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Tari in Italia: Riciclo in Crescita ma al Sud si Paga 90 Euro in Più Rispetto al Nord

Nel 2025, la raccolta differenziata in Italia ha raggiunto quasi il 68%, un traguardo che segna un passo avanti significativo. Ma dietro questo dato incoraggiante si nasconde una realtà diversa al Sud. Qui, le famiglie continuano a ricevere bollette più salate rispetto al resto del Paese. Il rapporto Green Book 2026, firmato da Utilitalia e dalla Fondazione Utilitatis, mette in luce una forbice che non si è ancora colmata: mentre al Nord il riciclo supera il 52% e il sistema funziona meglio, nel Mezzogiorno la gestione dei rifiuti e gli impianti restano indietro, creando disuguaglianze tangibili.

Riciclo: tanta raccolta, ma meno effettivo

Non basta separare i rifiuti per garantirne il riciclo. Il rapporto mette in luce uno scarto importante tra quello che si raccoglie e ciò che realmente viene riciclato. Il problema principale è la qualità del materiale consegnato, spesso non adatto agli impianti di selezione. Questi impianti, sparsi in modo disomogeneo sul territorio, lavorano con risultati altalenanti e non sempre riescono a trattare i rifiuti in modo efficiente e sostenibile.

Guardando ai numeri, la raccolta organica è la più efficace, con un recupero del 41%. Seguono carta e cartone, intorno al 25%, mentre il vetro si ferma al 13%. La plastica resta il tallone d’Achille: i costi per raccoglierla e trattarla oscillano tra 43 e 53 centesimi al chilo. Il motivo? Spesso è contaminata da materiali estranei e deve competere con materie prime nuove, che ne abbassano il valore e rendono più difficile il riciclo.

Tari al Sud, un peso che non cala

Il capitolo costi è quello che più preoccupa. La Tari per una famiglia tipo cambia molto da una zona all’altra: nel 2025 la spesa media è stata di 288 euro al Nord, 358 euro al Centro e 378 euro al Sud. Qui si paga circa 90 euro in più rispetto al Nord. Questa differenza è dovuta soprattutto alla mancanza di impianti e a una gestione meno efficiente dei rifiuti.

Nel Mezzogiorno si producono ogni anno circa 9 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, con una raccolta differenziata al 60%. Anche se in crescita, resta troppo alta la quota destinata alle discariche: il 37%, contro il 15% del resto d’Italia. La forte dipendenza dalle discariche e il trasferimento dei rifiuti verso impianti del Centro-Nord fanno lievitare i costi, che poi ricadono sulle tasche dei cittadini.

Per centrare gli obiettivi europei del 2035 — 65% di riciclo e meno del 10% in discarica — l’Italia deve fare ancora molta strada, soprattutto nel Sud e in Sicilia. Il Green Book stima che servano nuovi impianti per trattare 1,7 milioni di tonnellate di organico e 1,1 milioni di tonnellate di rifiuti indifferenziati.

Termovalorizzatori al Sud: pochi, concentrati e con un futuro incerto

Nel dibattito sulla gestione dei rifiuti, gli inceneritori tornano al centro dell’attenzione. Al Sud ce ne sono solo sei, con quello di Acerra che da solo copre quasi il 73% della capacità regionale di incenerimento. Questi impianti sono considerati fondamentali per smaltire i rifiuti non riciclabili e ridurre l’uso delle discariche.

Ma il futuro dei termovalorizzatori è appeso a un filo, a causa della nuova direttiva europea UE 959/2023, in vigore dal 2028. Questa potrebbe includere gli inceneritori nel sistema di scambio delle quote di emissioni di carbonio . Luca Dal Fabbro, presidente di Utilitalia, avverte che “questo porterebbe a un aumento sostanziale dei costi, senza reali vantaggi ambientali.” Il prezzo del carbonio potrebbe far lievitare i costi fino a 45 euro per tonnellata, traducendosi in circa 350 milioni di euro in più all’anno per l’intero settore.

Il carbon pricing apre quindi una nuova sfida, soprattutto per le regioni del Sud, già in difficoltà con la gestione dei rifiuti. Trovare un equilibrio tra tutela dell’ambiente, sostenibilità economica e sviluppo degli impianti sarà la vera sfida dei prossimi anni.

Redazione

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