«Pensione anticipata a 64 anni». La parola stessa scatena dibattiti accesi tra lavoratori e sindacati. Oggi l’età pensionabile è fissata a 67, ma la Lega spinge per abbassarla di tre anni. La proposta? Un vantaggio in termini di età, ma con un rovescio della medaglia: assegni più leggeri. Il Governo ha messo sul tavolo qualche fondo e avanzato idee, ma i contorni rimangono sfumati. Chi potrà davvero andarsene prima? E a quale prezzo? Le risposte, per ora, si nascondono dietro un velo di incertezza.
850 milioni per la flessibilità in uscita: il piano del Governo
Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla legge di Bilancio 2027, mettendo sul tavolo 850 milioni di euro per favorire chi vuole lasciare il lavoro prima del previsto. Questi soldi sono pensati soprattutto per chi rientra nel sistema contributivo. La premier Giorgia Meloni ha chiarito che il budget servirà proprio a sostenere questa flessibilità. Matteo Salvini ha accolto la notizia con entusiasmo, rilanciando la proposta di una nuova Quota 100: uscita a 64 anni con almeno 36 di contributi, per arrivare alla famosa “quota 100”.
Ma restano molti punti oscuri. Non si sa ancora se questa possibilità sarà aperta a tutti o solo ad alcune categorie. Né se ci sarà un limite minimo all’assegno pensionistico, un dettaglio che può cambiare di molto la convenienza di uscire prima. Con risorse limitate, il Governo dovrà per forza fare delle scelte su chi potrà andare in pensione anticipata e chi no, favorendo alcuni gruppi a scapito di altri. Insomma, la partita è ancora tutta da giocare e non mancheranno discussioni e modifiche.
Quota 100 di oggi e quella di domani: le differenze che contano
Nel 2019 Quota 100 permetteva di andare in pensione a 62 anni con almeno 38 anni di contributi, sommando appunto età e contributi per arrivare a 100. La nuova proposta sposta l’asticella a 64 anni, ma abbassa i contributi richiesti a 36. Un cambio che incide su chi potrà uscire e su come verrà calcolata la pensione.
Allora si poteva lasciare il lavoro prima, ma con una base contributiva più lunga. Oggi si alza l’età ma si riducono gli anni di versamenti. Inoltre, nel 2019 non si parlava di penalizzazioni economiche per l’uscita anticipata. Ora, invece, chi sceglierà di anticipare di tre anni potrebbe vedere un taglio sull’assegno, soprattutto chi ha accumulato contributi col sistema retributivo, cioè basato sugli stipendi percepiti.
Ricalcolo contributivo e penalizzazioni: i rischi per chi anticipa
Uno dei nodi più spinosi è il possibile ricalcolo dell’intera pensione col sistema contributivo per chi va in pensione a 64 anni. Questo significa che si considererebbero solo i contributi versati, con coefficienti di trasformazione meno favorevoli rispetto al sistema misto o retributivo tradizionale. Alcuni studi parlano di tagli fino al 10% o più, ma finora non c’è niente di ufficiale, solo ipotesi.
Un altro problema è il coefficiente di trasformazione: più si va avanti con l’età, più il moltiplicatore aumenta, quindi aspettare conviene. Andare via prima significa perdere contributi futuri e applicare un coefficiente meno vantaggioso, con assegni mensili più bassi. Chi anticipa rinuncia quindi a una pensione più robusta e la riduzione è definitiva: non si potrà ricalcolare la pensione una volta raggiunti i 67 anni.
Pensione anticipata a 64 anni oggi: chi ci può già andare
La possibilità di uscire a 64 anni non è tutta nuova, ma oggi riguarda solo pochi. Possono farlo chi ha iniziato a versare contributi dopo il 1° gennaio 1996, con almeno 20 anni di contributi e un’età minima di 64 anni. Inoltre, la pensione non può essere inferiore a tre volte l’assegno sociale, un minimo garantito.
Per le donne con figli ci sono regole più favorevoli che abbassano le soglie. Esistono anche eccezioni per chi ha contributi prima del ’96, che può cumularli grazie al computo nella Gestione separata Inps, in casi particolari.
Dal 2027 si prevede un leggero aumento dei requisiti: 64 anni e un mese di età e 20 anni e un mese di contributi, più una finestra di attesa di tre mesi prima di ricevere la pensione. Piccoli aggiustamenti che però complicano la vita ai lavoratori più anziani, spostando in avanti il momento effettivo del pensionamento.
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La partita sulla pensione anticipata nel 2027 è aperta e non semplice. Le decisioni del Governo peseranno su migliaia di lavoratori, chiamati a scegliere se uscire prima accettando assegni più bassi. I punti chiave da seguire saranno i requisiti di accesso, il calcolo della pensione e le risorse stanziate, in equilibrio tra la voglia di flessibilità e la necessità di sostenibilità economica.
