Guidare un tir a 70 anni? Perché no, dice Matteo Salvini, scuotendo un settore alle prese con una crisi che si fa ogni giorno più acuta. L’Italia manca di autisti, e il ministro dei Trasporti propone un cambio drastico: alzare l’età massima per mettersi al volante di mezzi pesanti e autobus fino a 70 anni. Non sarà un obbligo, ma una scelta possibile, subordinata a controlli medici più rigidi. Dietro questa proposta c’è molto più di un semplice numero: c’è una strategia per tamponare una carenza che rischia di bloccare intere filiere.
Guidare fino a 70 anni, ma con visite mediche ogni due anni
Nel corso di un intervento in videocollegamento all’assemblea di Federtrasporto, Salvini ha spiegato che il settore è in emergenza per la mancanza di autisti. Per affrontare il problema, si vuole estendere l’età lavorativa fino a 70 anni. Il punto chiave è però il nuovo sistema di controlli: gli autisti oltre i 65 anni dovranno sottoporsi a visite mediche ogni due anni, molto più frequenti rispetto alle attuali, che avvengono ogni cinque.
Questo giro di vite serve a garantire che chi guida mezzi pesanti sia in condizioni fisiche e psicologiche adatte, soprattutto con l’età che avanza. In sostanza, chi vorrà continuare a lavorare dopo i 65 anni potrà farlo solo se supererà regolarmente questi controlli approfonditi.
Il ministero ha sottolineato che si tratta di una possibilità , non di un obbligo. La misura sarà discussa dal Consiglio dei ministri la prossima settimana, che deciderà come procedere. Sarà importante anche tenere d’occhio le normative europee sulle patenti professionali e la sicurezza stradale.
Sicurezza in strada e organizzazione del lavoro: le sfide sul tavolo
La mancanza di autisti pesa molto sul trasporto nazionale, rallentando la logistica e creando problemi anche ai consumatori. Un settore che vale circa il 19% del Pil e dà lavoro a oltre 4,6 milioni di persone non può permettersi intoppi.
Il nodo da sciogliere è bilanciare il prolungamento dell’attività con la sicurezza sulle strade. Gli esami medici più stringenti punteranno soprattutto a monitorare vista, udito, pressione e cuore, tutti parametri fondamentali per guidare tir e autobus in sicurezza.
Non va dimenticato che guidare mezzi pesanti comporta stress e turni lunghi, fattori che con l’età possono pesare. Per questo, le visite non riguarderanno solo lo stato fisico, ma anche la capacità di mantenere concentrazione e riflessi pronti.
Altro punto importante sarà la formazione continua: chi ha più di 65 anni dovrà dimostrare di essere aggiornato sulle norme del codice della strada, sulle tecniche di guida sicura e su come gestire situazioni di emergenza, seguendo le direttive europee.
Tra pensioni e lavoro: una proposta tra necessità e flessibilitÃ
La proposta arriva in un momento in cui l’età pensionabile è tema caldo. Da una parte, il governo conferma la possibilità di andare in pensione a 64 anni in certi casi, anticipando la soglia prevista dalla legge Fornero .
Dall’altra, questa misura va nella direzione opposta: spinge a restare al volante fino a 70 anni, una scelta che risponde a esigenze pratiche più che a una linea politica. Per tanti autisti, soprattutto in tempi difficili, lavorare più a lungo significa tenere saldo il reddito.
Nel trasporto e nella logistica, dunque, poter guidare più a lungo può essere un’opportunità concreta, a patto che ci siano tutte le garanzie di sicurezza e salute.
Dal punto di vista del lavoro, si punta a colmare il vuoto di autisti e a garantire continuità alle aziende. Resta però da capire come influirà sulla qualità della vita degli autisti e se i tempi di recupero richiesti da questo lavoro saranno sostenibili.
Quando il Consiglio dei ministri affronterà la questione, si tratterà di decisioni che non riguardano solo il trasporto, ma anche il mercato del lavoro e le pensioni nel settore. Sarà quindi un passaggio delicato, da seguire con attenzione.
