economica. L’obiettivo è evitare sprechi e dare un aiuto concreto a chi davvero ne ha bisogno, individuando le famiglie più fragili con criteri precisi.
Il bonus da 100 euro per chi ha l’Isee sotto i 15 mila euro
Tra le ipotesi più concrete c’è un voucher una tantum da circa 100 euro, destinato alle famiglie con un Isee ordinario sotto i 15 mila euro. Questa soglia coincide più o meno con chi già riceve la “Carta Dedicata a Te”, un aiuto per l’acquisto di beni di prima necessità. Per snellire le procedure, il governo vorrebbe utilizzare lo stesso sistema amministrativo già in uso per questa carta, così da evitare intoppi e accelerare i pagamenti.
Questo bonus dovrebbe aiutare a coprire le spese per il carburante, che pesano molto sui bilanci delle famiglie più vulnerabili. Si parla di circa 1,2 milioni di nuclei familiari, un modo per evitare di disperdere risorse su platee troppo ampie e in parte non bisognose.
Prezzi in calo ma incertezza alta: le difficoltà del governo sul fronte finanziamenti
Il prezzo dei carburanti resta il nodo centrale. Negli ultimi mesi si sono viste forti oscillazioni, con picchi che hanno obbligato l’esecutivo a intervenire d’urgenza. Oggi il gasolio è sceso sotto i 2 euro al litro, la benzina si aggira intorno a 1,93 euro. Senza il prolungamento del taglio, però, i prezzi potrebbero risalire rapidamente, superando i 2 euro per la benzina e i 2,1 euro per il gasolio. Un aumento che peserebbe su milioni di consumatori.
Il governo deve quindi trovare un equilibrio delicato: sostenere i redditi senza mettere a rischio i conti pubblici. L’aumento del prezzo del gasolio, ad esempio, colpisce direttamente gli autotrasportatori e fa lievitare i costi di tutta la filiera commerciale.
La volatilità dei mercati e l’incertezza geopolitica rendono poi difficile prevedere cosa accadrà nei prossimi mesi. Il bonus da 100 euro potrebbe non bastare se i prezzi dovessero tornare a salire nel corso del 2024.
Verso un cambio di passo nelle politiche di sostegno ai carburanti
Le decisioni che arriveranno a breve potrebbero segnare una svolta nel modo in cui lo Stato aiuta i cittadini a far fronte al caro-carburante. Passare da un taglio generalizzato delle accise a un sistema più selettivo e mirato sul reddito sarebbe un cambio importante.
Dal prossimo Consiglio dei ministri è atteso il via libera finale, che non solo modificherà i prezzi alla pompa, ma influirà anche sul futuro della “Carta Dedicata a Te” e di altri strumenti di sostegno. Dietro questa scelta c’è la volontà di usare meglio le risorse pubbliche, concentrandosi su chi davvero ha bisogno, in un momento ancora segnato da tensioni internazionali e da un’inflazione che non dà tregua.
