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Trump annuncia la fine della guerra con l’Iran e un accordo sul nucleare: petrolio crolla, ma Teheran smentisce

“Il conflitto con l’Iran è finito.” Così Donald Trump ha annunciato a sorpresa, proprio mentre pochi giorni fa gli attacchi su suolo iraniano facevano temere un’escalation militare. Il presidente americano ha parlato di un “grande accordo” in cui Teheran avrebbe accettato di rinunciare al suo programma nucleare civile. Ma la risposta di parte iraniana non si è fatta attendere: smentite ufficiali hanno spazzato via ogni conferma. Intanto, i mercati del petrolio hanno reagito con un crollo dei prezzi, segno di un clima di incertezza che ancora domina la scena. La situazione resta fluida, con molti nodi da sciogliere.

Trump parla di un accordo storico con l’Iran

Dal suo ufficio alla Casa Bianca, Trump ha annunciato quella che ha definito “una svolta storica” nei rapporti con l’Iran. Secondo il presidente, è stato raggiunto un “grande accordo” in cui Teheran avrebbe deciso di rinunciare per sempre alla costruzione di armi nucleari. Trump ha detto che l’intesa sarà formalizzata in Europa a breve, con una bozza definitiva che stabilirà i termini dell’accordo. Ha poi sottolineato l’impegno per riaprire lo Stretto di Hormuz, chiuso da tempo, una via fondamentale per il passaggio del petrolio e per la stabilità economica mondiale.

Non è la prima volta che Trump usa toni simili: è almeno la quinta dichiarazione pubblica dall’inizio del conflitto in cui l’amministrazione americana annuncia passi avanti verso una tregua o un accordo. Curiosamente, queste notizie arrivano spesso in momenti di alta tensione sul campo. Poche ore prima del suo annuncio, Trump aveva minacciato pesanti ritorsioni militari e si erano registrati diversi raid contro obiettivi iraniani. La situazione sembra oscillare tra momenti di forte agitazione e improvvisi segnali diplomatici, lasciando tutti in attesa di conferme.

Teheran smentisce: nessun accordo firmato, solo un memorandum di intesa

Da Teheran sono arrivate subito le repliche. Esmail Baghaei, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, ha detto chiaramente che la versione di Trump non corrisponde alla realtà: non esiste ancora nessun accordo definitivo. Quello di cui si parla sarebbe solo un memorandum preliminare, un documento che serve a facilitare il dialogo e i futuri negoziati, senza impegni vincolanti. L’Iran contesta anche la durezza delle richieste americane, che si sarebbero fatte più stringenti con il passare delle trattative.

La smentita si concentra soprattutto sul programma nucleare. Teheran conferma le sue “linee rosse”: non intende rinunciare alle attività nucleari civili, ritenute essenziali per il proprio sviluppo energetico. Da sempre, l’Iran nega di voler sviluppare un programma nucleare militare, sostenendo che le sue centrali servono solo a produrre energia e a supportare la ricerca scientifica. Il nodo della questione rimane il controllo e la trasparenza delle attività nucleari iraniane, per evitare che siano una copertura per fini militari.

Petrolio in calo, i mercati reagiscono alle tensioni

Le oscillazioni tra minacce di guerra e annunci di pace hanno subito effetti sul mercato del petrolio. Dopo le parole ottimistiche di Trump, i prezzi sono scesi: il Brent, il petrolio del Mare del Nord considerato il più pregiato, è sceso sotto gli 84 dollari al barile. Anche il WTI statunitense ha perso terreno, scendendo sotto gli 86 dollari.

Dietro a questa inversione c’è il contesto geopolitico. A causa del blocco dello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il petrolio verso il mercato globale, i Paesi asiatici hanno dovuto rivolgersi di più agli Stati Uniti e al Canada per soddisfare la domanda. Questo ha fatto salire i prezzi del WTI sopra quelli del Brent, capovolgendo una tendenza consolidata e influenzando il costo dell’energia nel mondo. L’aumento del petrolio aveva già fatto crescere l’inflazione negli USA, arrivata al 4,2% nei mesi scorsi, preoccupando gli analisti per l’economia interna.

Il calo del prezzo dopo l’annuncio di Trump suggerisce che i mercati credono a una possibile stabilizzazione della situazione, nonostante le smentite iraniane. Ma la volatilità resta alta e le prossime settimane saranno decisive per capire se davvero la pace prevarrà o se torneranno le tensioni.

Redazione

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