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Spread Btp-Bund in rialzo a 91 punti base: rendimenti al 3,91% e tensioni geopolitiche spingono i mercati, oggi asta Bot

Lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi ha ripreso a salire, segnando un clima di crescente nervosismo sui mercati. A far tremare i nervi degli investitori sono soprattutto le tensioni in Medio Oriente, che non danno tregua. L’Italia si ritrova in una situazione delicata: la crisi del gas si aggrava, dopo che gli attacchi iraniani hanno bloccato le forniture provenienti dal Qatar. Ieri, l’asta dei Btp Short Term e di quelli indicizzati all’inflazione ha registrato una domanda che ha superato di molto l’offerta del Ministero dell’Economia. Eppure, i rendimenti si sono spinti fino al 2,9%, sospinti dall’allargarsi dello spread. Sullo sfondo, una Roma politica traballante; mentre i mercati europei, a sorpresa, mostrano segni di maggiore calma.

Spread e rendimenti: oltre quota 90 punti base

Nella mattinata del 26 marzo lo spread tra i Btp decennali italiani e i Bund tedeschi della stessa durata ha ripreso a salire, arrivando a 91 punti base. Il giorno prima il differenziale oscillava intorno agli 88, sotto la soglia dei 90 punti, ma l’apertura di questa mattina ha riportato il livello sopra quella linea. L’aumento va di pari passo con un picco dei rendimenti dei titoli di Stato italiani, che hanno raggiunto il 3,91% sui benchmark a 10 anni, offrendo agli investitori un ritorno più alto rispetto ai Bund tedeschi, fermi al 3,00%.

A influire su questa dinamica è la maggiore volatilità che grava sull’Italia rispetto alla Germania. Non è solo la guerra in Medio Oriente a creare incertezza, ma anche le recenti tensioni nella coalizione di governo guidata da Giorgia Meloni. Solo nelle ultime ore si sono registrate dimissioni di peso: il sottosegretario e il capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, seguiti dalla ministra del Turismo Daniela Santanchè. Questi avvenimenti aumentano i dubbi sulla tenuta politica dell’esecutivo in un momento già segnato dalla crisi energetica.

Crisi energetica e tensioni geopolitiche: un legame pericoloso

La situazione geopolitica si riflette direttamente sull’andamento dello spread. L’Italia dipende molto dal gas che arriva dal Qatar, bloccato a causa degli attacchi iraniani nella regione mediorientale. La premier Giorgia Meloni è volata in Algeria per cercare alternative e aumentare le forniture di gas, ma i negoziati sono complicati. Algeri ha proposto solo accordi basati sul mercato spot, con prezzi alti e poco stabili, un problema per la strategia energetica italiana.

Questo scenario contribuisce a un clima di instabilità finanziaria: i mercati vedono un rischio crescente legato alla possibile carenza di energia e all’incertezza politica interna. I rendimenti dei titoli di Stato risentono di questa situazione, con lo spread che si allarga come segnale della diffidenza degli investitori verso l’Italia. Crisi energetica e rischi geopolitici si intrecciano così con problemi economici e politici, rendendo più difficile il percorso di risanamento dei conti pubblici.

Europa, chi va e chi resta stabile: Spagna e Francia in controtendenza

Diversamente dall’Italia, i mercati obbligazionari di Spagna e Francia mostrano segnali di maggior tranquillità nelle ultime settimane. Lo spread dei Bonos spagnoli rispetto ai Bund tedeschi si mantiene stabile intorno ai 53 punti base. Il 26 marzo il differenziale è rimasto fermo a 53, con rendimenti al 3,53%, confermando una situazione più solida rispetto a quella italiana.

Anche la Francia mostra un quadro di relativa stabilità sul mercato dei titoli di Stato. Gli Oat francesi restano quasi invariati, con uno spread a 71 punti base e rendimenti intorno al 3,71%. Dopo una fase difficile nel 2025, i mercati sembrano aver recuperato nel 2026, con prezzi più stabili e meno volatilità. Queste differenze in Europa sottolineano come a pesare sullo spread siano soprattutto fattori nazionali, come la situazione politica interna e le dipendenze energetiche.

Aste italiane: domanda alta ma rendimenti in crescita

Ieri si è svolta l’asta dei Btp Short Term e dei Btp indicizzati all’inflazione, con risultati che mostrano due facce della stessa medaglia. Da un lato, la domanda ha superato di gran lunga l’offerta del Ministero dell’Economia, che ha messo sul mercato titoli per un massimo di 3,5 miliardi di euro. Dall’altro, i rendimenti sono saliti in modo significativo, avvicinandosi al 2,9%. Una domanda così alta è un segnale positivo, ma non è bastata a calmare i timori generali, che hanno spinto i rendimenti verso l’alto.

Oggi, 27 marzo, è previsto il collocamento dei Bot a sei mesi, con un’offerta complessiva di 7,5 miliardi, ampliabile fino a 1,125 miliardi in più. Le prossime aste sono già fissate: il 27 marzo toccherà ai Btp a medio-lungo termine, mentre all’inizio di aprile sono in programma nuove emissioni di Bot e Btp, rispettivamente il 9 e il 10 aprile. Questi appuntamenti saranno cruciali per misurare la fiducia degli investitori nel debito italiano e seguire l’andamento dei rendimenti, alla luce delle tensioni politiche ed energetiche ancora aperte.

Redazione

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