Ogni anno, migliaia di cittadini si trovano sommersi da cartelle esattoriali per IMU, TARI o multe mai saldate, con interessi che lievitano senza sosta. Dal 16 ottobre 2026, si aprirà una finestra per accedere a una definizione agevolata, una sorta di “sconto” sui debiti con Comuni e Regioni. Ma non basta aspettare: l’ente locale deve aver dato il via libera entro luglio. Senza quella delibera, addio alla possibilità di risparmiare, e i costi continueranno a crescere. Una chance da non sottovalutare, insomma, per chi vuole evitare che il debito si trasformi in una trappola sempre più pesante.
La rottamazione quinquies, introdotta nel 2026, riguarda i debiti accumulati da cittadini e imprese con Comuni e Regioni per tributi come IMU e TARI, e anche per multe o altre sanzioni amministrative. L’idea è semplice: pagare solo la somma originaria senza interessi e senza l’aggio di riscossione, evitando così di sborsare cifre maggiorate nel tempo.
Per aderire, si considerano le cartelle affidate all’Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023. Ma c’è una condizione: il Comune o la Regione deve aver deliberato entro il 31 luglio 2026 di aderire. Senza questa decisione, il debito resta come prima, con tutti i costi extra.
Facciamo un esempio: una cartella TARI da 1.000 euro del 2018, che nel tempo è salita a 1.500 euro per sanzioni e interessi, può essere sanata pagando solo la somma originale più le spese di notifica. In pratica, si evita di pagare circa 500 euro di costi aggiuntivi. Va chiarito che non si tratta di un condono: la cifra principale rimane sempre dovuta.
Possono presentare domanda tutti i contribuenti con cartelle su tributi locali o sanzioni affidate all’Agenzia delle Entrate-Riscossione tra il 2000 e il 2023, a patto che il Comune o la Regione abbia deciso di aderire entro il 31 luglio 2026. Questa delibera è fondamentale: senza di essa, niente rottamazione.
Al momento, stando a dati non ufficiali, circa 3.000 amministrazioni locali avrebbero dato il via libera. Tra queste ci sono grandi città come Roma, Napoli, Palermo, Bari e Genova. Al contrario, Milano, Bologna e Firenze sembrano aver detto no. L’elenco ufficiale non è disponibile, quindi conviene controllare direttamente sui siti di Comune o Regione.
Se il tuo Comune non ha deliberato, purtroppo resti fuori. Questo significa che tutti i costi e gli interessi restano e non c’è modo di ridurli con questa misura.
Chi aderisce può scegliere se pagare tutto in una volta o dilazionare in massimo 54 rate bimestrali. Su queste rate si applica un interesse del 3% annuo, ma solo sulle rate dopo la prima.
Le scadenze per il 2027 sono già fissate: le rate successive alla prima vanno versate entro il 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre e 30 novembre. Attenzione: saltare anche due rate, anche non consecutive, fa decadere il beneficio. In quel caso si torna a pagare tutto e l’Agenzia può riprendere le azioni di recupero, come pignoramenti o fermi amministrativi.
Per semplificare i pagamenti, c’è il servizio online ContiTu dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Qui si può scegliere quali rate pagare, anche senza saldare tutto subito, mantenendo così attiva la definizione agevolata.
Non bisogna confondere la rottamazione quinquies con altre forme di definizione agevolata che alcuni Comuni o Regioni possono decidere da soli. La legge di Bilancio 2026 ha infatti dato la possibilità agli enti locali di stabilire regole e scadenze proprie per chi ha debiti non ancora affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Queste sanatorie autonome non riguardano quindi le cartelle già affidate, ma situazioni diverse, con tempi e modalità che possono cambiare da ente a ente.
Per questo motivo, è importante informarsi direttamente presso il proprio Comune o Regione per capire se ci sono altre opportunità oltre alla rottamazione quinquies, che resta però l’unica misura nazionale per i debiti affidati fino al 2023.
Il periodo per controllare e aderire alla definizione agevolata arriva nel 2026. Dal 15 ottobre si potranno consultare i propri debiti nell’area riservata sul sito dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, usando SPID, Carta d’Identità Elettronica o Carta Nazionale dei Servizi. Qui si vede quali cartelle possono rientrare nella rottamazione.
Dal 16 ottobre si potrà inviare la domanda online, con la possibilità di scegliere quali cartelle includere. La finestra resta aperta fino al 15 dicembre 2026.
Dopo la domanda, l’Agenzia invierà un documento con l’importo esatto da pagare, comprese le spese di notifica, e i moduli per il pagamento tramite PagoPA. L’intera procedura è digitale, pensata per essere veloce e trasparente.
Chi non rispetta questi tempi, o il cui Comune non ha aderito, perde questa chance e dovrà affrontare il recupero del credito secondo le normali regole.
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