Il Tribunale di Brescia ha ufficialmente dichiarato il fallimento del Brescia Calcio, segnando la fine di un’epoca lunga 114 anni. Una mazzata per la città e per i tifosi, che arriva proprio nel giorno del 70° compleanno di Massimo Cellino, presidente storico del club. Dopo stagioni di alti e bassi tra Serie A e Serie B, il club cade definitivamente, schiacciato da problemi economici sempre più insormontabili e da una procedura concorsuale che ha accelerato il tracollo.
Il Tribunale sancisce il fallimento: un debito da 20 milioni
Il Tribunale di Brescia ha messo la parola fine, affidando la liquidazione giudiziale del club. Un epilogo duro per una storia che durava da oltre un secolo. Il debito complessivo sfiora i 20 milioni di euro. L’avvocato Luca Bonavitacola, legale di Cellino, ha spiegato che metà di questa cifra riguarda finanziamenti, l’altra metà creditori privilegiati e altre categorie. Una decisione che, pur non sorprendendo del tutto, è stata definita inevitabile ma dolorosa.
Con la sentenza si apre ora la fase di accertamento dei crediti: i creditori hanno un tempo limite per presentare le loro richieste, passaggio necessario per avviare la liquidazione dei beni. Tutto questo arriva in un momento in cui le casse del club erano giĂ a secco da tempo.
Insolvenza conclamata: le ragioni della bocciatura del tribunale
Il tribunale ha puntato il dito contro un “conclamato stato di insolvenza” del Brescia Calcio. Il tentativo della società di avviare una procedura per la composizione della crisi è stato giudicato tardivo e senza i presupposti necessari. Insomma, la gestione non ha convinto, non ha saputo mettere in campo un piano serio per risanare i conti.
I giudici hanno anche messo in dubbio la buona fede di chi ha guidato la società , sottolineando l’assenza di un progetto credibile per uscire dalla bufera. Ai creditori non è stato presentato nulla che potesse far sperare in un recupero, un fatto che pesa molto in una realtà che dovrebbe invece garantire trasparenza e responsabilità .
Come la crisi ha travolto il Brescia negli ultimi diciotto mesi
Il crollo economico è stato rapido e inesorabile. In appena un anno e mezzo il club ha accumulato ritardi nei pagamenti di stipendi e contributi, inizialmente coperti da crediti d’imposta poi rivelatisi inesistenti. Le verifiche della Covisoc hanno confermato uno scenario critico, aggravato dalle accuse della Procura federale che hanno portato a una penalizzazione di otto punti in classifica.
Quel pesante “meno otto” ha inciso direttamente sulla retrocessione in Serie B, condizionando anche i campionati successivi e favorendo squadre come la Sampdoria nella corsa salvezza. La situazione è precipitata definitivamente quando Cellino ha deciso di non iscrivere il Brescia al campionato di Serie C per la stagione 2025-2026, sancendo così l’uscita definitiva del club dal calcio professionistico dopo oltre cento anni.
I tentativi inutili per evitare il tracollo
Prima della sentenza definitiva, il Brescia Calcio aveva provato a trovare una via d’uscita. Cellino aveva messo sul tavolo un piano di risanamento, poi trasformato in un concordato preventivo. Si è anche tentato di riattivare la matricola storica, un tentativo per ripartire dai dilettanti.
Nemmeno la cessione di Sandro Tonali, con un incasso stimato intorno ai 6 milioni per i diritti di valorizzazione, è servita a ridurre abbastanza il debito da evitare il fallimento. Tutto è stato insufficiente per sanare una situazione ormai compromessa, portando inevitabilmente alla chiusura giudizaria.
Le parole amare di Cellino dopo la sentenza
Duro il commento di Massimo Cellino, riportato da Sport Mediaset, che ha definito la sentenza “un atto di punizione”, accusando che a prevalere sia stata più l’acredine che la ragione. Il presidente ha anche sottolineato l’ingente perdita economica, con oltre 5 milioni di euro di danni per i creditori.
Cellino ha spiegato che non sarà possibile fare ricorso, dato il poco tempo rimasto prima della scadenza del 2 agosto, data cruciale per le iscrizioni ai campionati. Mentre il Brescia Calcio entra ufficialmente nel passato, ora tutta l’attenzione si sposta sull’Union Brescia, la nuova realtà chiamata a raccogliere l’eredità sportiva e culturale di una società che ha lasciato un segno profondo nel calcio italiano.
