Multe da autovelox annullate per vizio formale: il decreto che cambia le regole
Nel 2025, migliaia di automobilisti si sono ritrovati con multe da autovelox annullate per un vizio formale: l’apparecchio non era omologato. Il caos che ne è seguito ha messo in crisi i conti di molti Comuni, incapaci di gestire l’ondata di ricorsi e rimborsi. A mettere fine a questo caos ci ha pensato il decreto ministeriale 125 del 2026. Il testo ha stabilito nuove regole precise sulla validità delle multe e sugli strumenti di controllo, obbligando a rispettare criteri più stringenti. Non si tratta solo di una questione tecnica, ma di una svolta che riguarda da vicino chi guida e chi amministra le città.
Omologazione o approvazione: la differenza che cambia tutto
Al centro del problema c’è una distinzione che per troppo tempo è stata trascurata o fraintesa. Il Codice della Strada, all’articolo 142, comma 6, stabilisce che gli strumenti per misurare la velocità devono essere omologati, non solo approvati. In passato, però, il Ministero dei Trasporti usava i due termini come se fossero la stessa cosa, ritenendo sufficiente un semplice via libera amministrativo, più facile e veloce.
La svolta è arrivata con la Cassazione, che con l’ordinanza n. 10505 del 2024 ha chiarito una volta per tutte la differenza. L’approvazione è una valutazione sommaria, senza test di laboratorio che garantiscano l’affidabilità dello strumento. L’omologazione invece è ben altra cosa: un iter rigoroso che verifica standard precisi per assicurare misurazioni accurate e prive di errori arbitrari. Tradotto: un autovelox “approvato” ma non “omologato” può emettere multe non valide, e quindi contestabili.
Decreto 125/2026: la “pulizia” degli autovelox comunali
Con il decreto ministeriale 125 del 2026 è arrivata una vera e propria “ripulita”. La norma ha messo nero su bianco quali apparecchi non rispettano i requisiti di omologazione e quindi non possono più essere usati come prima. Per evitare che i Comuni si trovassero a dover restituire montagne di multe o affrontare spese legali insostenibili, la legge ha previsto una sanatoria per quei dispositivi già installati e autorizzati secondo le vecchie regole del 2017.
L’obiettivo è chiaro: evitare che i bilanci comunali saltino per aria tra penali e cause, e dare agli enti una cornice stabile per mettere ordine nei loro strumenti di controllo. Così si limita il rischio di contenziosi e annullamenti a catena delle sanzioni.
Multa da autovelox: come capire se è valida
Ricevere una multa da autovelox non è mai piacevole, ma non bisogna lasciarsi prendere dal panico. Spesso dietro il verbale si nascondono dettagli tecnici importanti. Per esempio, il documento deve indicare chiaramente il decreto con cui lo strumento è stato omologato. Se invece cita solo il decreto di approvazione o confonde i due termini, ci sono buone possibilità di fare ricorso.
Chi vuole contestare la multa può scegliere tra due strade: il ricorso al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla notifica, oppure quello al Prefetto entro 60 giorni. Se si perde il termine, la sanzione diventa definitiva, con pagamento obbligatorio e decurtazione dei punti dalla patente.
Perciò è fondamentale leggere bene il verbale e controllare ogni dettaglio, specie in un periodo in cui le regole stanno cambiando.
Cosa ci aspetta: nuove regole e conferme dalla giurisprudenza
La confusione tra approvazione e omologazione ha spinto Governo e Ministero dei Trasporti a pensare a nuovi interventi per fare chiarezza definitiva. Si parla di ulteriori sanatorie o aggiornamenti nelle procedure, ma resta fermo un principio chiaro: senza omologazione certificata, le multe rischiano di non reggere in tribunale.
Questo dà un po’ di respiro a chi ha ricevuto multe da apparecchi non conformi, offrendo un quadro più solido per tutelare i diritti degli automobilisti. Allo stesso tempo, obbliga i Comuni a fare ordine e a garantire che gli strumenti usati siano a norma, per evitare nuovi contenziosi e assicurare un controllo serio e legale sulle strade.
Il tema resta caldo, con effetti importanti sia sulla sicurezza stradale sia sull’equilibrio economico degli enti locali.
