Il gasolio sfiora ormai i due euro al litro, un livello che pesa sulle tasche di milioni di automobilisti. Da quando, il 3 luglio, è saltato l’ultimo sconto sulle accise, i prezzi dei carburanti hanno ripreso a salire senza sosta. Non fa differenza se si parla di stazioni di servizio lungo le strade di città o delle aree di sosta autostradali: il rincaro si fa sentire ovunque, con il diesel che soffre più della benzina. Lunedì 27 luglio, il Consiglio dei ministri si riunirà per mettere a punto una strategia, con un obiettivo ben definito: evitare che il prezzo superi la soglia dei due euro al litro. I dettagli, però, restano ancora da definire.
Appena terminato il contributo sulle accise, all’inizio di luglio, il prezzo del carburante ha subito un balzo evidente. Secondo i dati Codacons, il gasolio è aumentato di 30,3 centesimi al litro sulla rete ordinaria, pari a un +16%. Sulle autostrade, dove i prezzi sono già più alti, il rincaro è stato di 28,7 centesimi. La benzina è salita meno, ma comunque di 17,9 centesimi al litro.
Per chi fa il pieno, significa spendere molto di più: circa 15 euro in più per il gasolio e quasi 9 euro in più per la benzina rispetto a inizio mese. Il 27 luglio il gasolio self service sulla rete ordinaria viaggiava attorno ai 2,185 euro al litro, la benzina si fermava a 1,982 euro. Un aumento che pesa soprattutto su chi usa il diesel per lavoro o per spostamenti lunghi.
Il governo sta pensando a un taglio delle accise, con sconti diversi per gasolio e benzina, per tenere conto dell’impatto maggiore sul diesel. Si parla di una riduzione che potrebbe andare da 8 fino a 24 centesimi al litro. Secondo il Codacons, uno sconto di 8 centesimi si tradurrebbe in un risparmio reale di circa 4,88 euro per un pieno, considerando anche l’Iva.
Se il taglio fosse di 10 centesimi, il risparmio supererebbe i 6 euro a pieno; con 15 centesimi si arriva a 9,15 euro. La proposta più consistente, con 24 centesimi di sconto, potrebbe far risparmiare quasi 15 euro per ogni rifornimento. In questo scenario, il prezzo del gasolio scenderebbe intorno a 1,89 euro al litro.
Ma c’è una condizione fondamentale: lo sconto deve arrivare tutto al consumatore finale. Se una parte venisse assorbita da distributori o intermediari, il beneficio si ridurrebbe o sparirebbe del tutto. Per questo, le preoccupazioni su come sarà controllata la catena distributiva non mancano.
Il gasolio è il carburante più usato in Italia: si consumano quasi 110 milioni di litri al giorno, di cui circa 76,8 milioni sono diesel, pari al 70% del totale. Questo spiega perché l’aumento del prezzo del diesel incide così tanto sulle tasche di tutti.
Solo a luglio, l’extra costo causato dal rincaro è stimato intorno ai 28,4 milioni di euro al giorno. In un mese si supera così quota 880 milioni di euro, una cifra che pesa su trasporti, consumatori e aziende. Tra le cause principali di questo aumento c’è l’instabilità geopolitica in Medio Oriente, che influenza i mercati energetici e il prezzo del petrolio.
Nei prossimi giorni il governo si confronterà su come calibrare l’intervento per contenere i rincari e ridurre le tensioni legate al caro carburante. Resta da vedere se le soluzioni adottate riusciranno davvero a fermare la corsa dei prezzi.
Il Consiglio dei ministri del 27 luglio sarà un momento decisivo. Tutti guardano a una misura che possa alleggerire la pressione sulle famiglie, soprattutto ora che con l’estate i consumi aumentano. Ma la vera sfida sarà assicurarsi che il taglio arrivi davvero fino alle pompe di benzina.
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