Cemento abusivo, inquinamento, pesca illegale: le coste italiane non trovano pace. Nel 2025, però, qualcosa sembra muoversi. I reati legati al mare calano leggermente rispetto all’anno scorso, un segnale timido ma non trascurabile. Eppure, al Sud, in regioni come Campania, Puglia, Sicilia e Calabria, l’illegalità continua a mordere forte, minacciando sia l’ecosistema marino sia il benessere delle comunità che vivono a ridosso del mare. Il rapporto Mare Monstrum di Legambiente racconta una realtà complicata, fatta di numeri che pesano e problemi che si trascinano da anni.
Mare Monstrum 2025: controlli a tappeto, ma i risultati restano fragili
Ogni anno Legambiente pubblica il dossier Mare Monstrum, che monitora le violazioni ambientali lungo le coste italiane. Nel 2025 sono stati effettuati oltre 750mila controlli da parte di forze dell’ordine e capitanerie di porto, coprendo tutte le 15 regioni con sbocco sul mare. Nonostante questa intensità di verifiche, le infrazioni accertate sono ancora tante: 56.812, divise tra reati penali e illeciti amministrativi . In pratica, si registrano in media 156 violazioni ogni giorno, oltre sei ogni ora.
Il calo più evidente riguarda denunce e arresti: le persone denunciate sono diminuite del 20%, scendendo a 21.726, mentre gli arresti sono calati del 31%, fermandosi a 93. Anche sequestri e sanzioni sono diminuiti rispettivamente del 20% e del 6,6%. Le multe, infine, hanno subito un taglio netto del 58%, con 191 milioni di euro complessivi. Dietro questi numeri c’è un impegno costante di chi sorveglia le coste, ma resta chiaro che arginare fenomeni così radicati e spesso legati alla criminalità locale non è facile.
Sud Italia: Campania, Puglia, Sicilia e Calabria nel mirino dell’illegalità
Le regioni del Sud concentrano gran parte delle violazioni ambientali lungo le coste. La Campania è ancora prima per numero di reati, con 4.002 infrazioni nel 2025. Qui si registrano anche 35 arresti e quasi 4.500 sanzioni amministrative, a testimonianza della persistenza di fenomeni ben radicati. Seguono Puglia , Sicilia e Calabria . La Calabria, però, è la regione con più controlli effettuati: quasi 90mila nel corso dell’anno.
Secondo Legambiente, in queste quattro regioni la presenza di reti criminali storiche contribuisce a mantenere alto il livello di abusi e sfruttamento illegale del mare. Questi territori rappresentano il 53,6% di tutti i reati contro mari e coste a livello nazionale. Se si guarda però al numero di infrazioni per chilometro di costa, includendo anche i reati amministrativi, la classifica cambia: in cima c’è la Basilicata, con 23,6 illeciti per chilometro, seguita da Emilia-Romagna, Campania e Liguria. È un dato che invita a considerare non solo il volume assoluto, ma anche la densità degli abusi sul territorio.
Inquinamento e cemento abusivo: le principali piaghe delle coste italiane
Il dossier divide le violazioni in quattro categorie principali. Al primo posto c’è l’inquinamento marino, con 7.317 reati . Si tratta soprattutto di smaltimento illecito di rifiuti e scarichi abusivi che rovinano spiagge, fondali e risorse acquatiche. Al secondo posto c’è il cemento abusivo, con 6.189 infrazioni, legate soprattutto a costruzioni abusive che deturpano il paesaggio costiero e ne compromettono l’equilibrio naturale.
Seguono la pesca di frodo e le violazioni del codice della navigazione e della nautica da diporto, che, pur meno numerose, aumentano la pressione sugli ambienti costieri. Di fronte a queste criticità, Legambiente propone alcune strategie concrete: rifinanziare i fondi per i Comuni impegnati nella demolizione degli abusi edilizi e intensificare i controlli sulle occupazioni abusive del demanio marittimo.
Un altro nodo importante riguarda il miglioramento degli impianti fognari e di depurazione, con una gestione integrata dei rifiuti e un potenziamento del riuso di acque reflue e fanghi. Su questi temi si attende l’adozione di un nuovo decreto. Interventi tecnici e normativi come questi sono fondamentali per alleggerire la pressione sul mare e salvaguardare le coste italiane da un degrado continuo.
Forze dell’ordine sotto pressione: le sfide per difendere le coste
I numeri dei controlli mostrano un’azione di contrasto intensa, che coinvolge diverse forze dell’ordine e le capitanerie di porto. Ma la riduzione dei reati non deve far illudere: garantire una tutela efficace su migliaia di chilometri di costa è una sfida enorme. La costa italiana è un mosaico di territori con problemi e dinamiche diverse.
In molte zone, le infiltrazioni criminali complicano l’applicazione delle regole, soprattutto dove cemento abusivo e pesca illegale si intrecciano con attività economiche poco trasparenti. Sequestri e denunce sono strumenti indispensabili per arginare lo sfruttamento illecito, ma per una protezione reale serve una collaborazione più stretta tra istituzioni nazionali, enti locali e società civile.
Serve anche investire in tecnologia per il monitoraggio costiero e nella formazione di personale specializzato. L’azione preventiva deve camminare insieme a quella repressiva per evitare che l’illegalità si ripresenti a ciclo continuo. Rendere le coste italiane più sicure e sostenibili resta una sfida aperta, che richiede attenzione costante e impegno concreto.
