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Boom dello street food in Italia: +88,7% imprese in 10 anni, la mappa si espande anche nei piccoli borghi

Nel 2026, l’Italia conta migliaia di nuovi punti dedicati allo street food, sparsi da Milano a piccoli borghi dimenticati dell’entroterra. Dieci anni fa, questo fenomeno sembrava confinato alle grandi città o alle località turistiche più famose. Oggi, invece, il cibo di strada ha conquistato ogni angolo del paese. I dati di Unioncamere e InfoCamere mostrano un’espansione sorprendente, che non riguarda solo i numeri, ma anche la geografia stessa di questo mercato. Cambia il modo di mangiare, cambia il turismo. E con essi, la vita di città e paesi.

Cresce la mappa dello street food: oltre 700 nuovi comuni coinvolti

Negli ultimi dieci anni il numero di Comuni italiani con almeno un’impresa di street food è passato da 1.258 a 1.975, con 717 nuovi centri entrati in gioco. Una crescita del 57% che segna un vero e proprio allargamento territoriale del fenomeno. Ancora più impressionante è il dato sulle imprese attive: da 2.271 nel 2016 sono quasi raddoppiate, arrivando a 4.286 nel 2026, pari a un +88,7%. Oggi più di un Comune su quattro ospita almeno un’attività di street food, mentre dieci anni fa era poco più di uno su sei. Questo salto dimostra che il cibo di strada non è più appannaggio solo delle grandi città, ma si è radicato anche in realtà più piccole, cambiando il volto della gastronomia e dell’imprenditoria locale.

Il Sud fa la parte del leone, ma il Nord non resta a guardare

Quasi metà delle imprese di street food si concentra al Sud, dove turismo e tradizioni culinarie forti vanno di pari passo. In Sicilia le attività sono passate da 201 a 514, con un balzo del 155,7%. Anche Puglia e Campania segnano aumenti importanti, rispettivamente dell’88,2% e del 91%. Ma non è solo il Mezzogiorno a correre: la Lombardia cresce dell’88,9%, l’Emilia-Romagna del 92%. Sorprendono anche le regioni più piccole, come l’Umbria e la Liguria . Il fenomeno dello street food coinvolge ormai tutte le aree del paese, grandi e piccole.

Le grandi città ancora protagoniste, ma la sfida si allarga

Milano guida la classifica provinciale con 256 imprese, seguita da Roma , Torino e Napoli . A livello comunale Roma supera di poco Milano, con 129 attività contro 128. Seguono Torino , Palermo e Bari . Questi numeri raccontano quanto nelle grandi città lo street food sia diventato parte integrante della vita quotidiana, del turismo e degli eventi culturali. Ma si vede anche una competizione aperta tra Nord e Sud, con città che si sfidano offrendo cibo rapido, autentico e ancorato alle tradizioni locali.

Micro imprese e società di capitale: un settore che cambia pelle

Il tessuto imprenditoriale dello street food resta soprattutto composto da imprese individuali, che rappresentano il 73,7% del totale con 3.157 attività. Molte sono realtà familiari, nate dalla passione per il cibo e il territorio. Tuttavia cresce a ritmo sostenuto la presenza delle società di capitale, passate da 105 nel 2016 a 620 nel 2026, con un aumento del 490%. La loro quota sale dal 4,6% al 14,5%. È un segnale chiaro: il settore si sta strutturando, diventando più solido e pronto a investire, con una maggiore professionalità e capacità di innovare.

Dietro il successo: nuovi stili di consumo e turismo esperienziale

Il boom dello street food segue i cambiamenti nei gusti e nelle abitudini dei consumatori. Oggi si cerca qualcosa di veloce, informale e comodo, che si adatti ai ritmi di vita e alle vacanze. Il turismo esperienziale ha giocato un ruolo decisivo: per molti viaggiatori assaggiare un prodotto locale per strada è un momento fondamentale, quasi quanto visitare un monumento. Lo street food si presta a ogni situazione: feste, fiere, località affollate, ma anche piccoli centri e quartieri di città. Offre sempre più spesso sapori legati alla tradizione del posto, dando vita a un modello economico flessibile e radicato nelle comunità italiane.

Redazione

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