Il Po si sta restringendo a vista d’occhio, come non accadeva da decenni. Nel Nord Italia, la siccità avanza senza sosta: piogge rare, temperature troppo alte per il periodo, e un caldo anomalo che brucia le riserve d’acqua. Lombardia, Piemonte, Veneto e Marche si trovano ad affrontare una crisi idrica senza precedenti, con i fiumi prosciugati e i laghi a livelli record di magrezza. Non è solo una questione di clima: reti idriche obsolete e una gestione poco efficace peggiorano il quadro, lasciando intere comunità a corto d’acqua, anche per uso domestico. La situazione è seria, e il tempo per intervenire si sta esaurendo.
Piogge sotto la media, Po e laghi in affanno
Tra marzo e maggio le precipitazioni nel Nord Italia sono state meno della metà rispetto alla media storica. I dati della Fondazione Cima mostrano come questa prolungata siccità abbia impedito il rifornimento naturale dei bacini alpini, che alimentano il Po. La primavera senza neve sulle montagne significa meno acqua disponibile in estate.
Non siamo ai livelli della crisi del 2022, ma il calo del Po è comunque preoccupante. Il fiume scorre a livelli bassissimi, mettendo in crisi l’intero ecosistema. Nel Delta del Po e nel Po di Goro si registrano frequenti picchi salini, segno che il mare avanza verso l’interno a causa della scarsità d’acqua dolce.
Non va meglio nei grandi laghi lombardi. Il Lago Maggiore e il Lago di Como sono vicini ai minimi storici, con il rischio di dover ridurre le erogazioni per salvaguardare l’ambiente. Il Lago d’Iseo e il Garda, invece, tengono un po’ meglio, anche se restano sotto la media.
Agricoltura in crisi nella Pianura Padana: l’acqua scarseggia
La Pianura Padana è la zona dove in estate l’agricoltura chiede più acqua, ma la siccità ha messo in luce le fragilità dei sistemi d’irrigazione. Reti vecchie e gestione poco efficiente non riescono a soddisfare la domanda.
La situazione più critica è in Lombardia, dove a luglio l’acqua disponibile è calata del 43% rispetto alla media. Oltre ai danni alle colture, la scarsità comincia a pesare anche sulle famiglie: in provincia di Pavia, 17 comuni hanno dovuto chiedere l’intervento delle autobotti per garantire l’acqua potabile.
Anche in Piemonte la situazione è difficile. Il livello del Po è sceso fino a 7,5 centimetri sopra lo zero idrometrico, una soglia preoccupante. Alessandria, Cuneo, Novara e Vercelli sono le province più colpite. Nonostante qualche lieve miglioramento, molti comuni hanno già chiesto rifornimenti straordinari. La Valle d’Aosta, tradizionale serbatoio d’acqua alpina, ha annunciato di non poter più fornire contributi: i suoi bacini sono scesi sotto il 40% della capacità.
La gestione dell’acqua per l’irrigazione in Piemonte ha acceso un acceso dibattito. Confagricoltura spinge per superare i limiti ai prelievi, ma le associazioni ambientaliste chiedono di rispettare la legge sul deflusso ecologico del 2022, che punta a ridurre i prelievi e migliorare l’efficienza nell’uso dell’acqua.
Veneto in emergenza: rete idrica da rifare
In Veneto, la crisi idrica è stata dichiarata emergenza regionale a inizio luglio dal presidente Alberto Stefani. È stata creata una task force per gestire la situazione, con alcuni comuni in provincia di Treviso costretti a usare autobotti, sia in pianura sia in montagna.
Il problema è anche nella gestione: secondo un’indagine della Cgia di Mestre, il 42% dell’acqua immessa nelle reti si perde per dispersioni e guasti, con un danno economico che supera i 750 milioni di euro all’anno.
Il rapporto lancia un allarme chiaro: nonostante l’acqua scarseggi, il sistema continua a funzionare senza una strategia adeguata. Reti vecchie, piani incompleti e mancanza di interventi concreti rischiano di far tornare ogni anno blocchi e razionamenti nelle case.
Marche in difficoltà: investimenti urgenti per la rete
Le Marche sono fuori dal bacino del Po, ma da mesi soffrono una crisi idrica altrettanto grave. La carenza ha reso necessario il rifornimento con autobotti: nei primi sette mesi del 2024, Marche Multiservizi ha trasportato oltre 10.000 metri cubi d’acqua potabile nelle zone più colpite.
Le aree più in difficoltà sono quelle montane e interne, dove la scarsità pesa su famiglie e agricoltura. Per far fronte all’emergenza, il Ministero delle Infrastrutture ha stanziato 192 milioni di euro per 20 interventi mirati a migliorare la rete idrica regionale e ridurre gli sprechi.
Questi investimenti sono cruciali per ammodernare gli impianti e garantire una gestione più efficace e sostenibile dell’acqua, una risorsa che oggi più che mai è strategica in tutto il Nord Italia.
