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Resistenza nonviolenta in Palestina. Dalle terre liberate di Bil’in alla sopraffazione di Hebron

Si chiude con l’aggressione dell’esercito israeliano, arresti e feriti la seconda giornata di lavori della VI Conferenza Internazionale di Bil’in, organizzata dai Comitati Popolari palestinesi di Resistenza nonviolenta. La violenza è esplosa nel cuore della città vecchia di Hebron, portando all’attenzione ancora una volta la questione della colonizzazione israeliana dei Territori Palestinesi.

 

 

 

 

di Viola Perez

 

 

La giornata di apertura della VI Conferenza Internazionale di Bil’in, il 10 aprile scorso, sembrava essere iniziata sotto buoni auspici: per la prima volta infatti il tendone che ospita ogni anno la Conferenza era stato innalzato tra gli ulivi delle terre liberate, dopo la lunga lotta del villaggio perché la terra, confiscata per la costruzione del Muro, venisse restituita ai legittimi proprietari. 

La Conferenza era iniziata in un clima sereno e di grande partecipazione popolare, nonostante i problemi, le difficoltà e le tensioni presenti nell’ampio fronte delle organizzazioni e dei Comitati Popolari per la Resistenza nonviolenta, impegnati nella lotta di liberazione della Palestina.

Per la prima volta è riuscita a partecipare tra gli altri anche una delegazione di profughi palestinesi provenienti da Libano, Giordania e Siria.

Una dialettica politica complessa, che vede i maggiori partiti politici palestinesi costretti a cavalcare e seguire in qualche modo l’onda della lotta popolare, oppure considerati come degli intrusi capaci  solo di frenare la libera iniziativa dei Comitati.

Tale dialettica si è palesata fortemente nella seconda giornata, ospitata nella città vecchia di Hebron , durante la quale i discorsi dei partiti ufficiali sono stati seguiti con poco interesse, nonostante il richiamo all’unità nazionale ed il riconoscimento della validità della resistenza popolare.

Forti le critiche per la loro lontananza dalle reali esigenze della popolazione nei Territori Occupati, e per l’incapacità di fondare una valida strategia di risposta alla occupazione e alla repressione israeliana.

Istanze che sono state sollevate soprattutto dai pochi abitanti della città presenti e dai rappresentanti delle comunità beduine dei dintorni di Hebron, costretti a vivere in caverne e spesso vittime della deportazione israeliana.

L’Autorità Palestinese, almeno fin’ora, sembra non aver colto l’importanza di riuscire a tutelare e difendere queste categorie, e in generale gli abitanti dell’Area C, posta sotto diretto controllo israeliano, che con la loro stessa presenza rappresentano il baluardo principale nei confronti della strisciante strategia di annessione territoriale israeliana.

Ma i lavori della seconda giornata non sono stati completati: la Conferenza è stata interrotta bruscamente nel primo pomeriggio quando gli attivisti, tornando negli spazi adibiti per l’incontro dopo la pausa pranzo, sono stati aggrediti e malmenati brutalmente dai soldati dell’esercito israeliano, mentre tentavano di fare un cordone di protezione attorno ai palestinesi per impedire che venissero arrestati.

L’episodio, che si è concluso con il trattenimento in stato di fermo di alcuni dirigenti dei Comitati Popolari e di alcuni attivisti internazionali e con qualche ferito, è stato particolarmente drammatico e, allo stesso tempo, incomprensibile.

Nessuna provocazione era arrivata dagli attivisti: un colono israeliano che transitava con la sua macchina aveva chiesto ai militari di allontanare i manifestanti:  i soldati hanno prontamente obbedito, senza farsi troppi scrupoli circa i metodi da utilizzare, sotto lo sguardo di una piccola folla di coloni acclamante. 

Gli avvenimenti che hanno concluso la giornata hanno messo in evidenza ancora una volta la terribile condizione in cui sono costretti a vivere gli abitanti palestinesi di Hebron, che ogni giorno rischiano di essere attaccati ed espulsi dalle proprie case, o aggrediti  per strada.

Troppo spesso neanche i bambini riescono a raggiungere le scuole, se non accompagnati dai volontari internazionali presenti a Hebron. 

Una città che continua drammaticamente a porre in primo piano l’assoluta preminenza della questione degli insediamenti illegali, attraverso i quali il governo israeliano si sta progressivamente appropriando di ciò che resta del territorio palestinese occupato.

 

April 13, 2012

 
 

Israele,Palestina,

Redazione

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