La Sardegna perde ogni anno migliaia di abitanti. Tra le regioni europee con il tasso di natalità più basso, l’Isola si confronta con un declino demografico che non accenna a fermarsi. Nel frattempo, la siccità prolungata sta devastando campagne e attività agricole, aggravando una situazione già critica. I dati più recenti del Regional Yearbook di Eurostat dipingono un quadro allarmante: lavoro in calo, scuole che faticano a tenere il passo, territori sempre più vulnerabili. Il futuro, insomma, si fa più incerto con il passare dei mesi.
La situazione della natalità in Sardegna è preoccupante. Nelle principali aree come Cagliari, il tasso di figli per donna si aggira intorno a 0,8, mentre nel Sud Sardegna resta sotto lo 0,9. Numeri molto lontani dalla media europea di 1,34 figli per donna. In pratica, ogni coppia mette al mondo meno di un figlio. Questo trend non è solo un dato statistico: segna l’inizio di un invecchiamento della popolazione che rischia di cambiare per sempre il volto dell’Isola.
Le proiezioni Istat dicono chiaramente che entro il 2050 la Sardegna potrebbe diventare la regione più anziana d’Italia. Dietro a questi numeri ci sono motivazioni economiche, sociali e culturali che influenzano la scelta di avere figli. Il risultato si fa sentire in tutto: dalle scuole che vedono meno iscritti, alle politiche sociali che devono fare i conti con famiglie sempre più fragili.
Non solo pochi figli, ma anche pochi giovani con un titolo di studio avanzato. Solo il 24% dei 25-34enni ha un diploma universitario o una specializzazione, meno della metà rispetto all’obiettivo europeo del 45% fissato per il 2030. Una soglia ancora lontana, che limita le opportunità di lavoro e frena lo sviluppo economico.
Chi non riesce a raggiungere livelli di istruzione più alti rischia di rimanere fuori dal mercato del lavoro qualificato. E questo si ripercuote anche sulla capacità dell’Isola di attrarre investimenti: le imprese infatti preferiscono zone dove possono contare su personale formato e specializzato. È un nodo difficile da sciogliere, che richiede interventi concreti in ambito educativo e lavorativo.
Il mercato del lavoro in Sardegna non offre grandi segnali di miglioramento. Il tasso di occupazione si ferma al 62,3%, distante dal 76% della media europea. La disoccupazione, invece, è al 9%, più alta della media Ue del 6%. Anche se alcune regioni del Sud Italia stanno peggio, la Sardegna non brilla certo per risultati positivi.
Un quadro complicato, dove domanda e offerta di lavoro si allontanano sempre di più. Questo crea tensioni che si fanno sentire ovunque: dall’agricoltura al turismo, fino alle piccole imprese che faticano a crescere in un contesto instabile.
A peggiorare la situazione ci si mette anche la siccità. La Sardegna è tra le 19 regioni europee dove oltre il 50% del territorio soffre per la mancanza d’acqua. Una condizione drammatica per un’economia che si regge molto sull’agricoltura, con ricadute dirette su allevamento e turismo.
La scarsità d’acqua aumenta i costi per le imprese e complica la gestione dei servizi pubblici. Le risorse idriche sono sempre più scarse, e questo mette in difficoltà non solo le campagne ma anche le città. Finora, le strategie messe in campo hanno faticato a proteggere davvero il territorio.
Secondo le proiezioni Istat, la Sardegna si prepara a un cambiamento drastico. Da 1,55 milioni di abitanti nel 2025, la popolazione potrebbe scendere a poco più di 1,23 milioni entro il 2050: un calo superiore al 20%, ben più marcato della media nazionale .
Il dato più allarmante riguarda l’età media. Tra trent’anni, il 42,2% degli abitanti sarà over 65, il valore più alto tra tutte le regioni italiane. Contemporaneamente, i giovani sotto i 15 anni scenderanno al 7,1%, il livello più basso in Italia. Un cambiamento che modificherà in profondità la società sarda.
Anche le famiglie stanno cambiando. Entro il 2027 si toccherà un picco di circa 756mila nuclei, che poi scenderanno fino a circa 682mila nel 2050. La dimensione media è già tra le più basse d’Italia: poco più di due persone per famiglia, e potrebbe scendere a meno di due.
Cresce soprattutto il numero di chi vive da solo: oggi quasi quattro famiglie su dieci, domani potrebbero diventare quasi cinque. Un fenomeno che riguarda soprattutto gli anziani: gli over 65 soli passeranno da 138mila a quasi 190mila. Un segnale chiaro che serviranno più servizi di supporto e politiche per combattere la solitudine, soprattutto tra gli anziani.
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