Gabicce Mare offre uno spettacolo insolito: file di ombrelloni lasciati vuoti, come a dire che qualcosa sta cambiando nel modo in cui gli italiani vivono la spiaggia. L’estate 2026 non è quella di un tempo, fatta di folla e tuffi affollati. I rincari pesano sulle tasche, la carenza di bagnini mette a rischio la sicurezza, e le spiagge sembrano più silenziose, quasi deserte. Non si tratta di qualche giorno stanco o di una località isolata, ma di un fenomeno che si allarga lungo molte coste italiane, mettendo in crisi un’intera stagione.
Spiagge più vuote, ma hotel pieni: il nuovo volto del turismo estivo
Dalla Riviera romagnola, che comprende città come Ravenna, Cervia, Rimini e Riccione, arrivano segnali evidenti: le spiagge sono meno affollate, con una riduzione delle presenze tra il 15 e il 20% rispetto all’estate scorsa. Strano a dirsi, ma gli alberghi invece non soffrono: sono pieni, soprattutto grazie ai turisti stranieri, agli eventi sportivi e alle prenotazioni concentrate a fine agosto. Insomma, il numero di visitatori non cala, ma cambia il loro modo di vivere la vacanza.
Sempre più persone preferiscono passare il tempo in piscina, fare escursioni nell’entroterra o godersi le specialità gastronomiche del luogo. Il turismo straniero, poi, mostra scelte diverse, con soggiorni più brevi e prenotazioni dell’ultimo momento, spostando parte del flusso verso località alternative. Inoltre, cresce la domanda di spiagge libere: posti come Chiavari hanno introdotto parcometri per calmierare il noleggio di lettini e ombrelloni, a Rimini si sono ampliate le zone pubbliche senza concessione, Jesolo ha ridotto il numero di ombrelloni e Spotorno punta a raggiungere il 40% di spiagge libere entro il 2027. Una tendenza chiara verso una fruizione più libera e meno costosa delle coste.
Prezzi alle stelle: quanto costa una settimana al mare nel 2026
Il caro vacanze passa anche dai prezzi degli stabilimenti. Una ricerca di Altroconsumo su 222 lidi in 10 località ha messo in luce aumenti medi del 6% rispetto al 2025 e del 24% rispetto a cinque anni fa, con punte del 16% in alcune zone. Alassio si conferma la località più cara: una settimana nelle prime file di ombrelloni e lettini può arrivare a costare 340 euro, quasi il doppio rispetto ai 157 euro di Lignano, la più economica.
Gallipoli ha visto un aumento del 10%, mentre Alghero e Taormina-Giardini Naxos hanno registrato rincari rispettivamente del 14 e del 16%. Nonostante i prezzi alti, l’80% dei bagnanti sceglie lo stabilimento per i servizi offerti, come bar, animazione e bagni puliti. Chi invece preferisce la spiaggia libera lo fa principalmente per due motivi: l’accesso gratuito e la libertà di cambiare ogni giorno posto .
Questi dati hanno spinto Altroconsumo a lanciare una petizione, con oltre 91.000 firme, per chiedere una riforma delle concessioni balneari. L’obiettivo è aumentare le spiagge libere e rendere più trasparenti i bandi, per tutelare i consumatori e garantire un uso più equo delle coste.
La carenza di bagnini: un’emergenza che mette a rischio l’apertura degli stabilimenti
Non bastano spiagge meno affollate e prezzi più alti: c’è un altro problema che rischia di far saltare la stagione, ed è la mancanza di bagnini. Antonio Capacchione, presidente del Sib-Confcommercio, sottolinea come questa figura sia “fondamentale” per l’apertura degli stabilimenti. Senza personale qualificato, le strutture semplicemente non possono aprire.
La difficoltà principale? Pochi giovani sono disposti a lavorare per pochi mesi, preferendo impieghi stabili e senza rinunciare a parte dell’estate, il periodo più vivo socialmente. Non è una questione di soldi: i bagnini sono ben pagati. Il vero problema è l’assenza di incentivi statali che rendano più attraente questa professione, come agevolazioni nei concorsi pubblici o altri benefit.
A complicare il quadro c’è il Decreto Ministeriale 85 del 2024, criticato da Assobalneari Italia. La riforma ha concentrato la formazione in pochi enti, ridotto il rilascio di nuovi brevetti e aumentato i costi per chi vuole diventare bagnino. L’età minima è passata da 16 a 18 anni, restringendo ulteriormente il bacino dei candidati, tanto che sono state previste deroghe per i minorenni.
La possibilità di assumere lavoratori stranieri resta un’opzione limitata, a causa di burocrazia complessa e rischi di irregolarità. Di fatto, molti stabilimenti non riescono a garantire il personale necessario per rispettare le norme di sicurezza. Così cresce il rischio di chiusure, totali o parziali, proprio nel cuore della stagione estiva, con pesanti ripercussioni sull’economia e sull’occupazione locale.
