Ogni mese, migliaia di pensionati scelgono la cessione del quinto per avere un prestito facile, con la rata che viene scalata direttamente dalla pensione. Dal 2026, però, l’Inps ha deciso di modificare alcune regole che ne definiscono il funzionamento. Non si tratta di stravolgimenti, ma di un riordino delle norme, pensato per mettere ordine e uniformare le procedure tra Inps, banche e finanziarie. Dietro a un meccanismo apparentemente semplice, ci sono regole precise: dall’importo massimo che si può trattenere, alle pensioni che possono accedere a questo strumento, fino ai casi in cui la cessione del quinto non è possibile. Questi cambiamenti riguardano sia chi richiede il prestito, sia chi lo eroga, rendendo tutto più chiaro ma anche un po’ più complesso.
Inps: tutte le novità della circolare n.109 del 2 novembre 2026
Con la circolare n.109 del 2 novembre 2026, l’Inps ha messo ordine nelle regole della cessione del quinto. L’obiettivo è chiarire ruoli e limiti di chi partecipa all’operazione. Non si cambia passo, ma si rende più trasparente il percorso, soprattutto nei rapporti tra Inps e soggetti finanziari con cui ha convenzioni. Tra le novità, procedure informatiche standard per facilitare lo scambio di informazioni tra istituto, pensionati e banche. L’Inps si conferma responsabile di verificare e gestire le trattenute mensili, ma non entra nel merito dei prestiti né risolve eventuali dispute con le finanziarie. Viene inoltre aggiornata la disciplina che regola il passaggio delle rate residue da cessioni sullo stipendio a quelle sulla pensione, e si stabiliscono limiti trimestrali al tasso annuo effettivo globale applicato dalle finanziarie.
Quali pensioni si possono cedere e quali no
Non tutte le pensioni sono “cedibili”. La normativa fa una distinzione precisa. Possono ricorrere alla cessione del quinto le pensioni di vecchiaia, anticipata o di anzianità, quelle ai superstiti, gli assegni ordinari di invalidità, le pensioni di inabilità e i trattamenti pensionistici privilegiati di natura previdenziale. Restano invece fuori le pensioni e gli assegni di tipo assistenziale, come la pensione sociale, l’assegno di invalidità civile, o il sostegno al reddito. Stessa sorte per indennità e assegni legati a norme speciali, come l’Ape sociale o le indennità per cessazione attività commerciale. Anche le pensioni privilegiate tabellari non possono essere coinvolte in questa forma di finanziamento.
Come si calcola la quota cedibile e perché è importante
La quota cedibile è la parte di pensione che l’Inps può trattenere ogni mese per ripagare il prestito. Il nuovo regolamento introduce una distinzione chiave: la quota cedibile teorica, quella calcolata prima di firmare il contratto per stabilire rata e durata, e la quota cedibile effettiva, cioè l’importo che viene effettivamente trattenuto durante l’ammortamento. Questo è importante perché il valore iniziale serve come parametro, ma poi può variare in base a trattenute già presenti o a particolari condizioni della pensione. In ogni caso, la trattenuta non può superare il 20% della pensione disponibile, tenendo conto che la pensione residua deve essere sempre sufficiente a garantire un minimo vitale al pensionato.
Quando la cessione del quinto non si può fare
Non sempre si può chiedere la cessione del quinto. La circolare indica alcune situazioni in cui la procedura si blocca. La più comune è l’“incapienza permanente”: se la pensione è al minimo o la quota disponibile è zero, la cessione è impossibile. Ci sono poi casi di incapienza temporanea, quando trattenute o vincoli già presenti consumano la pensione per un periodo limitato.* Esistono inoltre vincoli normativi che rendono alcune pensioni non cedibili. Infine, per pensioni erogate per tempi limitati o con continuità incerta, come ad esempio un assegno di invalidità in revisione, il prestito può essere ridotto o negato, per adeguarsi alla durata effettiva del trattamento.
Chi interviene nella cessione del quinto della pensione
Nel sistema previsto dall’Inps, il processo coinvolge tre soggetti. Il pensionato che chiede il prestito e accetta la trattenuta; la società finanziaria che eroga il denaro e detiene il credito; e l’Inps, che fa da terzo debitore ceduto, cioè non presta soldi ma trattiene la rata dalla pensione e la versa alla finanziaria. L’Inps gestisce questo passaggio con procedure precise, seguendo quanto stabilito nelle convenzioni firmate con gli istituti di credito. La collaborazione tra queste parti è fondamentale per garantire che i pagamenti avvengano senza intoppi e che il pensionato sia tutelato.
Tassi aggiornati ogni trimestre e gestione unificata per tutte le pensioni Inps
Una novità importante riguarda i limiti trimestrali al tasso annuo effettivo globale che le società finanziarie possono applicare. Questo serve a proteggere i pensionati da condizioni troppo onerose e a garantire trasparenza nei costi. L’Inps pubblica regolarmente gli aggiornamenti per assicurare il rispetto delle soglie. Inoltre, la circolare estende le regole anche alle ex gestioni previdenziali incorporate nell’Inps, come l’Inpdap e l’Enpals. In questo modo si uniformano le procedure per tutte le pensioni gestite dall’Istituto, ampliando la portata del regolamento.
L’aggiornamento normativo dell’Inps vuole offrire più chiarezza e sicurezza a chi prende un prestito con la cessione del quinto. Resta però fondamentale che ogni pensionato verifichi bene la propria situazione prima di fare domanda, per evitare sorprese legate a incapienza o ai limiti di trattenuta.
