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Siria. Senza parole

“La rivoluzione non ha attraversato sole le strade, ma soprattutto i cuori”, afferma il giovane artista che, temendo ripercussioni per la sua famiglia ancora in patria, ha scelto l’anonimato. I suoi ‘Volti dalla Siria’, esposti alla mostra #withoutwords, inaugurata a Londra questa settimana, sono fatti di linee, finissime e precise. Visi incompleti, spezzati, che mostrano quello che si trova sotto la pelle.

 

La ‘rivoluzione’ di cui parla è l’infrangersi della ‘barriera della paura’.

L’artista si trovava ancora ad Homs, sua città natale, quando sono scoppiate le prime proteste del 2011. Quei giovanissimi che scrissero su un muro di Daraa ‘Il popolo vuole la caduta del regime’ (un atto per il quale furono arrestati e torturati) divennero per molti il simbolo di questa rottura con il passato, così come Ali Ferzat, il famoso vignettista sequestrato e punito dal Mukhabarat, i servizi di sicurezza nazionale.

 

Hamid Sulaiman, L’Oscurità Dopo la Luce, 2012, acrilico su tela, 79 x 59 cm. Foto: Tarek Tuma / Mosaic Syria

Tarek Tuma, uno degli artisti e curatori della mostra, ha iniziato il suo percorso artistico a Damasco, dove era studente di medicina, partecipando con le sue caricature a una mostra organizzata dall’università nel 2004 . “Durante quell’esposizione ebbi un paio di visite dei servizi segreti, e dovetti ottenere il permesso di esporre il mio lavoro da un ufficio speciale. Questo aveva sede all’università, ma lavorava in modo ‘non ufficiale’ per il governo”, spiega Tarek.

Anonimo, Volti dalla Siria, inchiostro su cartone, 30 x 30 cm

“Nessuna delle mie opere fu censurata, anzi da quel punto di vista fu una bella esperienza”, prosegue l’artista, che al tempo faceva satira politica, ma sempre evitando di parlare del presidente: perché “l’oppressione la sentivo dentro, è per questo che ho lasciato il mio paese nel 2005. Tutti sapevamo di essere oppressi”.

La mostra, allestita dall’organizzazione umanitaria Mosaic Syria, include anche cortometraggi e una sezione dedicata a Lens Young, il nome con cui si identificano i giovani che fanno parte di diversi collettivi di ‘cittadini-fotografi’ di varie città siriane, come i Lens Young Homsi e i Lens Young Dimashqi (Damasco).

Una delle vignette di Ali Ferzat, 2011

Spesso giovanissimi, rischiano la vita per scattare le immagini che poi disseminano sul web: per raccontare la distruzione, ma anche storie di vita quotidiana. Come sostiene Tuma, anche in mezzo al caos e alla tragedia della guerra civile, trovare uno spazio per l’arte e la creatività “è un dovere. Non abbiamo scelta”.

Tarek Tuma, ritratto di Hamza Bakkour, il bambino morto dopo essere stato sparato in faccia, dalla serie Homo Sacer, 2013, olio su tela, 205 x 175 cm Foto: Tarek Tuma/Mosaic Syria

 

*#withoutwords: Emerging Syrian Artists apre fino al 3 settembre 2011 alla P21 Gallery, Londra. 

 

 

 

 

 

 

 

 

June 30, 2013di: Ylenia GostoliSiria,

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