Il caro carburante ha spremuto i bilanci di tante imprese agricole, mettendo in difficoltà chi lavora la terra ogni giorno. Ora, dopo mesi di attesa e incertezze, arriva un segnale concreto: il Ministero dell’Agricoltura, insieme a quello dell’Economia, ha ufficializzato la procedura per il bonus carburante 2026. Un credito d’imposta pensato proprio per alleggerire il peso delle spese energetiche. Ma non basta sapere che c’è: per ottenere l’agevolazione, servono attenzione ai dettagli, moduli da compilare e scadenze da rispettare. Chi non si muove in fretta rischia di lasciarsi sfuggire questo aiuto.
Il bonus nasce per alleggerire l’impatto dell’impennata dei prezzi di gasolio e benzina, che ha colpito duro le imprese agricole. La misura, contenuta nell’articolo 8-ter del decreto-legge n. 38 del 2026, dispone uno stanziamento di 90 milioni di euro. Si tratta di un credito d’imposta che può coprire fino al 20% delle spese sostenute per carburante tra il 1° marzo e il 31 maggio 2026.
Il beneficio vale solo per il carburante usato nei mezzi agricoli o per il riscaldamento delle serre adibite a coltivazioni orticole. Restano fuori benzina e gasolio per auto private, mezzi commerciali non agricoli e attrezzature non direttamente coinvolte nella produzione. Inoltre, il bonus rispetta le regole europee sugli aiuti di Stato, seguendo il quadro temporaneo della Commissione Ue per far fronte alla crisi internazionale.
Il tetto massimo per ogni impresa è fissato a 50.000 euro, così da garantire una distribuzione equa e impedire che poche aziende assorbano l’intero fondo.
Il credito d’imposta si basa sulle spese documentate da fatture, escluse le imposte come l’Iva. Il contributo teorico corrisponde al 20% della spesa per carburante nel trimestre marzo-maggio 2026. Ma l’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura controllerà tutte le richieste ricevute.
Se le domande non superano i 90 milioni stanziati, ogni azienda otterrà il 20% previsto. Se invece le richieste eccederanno il fondo disponibile, Agea ridurrà proporzionalmente l’importo per garantire che il budget venga distribuito in modo equilibrato tra tutti.
Questo meccanismo tutela sia la trasparenza che l’equità, evitando che poche grandi imprese si prendano tutto. Fondamentale presentare domande complete e ben documentate per non rischiare esclusioni.
Possono accedere al credito tutte le imprese agricole attive in Italia, indipendentemente dalla loro forma giuridica o dal regime fiscale. La legge richiede che l’attività sia riconosciuta come attiva secondo le regole nazionali della Politica Agricola Comune . Ciò include agricoltori individuali, cooperative e società del settore.
Restano invece fuori le aziende che hanno ricevuto ordini di recupero di aiuti di Stato considerati incompatibili dalla Commissione Europea. Anche le imprese in difficoltà prima del 28 febbraio 2026 sono escluse, salvo alcune eccezioni per piccole e microimprese previste dalla normativa Ue.
Questi vincoli servono a rispettare le regole comunitarie e a evitare che fondi pubblici finiscano in mani non idonee o in aziende non stabili economicamente.
Le richieste vanno presentate solo online, sulla piattaforma ufficiale di Agea. L’imprenditore può inviare la domanda personalmente o tramite un Centro di Assistenza Agricola .
Le istruzioni saranno disponibili entro il 6 agosto 2026. La finestra per presentare le domande si chiude il 30 settembre 2026, senza possibilità di proroghe.
Serve un pacchetto di documenti piuttosto dettagliato: dati dell’impresa, spese totali per carburante, calcolo del credito, altri aiuti ricevuti sugli stessi costi, oltre a dichiarazioni che confermino l’uso agricolo esclusivo del carburante, l’assenza di ordini di recupero e la condizione di impresa non in difficoltà.
Le fatture di acquisto devono essere riferite al periodo 1° marzo – 31 maggio 2026. Solo con dati chiari e completi si evita di incorrere in ritardi o esclusioni.
Il credito ottenuto potrà essere usato solo in compensazione tramite modello F24, attraverso i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate. Va utilizzato entro il 31 dicembre 2026 e non si può spalmare su più anni.
Fiscalmente, il bonus non si considera reddito d’impresa, non pesa sull’IRAP e non è soggetto ai limiti annuali usuali dei crediti d’imposta, semplificando la gestione contabile.
Agea seguirà da vicino le domande e le erogazioni. Se emergono irregolarità o usi impropri, il bonus sarà revocato e l’azienda dovrà restituire quanto percepito, con interessi e possibili sanzioni.
Questi controlli sono fondamentali per evitare abusi e assicurare che i soldi pubblici arrivino davvero a chi ne ha bisogno, garantendo trasparenza e rispetto delle regole nell’assegnazione dei contributi in agricoltura.
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