«La rivalutazione delle pensioni? La Corte Costituzionale ha appena detto sì». È questo il punto chiave della sentenza depositata il 16 aprile 2023, che conferma la legittimità del sistema a blocchi usato per gli adeguamenti delle pensioni 2023-2024. Il dibattito si concentra soprattutto su chi riceve assegni più alti, oltre quattro volte il trattamento minimo: un gruppo piccolo, ma che pesa nel complesso delle pensioni italiane. Tutto nasce da un ricorso del Tribunale di Trento, che ha messo in discussione le modalità con cui l’INPS calcola gli aggiornamenti legati all’inflazione. Ora, con questo via libera, il metodo che applica aliquote diverse a seconda delle fasce di importo resta in vigore.
La disputa che ha acceso il dibattito sulle pensioni
Tutto è iniziato con il ricorso di un pensionato che ha messo in discussione il modo in cui l’INPS aveva calcolato il suo adeguamento annuale. Al centro della polemica ci sono due sistemi di rivalutazione: quello “progressivo” e quello “a blocchi”. Nel primo caso, l’aumento si calcola gradualmente su ogni fascia di reddito pensionistico, con percentuali diverse per ogni parte dell’assegno. Nel secondo, invece, si applica un’unica aliquota sull’intero importo, ma ridotta se la pensione supera una certa soglia — nel caso specifico, quattro volte il trattamento minimo.
Questo meccanismo è stato accusato di penalizzare i pensionati con assegni più alti, riducendo l’aumento legato all’inflazione e, di conseguenza, alterando il rapporto tra contributi versati e pensione ricevuta. Il Tribunale di Trento ha sollevato dubbi di costituzionalità, soprattutto sul rispetto dei principi di equità e proporzionalità previsti dagli articoli 3, 36 e 38 della Costituzione.
Come funziona il sistema a blocchi e cosa cambia nel 2023-2024
Il metodo a blocchi non è una novità. È stato utilizzato più volte tra il 2014 e il 2021, sempre sotto la lente della Corte Costituzionale, che ne ha riconosciuto la compatibilità con le leggi e con la necessità di contenere la spesa pubblica. Con l’aumento dell’inflazione nel 2023, però, il sistema è stato aggiornato per i prossimi due anni, con nuove percentuali di rivalutazione suddivise per fasce di assegni.
Ecco come funziona nel dettaglio:
– piena rivalutazione per pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo;
– 85% tra quattro e cinque volte il trattamento minimo;
– 53% tra cinque e sei volte il trattamento minimo;
– 47% tra sei e otto volte il trattamento minimo;
– 37% tra otto e dieci volte il trattamento minimo;
– 32% sopra le dieci volte il trattamento minimo nel 2023, ridotto al 22% nel 2024.
Il pensionato che ha fatto ricorso ha spiegato che, con queste regole, avrebbe perso ogni mese rispettivamente 170 e 316 euro nei due anni in questione. Da qui la questione centrale: è giusto che la norma riduca così l’aumento degli assegni più alti?
La Corte Costituzionale: ragionevolezza e tutela nel sistema a blocchi
Con la sentenza n. 52 del 2023, la Corte Costituzionale ha fatto chiarezza. Pur ammettendo che il sistema a blocchi può penalizzare alcuni pensionati, la Corte ritiene che la scelta del legislatore non sia irragionevole. Anzi, sottolinea come la differenza massima tra il vecchio metodo e quello attuale non superi i 68 euro al mese, una soglia ritenuta contenuta e giustificata dalla necessità di mantenere l’equilibrio economico e la sostenibilità delle finanze pubbliche.
In più, la sentenza evidenzia la presenza di clausole di salvaguardia, pensate per evitare che le riduzioni si trascinino troppo negli anni successivi e per garantire una tutela minima agli assegni più alti. La Corte ha dunque respinto le accuse di incostituzionalità lanciate dal Tribunale di Trento, riconoscendo nel sistema a blocchi uno strumento valido per bilanciare adeguamenti legati all’inflazione e vincoli di spesa.
Questa decisione segna un punto fermo nel quadro previdenziale italiano, confermando che l’equilibrio tra equità e sostenibilità passa anche attraverso scelte complesse, non sempre gradite sul piano pratico. Il dibattito resta aperto, in attesa di possibili modifiche future legate all’andamento dell’economia e alle trasformazioni sociali.
