Meno di 24 ore dopo aver spento lo sconto fisso sulle accise del diesel, il governo sta giĆ pensando di tornare sui suoi passi. Lāipotesi ĆØ quella di reintrodurre le accise mobili sui carburanti, una mossa che parla chiaro: lāaumento dei prezzi alla pompa si ĆØ fatto sentire subito, creando tensioni non solo tra gli automobilisti ma anche allāinterno delle strategie di prezzo di alcune compagnie. La politica dei price cap, adottata da pochi, rischia di saltare. Davanti a questa situazione, lāesecutivo accelera, pronto a varare un decreto interministeriale per mettere un freno ai rincari che stanno giĆ mordendo il portafoglio degli italiani.
Accise mobili: come funzionano e perchƩ contano
Le accise mobili sono uno strumento fiscale pensato per mantenere un equilibrio quando i prezzi del carburante oscillano. Il meccanismo, anche se tecnico, ĆØ semplice: quando il prezzo alla pompa sale, aumenta anche lāIva che lo Stato incassa, perchĆ© si paga lāimposta su un valore più alto. Una parte di questa maggiore entrata viene usata per abbassare le accise sui carburanti, riducendo cosƬ il peso fiscale per i consumatori. Il sistema scatta da solo solo quando i prezzi sono alti, e serve a limitare gli aumenti legati al mercato internazionale del petrolio.
Negli ultimi mesi, soprattutto a settembre, i prezzi dei carburanti sono stati particolarmente elevati. Questo ha fatto crescere le entrate dellāIva, mettendo a disposizione risorse più ampie da destinare al taglio delle accise. Prima della fine dello sconto fisso sul diesel, questi aiuti erano più contenuti. Ora invece la ācassaā ĆØ più piena, e questo spiega la decisione di tornare sulle accise mobili per non lasciare troppo campo libero ai rincari.
Price cap in aumento: le compagnie si adeguano
Subito dopo la fine dello sconto sulle accise del diesel, alcune compagnie hanno alzato i limiti massimi per i prezzi alla pompa. Eni ĆØ stata la prima a fissare un tetto massimo, provando a frenare lāinflazione e a contenere lāimpatto sui consumatori. A seguire, anche Ip e Q8 hanno adottato misure simili, e nelle ultime ore si sono aggiunte Esso e Tamoil. Il risultato ĆØ un aumento del tetto di circa 6 centesimi al litro.
Sebbene lāaumento sembri contenuto a livello numerico, ha un peso importante sul piano politico ed economico. Il governo punta sui price cap per aiutare gli automobilisti senza gravare sulle casse pubbliche. Però, con la fine dello sconto sulle accise, questo sistema mostra i suoi limiti. Senza un intervento rapido, i prezzi rischiano di salire ancora, aggravando la pressione su famiglie e imprese.
DallāEuropa, il nodo tassazione e regole di bilancio
Mentre lāItalia si muove per rimettere mano alle accise mobili, sul fronte europeo il dibattito ĆØ ancora acceso. La Commissione e i governi nazionali discutono soprattutto di due temi: una tassa sugli extraprofitti delle societĆ energetiche e una maggiore flessibilitĆ sulle regole di bilancio imposte dal Patto di stabilitĆ .
LāItalia, insieme a Germania, Austria, Spagna, Portogallo e Polonia, spinge per una tassa mirata sugli extraprofitti, cioĆØ quei guadagni extra che le compagnie energetiche stanno facendo in un periodo di prezzi record. Il confronto va avanti nellāambito dellāEurogruppo e degli incontri ECOFIN, ma non cāĆØ ancora chiarezza su tempi e modi di attuazione.
Contemporaneamente, Roma chiede margini più ampi per rispettare le regole di spesa del nuovo Patto di stabilità europeo. Non si tratta di chiedere un deficit più alto, ma di avere più spazio di manovra per finanziare alcune misure chiave nella prossima legge di bilancio. à un tema delicato, perché il Documento programmatico di finanza pubblica mette limiti stretti al deficit, restringendo le possibilità di mantenere tagli fiscali e agevolazioni già introdotte.
Il bilanciamento tra misure nazionali urgenti e vincoli europei resta quindi un nodo da sciogliere, destinato a influenzare le mosse del governo nei prossimi mesi, in un quadro economico ancora incerto e con lāinflazione sotto osservazione.
