Il governo ha messo un freno deciso alla China National Tire and Rubber Corp , principale azionista di Pirelli con oltre un terzo del capitale. Un decreto, approvato dal Consiglio dei Ministri, cambia le regole del gioco, bloccando di fatto il controllo cinese sull’azienda. Non è solo una mossa tecnica: dietro c’è una vera battaglia geopolitica e industriale che si protrae da mesi. I soci cinesi non hanno preso bene la decisione e minacciano battaglie legali. Resta da capire come questo possa influire sul futuro della storica impresa milanese e sulle relazioni tra investitori italiani e cinesi.
Tetto alle ambizioni cinesi: cosa cambia nella governance di Pirelli
Il decreto Golden Power mette paletti rigidi alla partecipazione di Marco Polo International Italy, il veicolo con cui Sinochem detiene le azioni di Pirelli. Finché la quota resta sopra il 9,99%, le restrizioni restano in vigore. Palazzo Chigi punta evidentemente a spingere i cinesi a scendere sotto questa soglia. Le limitazioni non si fermano al numero di candidati per il consiglio di amministrazione, ridotti a tre su quindici per Marco Polo, ma vietano anche ai candidati cinesi eletti di assumere ruoli di vertice. Niente presidente, vicepresidente o amministratore delegato, e nemmeno la guida dei comitati o deleghe esecutive. Un colpo senza precedenti al tradizionale peso azionario e all’influenza di Sinochem su Pirelli.
Non solo governance: il decreto vieta a Pirelli di accettare iniziative gestionali da soggetti legati alla SASAC, l’agenzia statale cinese che controlla Sinochem. Anche lo scambio di dati sensibili sul progetto Cyber Tyre è strettamente regolamentato. Il governo italiano ha così tracciato una linea netta tra proprietà e gestione, con l’obiettivo chiaro di limitare l’influenza politica cinese sul gruppo.
Marco Polo risponde picche: rischio battaglia legale
La replica di Marco Polo International Italy non si è fatta attendere. L’azionista cinese ha bollato le misure come “discriminatorie”, accusandole di ledere i “diritti legittimi e gli interessi” tutelati dal diritto italiano e dallo statuto di Pirelli. La minaccia di ricorrere a vie legali apre un fronte di tensione che rischia di coinvolgere non solo i soci, ma anche i rapporti tra governi, con potenziali ripercussioni diplomatiche.
Il nodo è proprio sulle restrizioni al voto e alle cariche. Lo scontro potrebbe trascinarsi a lungo, rallentando la gestione del gruppo. Nel frattempo, Pirelli dovrà muoversi con cautela, rispettando le nuove regole, soprattutto nei rapporti con la SASAC e nella gestione delle tecnologie strategiche.
Cyber Tyre, tecnologia chiave e il muro americano
Al centro della controversia c’è Cyber Tyre, tecnologia riconosciuta nel 2023 come strategica dal primo decreto Golden Power. Si tratta di un sistema di sensori e software per pneumatici connessi, un asset industriale e commerciale fondamentale, soprattutto per l’ingresso nel mercato statunitense dei veicoli connessi.
Ma le regole americane bloccano prodotti che coinvolgono società con forti partecipazioni cinesi. Il rischio è che Cyber Tyre venga escluso dal mercato Usa, un duro colpo per Pirelli. Nei mesi scorsi si sono fatte avanti diverse soluzioni. Tra queste, un “congelamento” dei diritti di voto di Sinochem per tre anni tramite un trust, respinto però dalle autorità americane. Un’altra ipotesi prevedeva di separare i sensori in una società controllata solo da Pirelli, ma Camfin l’ha bocciata come “distruttiva di valore”.
Il negoziato per ridurre la quota di Sinochem dal 34% al 10% è saltato sul prezzo: i cinesi volevano un premio di maggioranza. Finito ogni tentativo, il governo ha deciso di intervenire con il decreto, imponendo regole unilaterali per sbloccare la situazione. L’obiettivo è proteggere la sicurezza nazionale e mantenere Pirelli nel mercato americano strategico.
La genesi del conflitto e il nuovo equilibrio azionario
Le tensioni affondano le radici nel 2023, quando ChemChina, socio originario di Camfin, è stato assorbito da Sinochem, direttamente controllata dalla SASAC, l’ente statale cinese. Questo passaggio ha cambiato gli equilibri interni, scatenando la spinta cinese a prendere maggiore controllo su Pirelli.
L’intervento del Golden Power ha segnato il primo stop a queste mosse. Da allora la quota cinese è scesa dal 46% al 34%, mentre Camfin – azionista italiano con partecipazione pubblica ma indipendente – è cresciuto dal 14% al 25%, con l’obiettivo di arrivare al 29,9%. Un riequilibrio pensato per ridurre gradualmente il controllo di Sinochem su assemblea e consiglio.
Dietro questa evoluzione c’è una partita complessa, fatta di interessi strategici, controlli statali e delicate manovre finanziarie. Le tensioni tra investitori internazionali si riflettono sulla governance e sulle scelte industriali, con un governo italiano sempre più deciso a difendere l’autonomia del gruppo lombardo.
