Il mondo del lusso si scuote. Armani, storica casa di moda, si appresta a sedersi al tavolo con i giganti LVMH, L’Oréal ed EssilorLuxottica. La morte di Giorgio Armani ha lasciato un vuoto enorme e, con esso, la necessità di ripensare la struttura del gruppo. Nei prossimi giorni sono previsti incontri decisivi: l’ipotesi è quella di cedere una quota di minoranza, intorno al 15%, entro diciotto mesi. Un passo che per decenni è stato evitato, perché Armani ha sempre puntato sull’indipendenza e sul controllo creativo. Ora, però, il testamento dello stilista apre a una nuova fase, senza rinunciare all’anima del marchio.
L’ipotesi più concreta è la vendita del 15% del capitale, magari suddiviso tra più investitori. LVMH, L’Oréal ed EssilorLuxottica potrebbero entrare insieme, evitando che uno solo abbia la maggioranza fin da subito. Una scelta di prudenza, visto che nessuno dei soggetti sembra pronto a mettere sul piatto cifre ingenti subito. Si procede con cautela, valutando il valore del pacchetto e il ruolo industriale che ciascuno potrebbe avere. Secondo il Financial Times, le trattative saranno fitte già nelle prossime settimane, ma resta da capire come sarà disegnato il futuro azionariato. Non avere un socio di maggioranza potrebbe garantire più flessibilità, ma serve chiarezza sugli obiettivi di tutti.
La fine di un’era apre a una nuova fase per il gruppo. In meno di un mese è stato nominato amministratore delegato Giuseppe Marsocci, chiamato a guidare rilancio e riorganizzazione. Il management si affida al Boston Consulting Group per ristrutturare i marchi sotto il nome Armani e puntare sulle aree più profittevoli. Sotto la lente soprattutto gli accessori, considerati la chiave per aumentare i margini. Anche la governance si rinnova: nel consiglio entrano esperti come Marco Bizzarri, ex numero uno di Gucci, e Federico Marchetti, fondatore di Yoox. Presidente è stato scelto Leo Dell’Orco, volto storico dell’azienda. Tra le priorità c’è la trasformazione di Emporio Armani, che pesa quasi un terzo sui 2,2 miliardi di fatturato annuo. Dario Vitale, con un passato in Miu Miu, guida il rilancio con l’obiettivo di ringiovanire il brand e allargare l’offerta di accessori, per far crescere la redditività.
I potenziali investitori non sono del tutto estranei ad Armani. L’Oréal ed EssilorLuxottica hanno già rapporti stretti con la maison. EssilorLuxottica detiene l’accordo di licenza per l’occhialeria fino al 2038, uno dei business più importanti. L’Oréal ha una partnership nel settore cosmetico che arriva fino al 2050, un legame solido e duraturo. LVMH, invece, guarda con interesse ma anche con cautela: deve valutare la compatibilità con i suoi brand, puntando soprattutto a marchi forti negli accessori ad alto margine. Sul tavolo c’è poi la questione del prezzo. Secondo fonti vicine ad Armani, il valore del gruppo potrebbe aggirarsi intorno ai 10 miliardi di euro. Gli investitori, invece, vedono una forbice più bassa, tra 3 e 7 miliardi. Questa differenza potrebbe rallentare o rimodellare la trattativa. Se l’intesa con i partner indicati dal testamento o con altri soggetti non andasse in porto, non si esclude che si possa aprire la strada a una quotazione in Borsa.
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