La maggior parte delle persone erano gravemente ferite – arti amputati, gravi lesioni interne, stati di shock e ferite varie. E’ stato davvero orribile.
Tutti noi abbiamo cercato di aiutare quanto più potevamo – dai medici curanti agli stagisti, fino ai custodi. Il pronto soccorso è diventato un alveare: caotico, ma allo stesso tempo abbastanza organizzato.
Le vittime erano fisicamente ed emotivamente devastate. Poi i parenti, alcuni piangevano e gridavano. Scene terribili e ricordi che mi tormenteranno per il resto della mia vita.
In due ore era tutto finito. Alcuni pazienti sono stati trasportati in ospedali specializzati, altri sono stati ricoverati e operati, e alcuni sono potuti tornare a casa.
In qualche modo al pronto soccorso è tornata la normalità. Ma per me non era finita.
Al termine del mio turno ho continuato a riprodurre tutto quello che avevo vissuto nella mia mente più e più volte, cercando di dargli un senso. Ma ho fallito. Mi sentivo intorpidito, svuotato dentro.
Non capisco.
Durante i miei otto mesi di servizio in questo pronto soccorso mi sono capitate situazioni simili a questa. Eppure gli attacchi di giovedì hanno significato qualcosa di diverso. Forse a causa del numero maggiore di vittime civili provocate dalle molte esplosioni o forse perché tutta Baghdad e la sua gente sembrava sotto attacco.
Continuavo a chiedermi: “E se questo tornasse a diventare normale? Come pensiamo di affrontare tutto ciò? “
Voglio solo una vita normale, non posso permettermi di vivere di nuovo con la paura. Dopo anni e anni si potrebbe pensare che ci siamo abituati a convivere con bombe e attacchi terroristici.
Venerdì, il giorno dopo l’attentato, avrei dovuto festeggiare un anno esatto dall’inizio del mio lavoro come giovane medico a Baghdad: era il 23 dicembre del 2010.
Doveva essere un giorno felice, ma non lo poteva essere, perché ciò che è accaduto ha ucciso la mia gioia, la mia voglia di celebrare questo traguardo.
Venerdì e sabato siamo stati allertati, tutto il personale medico doveva essere presente al pronto soccorso. E’ quello che dobbiamo aspettarci anche per i giorni a venire.
*Lubna Naji è un giovane medico di Baghdad. Ha 25 anni e lavoro in un pronto soccorso della capitale irachena.
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