Chi vince le primarie ha il diritto di guidare. Matteo Renzi lo ha detto chiaro, anche se dietro c’è una certa cautela. A Milano, presentando il suo nuovo libro, l’ex premier ha spiegato che, pur di lasciare spazio al “campo largo” – quell’alleanza progressista chiamata a sfidare il centrodestra – sarà pronto a riconoscere Giuseppe Conte come leader, se a spuntarla saranno i suoi sostenitori. Ma non senza condizioni. Per Renzi, il cuore di questa sfida resta il programma, i valori concreti, e la fermezza nel mantenere un equilibrio politico che non tradisca le proprie idee. Un passo indietro, sì, ma senza rinunciare a guardare lontano.
Renzi apre a Conte, ma la sfida resta sulle regole
Alla presentazione di “Quando c’era lei. L’Italia dopo Giorgia Meloni”, con il sindaco Beppe Sala in sala, Renzi ha risposto senza giri di parole sul ruolo di Giuseppe Conte. Ha detto chiaro e tondo che chi vince le primarie rappresenterà tutto il centrosinistra: un richiamo forte al rispetto della volontà della base. Anche se ha ammesso di vedere Conte come “il più lontano” dal suo modo di fare politica, Renzi ha sottolineato che, una volta concluso il confronto democratico, si farà fronte comune con chi avrà la maggioranza nei gazebo.
Renzi ha messo in chiaro che il Movimento 5 Stelle, ora parte del campo largo, deve accettare questo metodo, senza possibilità di decisioni prese da soli. L’1,2% di Italia Viva peserà solo se si lavora insieme, in trasparenza e con primarie vere. Ha poi ricordato i suoi successi e il ruolo avuto nel recente panorama politico, sottolineando come il centrosinistra abbia portato Sergio Mattarella al Quirinale, mentre il M5S si è affidato a equilibri opposti, citando la vittoria di Matteo Salvini al Viminale. Un richiamo al merito e alle alleanze ben calibrate.
Politica estera, il nodo Ucraina: due visioni a confronto
Il punto di maggiore frizione tra Renzi e Conte riguarda la posizione sul conflitto in Ucraina, un tema che pesa anche sulle strategie politiche. Renzi resta fermo sul sostegno militare e finanziario a Kiev, considerandolo fondamentale per la stabilità europea e la difesa dei valori occidentali. Ha detto senza mezzi termini che sospendere questo aiuto sarebbe la fine dell’Ucraina e un colpo durissimo per tutta l’Unione Europea.
Conte, invece, ha espresso posizioni opposte più volte. In un’intervista ad agosto 2026 a La Stampa, ha annunciato l’intenzione di fermare ulteriori invii di armi e di aprire un negoziato per chiudere il conflitto. Per lui, questo rappresenta un passaggio necessario per l’Italia e per l’Europa. Ha proposto di mettere la questione al centro della campagna elettorale, o meglio delle primarie, lasciando agli elettori l’ultima parola su un tema così delicato.
Campo largo, serve più sostanza che simboli
Per Renzi il dibattito non può restare bloccato sul nome del leader o su battaglie di posizione. Serve un programma chiaro e ambizioso che guardi avanti. Ha sottolineato come il centrosinistra debba proporre idee concrete capaci di incidere nei prossimi dieci anni, puntando su un’Italia moderna, competitiva e dinamica. Non basta mettere insieme sigle o scattare foto con altri leader, come Bonelli di Europa Verde: serve lavorare sul concreto, sulle riforme da realizzare e sugli obiettivi reali.
Questo approccio si stacca da un coordinamento fatto solo di simboli o mosse tattiche a breve termine, puntando invece a una vera rigenerazione del tessuto sociale e produttivo. L’attenzione va su temi come innovazione, lavoro, sicurezza, ambiente e coesione territoriale. Renzi indica una strada fatta di impegno politico rinnovato, più attento alle soluzioni che ai nomi in gara.
Primarie e tensioni interne: la leadership ancora in bilico
Nel centrosinistra non tutti spingono con entusiasmo verso le primarie. Una parte della base è diffidente, soprattutto per l’ingresso del M5S nel campo largo e alla possibilità che Conte diventi il leader. Un sondaggio di Only Numbers per Porta a Porta del 15 settembre 2026 registra il 54,5% favorevole al voto primario, ma il 27,1% contrario e il 18,4% indeciso.
Tra i parlamentari del Pd si avvertono malumori, e gruppi come Avs manifestano aperta opposizione a questa modalità di scelta. Le tensioni non sono solo personali, ma riflettono divisioni ideologiche e strategiche sulle alleanze da costruire e sulla futura collocazione politica del governo che nascerà dal campo largo.
I principali candidati alle primarie sono Giuseppe Conte, Elly Schlein e Silvia Salis. Secondo il sondaggio Only Numbers, Conte guida con il 38,8%, seguito da Schlein al 24,7% e Salis al 19,6%. Ma un’altra rilevazione, di YouTrend per SkyTg24, dà Schlein in testa , con Conte secondo. I numeri mostrano quanto la leadership resti aperta e dipenda molto dalle strategie per coinvolgere la base.
Programma comune, la vera sfida del campo largo
Oltre ai nomi, il campo largo deve trovare un’intesa su un programma che tenga insieme posizioni spesso diverse. Le differenze sono nette su temi chiave, dove si intrecciano valori, interessi e visioni del futuro.
Sul sostegno militare all’Ucraina, Pd, Italia Viva e +Europa sono a favore, mentre M5S e Articolo Uno si oppongono. Anche sull’aumento della spesa militare la divisione è evidente, con pareri contrastanti.
Su patrimoniale e salario minimo Pd, M5S e Avs sono favorevoli, mentre Italia Viva e +Europa mostrano riserve. Divergenze emergono pure su infrastrutture come alta velocità, ponte sullo Stretto e termovalorizzatori, con posizioni variegate e qualche perplessità.
Sul diritto alla cittadinanza dopo cinque anni ci sono aperture ma anche prudenza, mentre sull’autonomia differenziata tutti sembrano d’accordo nel respingerla. Questa complessa mappa politica testimonia l’impegno delle forze progressiste nel cercare un programma condiviso, capace di superare le tensioni e offrire un’alternativa credibile.
La strada per il campo largo resta in salita, ma il dialogo è aperto e la palla passa ora agli elettori, chiamati a decidere non solo chi li rappresenterà, ma anche la direzione della coalizione.
