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Focus/Oman: la virtù sta nel mezzo

Nella primavera di quest’anno anche l’Oman ha affrontato le rivolte popolari, anche se di diversa rispetto ad altri paesi. Il sultano Qabous, che guida il paese da circa 40 anni, ha dato impulso ad una serie di misure sociali, come la creazione di 50 mila nuovi posti di lavoro, l’aumento del salario minimo e l’erogazione di un sussidio di disoccupazione. Ma l’economia dipende soprattutto da risorse di petrolio e gas, che sembrano comunque in diminuzione.

Posto al fondo della Penisola araba, incastonato tra Arabia Saudita e Yemen, il paese occupa una posizione strategica fondamentale, in quanto controlla di fatto l’ingresso delle rotte marittime nel Golfo Persico (o Arabico). Di estensione trenta volte maggiore rispetto a Qatar e Bahrein, popolato da 3 milioni di abitanti, il Sultanato detiene modeste riserve di petrolio, 5,5 miliardi di barili nel 2010 (dati OPEC), che garantiscono però buoni introiti. L’economia dipende soprattutto da risorse di petrolio e gas, che sembrano comunque in diminuzione. Il governo sta attuando diverse misure di diversificazione economica, dando impulso alla creazione di impianti industriali e infrastrutture, nonché allo sviluppo del turismo. Il PIL del paese è cresciuto attorno al 4,5% nel 2010, e secondo le previsioni (IIF e FMI) la crescita si manterrà stabile anche nel 2011.
Nella primavera di quest’anno anche l’Oman ha affrontato le rivolte popolari, anche se di diversa rispetto ad altri paesi. Il sultano Qabous, che guida il paese da circa 40 anni, ha dato impulso ad una serie di misure sociali, come la creazione di 50 mila nuovi posti di lavoro, l’aumento del salario minimo e l’erogazione di un sussidio di disoccupazione. Le proteste, dirette non tanto verso il sultano, quanto piuttosto verso alcuni ministri coinvolti in scandali di corruzione, non sembrano inoltre aver provocato impatti negativi sull’economia del paese. I flussi commerciali omaniti sono orientati principalmente verso l’Asia emergente (Cina e Tailandia, ma anche il più maturo Giappone), e risultano pertanto non intaccati dalle turbolenze dell’area araba. La IIF prevede che la produzione di petrolio e gas aumenteranno rispettivamente del 3,9% e del 12% nel 2011, in virtù degli investimenti fatti dal governo negli anni precedenti. Anche i settori non oil sembrano destinanti a crescere secondo i ritmi del 2010, con il settore turistico stabile e quello delle costruzioni stimolato da nuovi progetti di sviluppo infrastrutturale. Le spese extra sostenute nell’anno in corso dal governo per accomodare le istanze di tipo sociale emerse durante le rivolte saranno recuperate grazie all’aumento della produzione e dei prezzi del petrolio. A livello internazionale, la politica di moderazione accomodante e il profilo defilato tenuti dal sultano Qabous rende l’Oman, nei limiti del possibile, un paese autonomo nelle proprie scelte e ben visto dai maggiori attori regionali (Arabia Saudita e Iran contemporaneamente, per esempio) e internazionali (Stati uniti ed UE). E se è vero che la giusta via è quella mediana, l’Oman può continuare a perseguire, forse unico paese nell’area, le proprie politiche anche nell’inverno che sta per arrivare.
 

di: Giovanni AndrioloOman,

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