Il prezzo della benzina ha superato i due euro al litro, un record che fa discutere. Eppure, gli italiani non rallentano. A luglio, i consumi hanno toccato quota 900.000 tonnellate: il massimo registrato negli ultimi sedici anni. Un segnale chiaro, che smentisce l’idea comune secondo cui il caro carburante avrebbe frenato gli spostamenti quotidiani. Il caldo estivo non aiuta, certo, ma è soprattutto la mancanza di alternative concrete a spingere molti a continuare a usare la macchina a benzina, nonostante i listini alle stelle. Il mercato italiano, con le sue dinamiche uniche, resta così più che mai in movimento.
Petrolio, luglio 2026: benzina in crescita, gasolio in calo
Nel mese di luglio 2026, in Italia sono stati immessi sul mercato circa 4,7 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi, un po’ meno rispetto all’anno precedente. Ma dentro questo numero si nascondono tendenze diverse. La benzina ha fatto un balzo in avanti, crescendo del 3,1% rispetto a luglio 2025, con 27.000 tonnellate in più, arrivando a 900.000 tonnellate consumate. E questo nonostante il prezzo alla pompa continui a salire, soprattutto perché la benzina non ha beneficiato del recente taglio delle accise. Diversa la situazione per il gasolio, che ha perso terreno con un calo dell’8,4% pari a 191.000 tonnellate in meno, soprattutto nel trasporto pesante “extra-rete”, dove il calo è stato del 13,5%. Con il possibile stop al taglio delle accise sul diesel previsto per il 25 agosto 2026, si teme un ulteriore aumento dei prezzi, che potrebbe portare il costo del gasolio oltre i tre euro al litro nei prossimi mesi, mettendo in difficoltà il settore.
La mobilità italiana non cambia marcia: poche alternative e costi in aumento
Il caro carburante non ha scoraggiato la domanda di mobilità in Italia. Le famiglie continuano a usare l’auto, spesso rinunciando ad altre spese, perché alternative valide non ce ne sono. L’aumento dei consumi di benzina non è legato a eventi geopolitici come la guerra in Medio Oriente, ma riflette una dipendenza strutturale dal petrolio. Le auto elettriche, infatti, rappresentano solo l’8,2% del mercato nel 2026, molto lontane dai numeri di altri Paesi europei: in Francia e Regno Unito superano il 26%, in Germania sono al 25,9%. A pesare sono soprattutto i costi elevati e le difficoltà abitative. In Italia non ci sono incentivi significativi per spingere l’acquisto di veicoli elettrici, e la quota di mercato è cresciuta soprattutto grazie a incentivi esauriti in fretta nell’ottobre 2025. Nel frattempo, il prezzo delle auto tradizionali è aumentato del 50% negli ultimi dieci anni. A complicare tutto c’è la riduzione del potere d’acquisto delle famiglie, con redditi reali più bassi del 6,6% rispetto al 1990, che rende più difficile rinnovare il parco auto.
Il parco auto italiano: diesel e benzina dominano, elettrico ancora marginale
Secondo i dati UNEM del 2025, il 42% delle auto in circolazione in Italia usa gasolio, il 39,4% benzina, l’8,3% è ibrido, mentre GPL e metano si fermano rispettivamente al 7,2% e 2,3%. Le auto elettriche sono ancora un’esigua minoranza, con solo lo 0,8% del totale. Per ridurre davvero il consumo di combustibili fossili serve una vera rivoluzione del parco auto, puntando sui modelli elettrici. L’Unione Europea ha fissato un obiettivo chiaro: arrivare a 38 milioni di veicoli elettrici entro il 2030, un traguardo che permetterebbe di risparmiare circa 190 milioni di barili di petrolio all’anno e 12 miliardi di euro. Ma la trasformazione procede a rilento, frenata dalle incertezze nel settore automotive e dalle difficoltà economiche e sociali del momento.
Il quadro attuale mostra un’Italia che, nonostante i prezzi alle stelle, continua a puntare sui carburanti fossili. La scarsità di alternative ecologiche e l’assenza di incentivi concreti rischiano di bloccare il passaggio a una mobilità più sostenibile, lasciando le famiglie italiane prigioniere di una dipendenza fatta di costi in aumento e scelte obbligate.
