Un aereo fermo sulla pista, motori spenti per mancanza di carburante: è la fotografia che si sta imponendo in alcuni aeroporti italiani. La crisi energetica, insieme all’aumento delle tensioni in Medio Oriente, ha messo in ginocchio le forniture di carburante per il settore aereo. Quattro scali strategici si trovano ora a dover fare i conti con un rigido razionamento. Le compagnie, strette nella morsa delle limitazioni, trasmettono l’onda d’urto ai passeggeri, che nel pieno della stagione pasquale si vedono costretti a ripensare viaggi e programmi.
Le restrizioni riguardano Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia — questi ultimi due sotto la gestione del gruppo Save. Air BP Italia ha annunciato che il carburante per aviazione sarà distribuito con un regime contingentato fino al 9 aprile 2026, data che coincide con l’arrivo dell’ultimo carico proveniente dal Golfo Persico prima del blocco dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il petrolio mondiale.
Nonostante il razionamento, Milano Linate, Venezia e Treviso possono contare su fornitori alternativi in grado di soddisfare gran parte della domanda, garantendo così i voli intercontinentali e quelli all’interno dello spazio Schengen. La stretta riguarda soprattutto altri tipi di voli, mentre i collegamenti internazionali più importanti restano operativi.
Sul campo, il carburante sarà distribuito dando priorità ai voli di Stato, alle aeroambulanze e a quelli con durata superiore alle tre ore. Tutti gli altri rischiano tagli significativi, con possibili ritardi e cancellazioni.
È un equilibrio delicato tra interesse pubblico e rischio di disagi, ma necessario per mantenere gli scali maggiori funzionanti in un contesto internazionale sempre più complesso.
Il blocco dello Stretto di Hormuz sta stravolgendo il mercato petrolifero globale. Da qui passa circa un quinto del petrolio mondiale, ma le tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran hanno danneggiato infrastrutture e rotte, riducendo l’afflusso di greggio e, di conseguenza, la produzione di carburante per aerei.
Il prezzo del cherosene ha subito un’impennata: negli ultimi mesi è quasi raddoppiato, passando da 96 a 197 dollari al barile. Un salasso per le compagnie, visto che il carburante incide tra il 20% e il 35% dei loro costi operativi.
A complicare il quadro, le compagnie sono costrette a modificare le rotte per evitare le zone a rischio, allungando i voli e consumando più carburante. Tutto questo mette sotto pressione domanda e offerta, spingendo i costi verso l’alto e tagliando i margini, soprattutto per i voli prenotati prima dell’escalation.
L’ENAC ha sottolineato come il picco pasquale abbia esasperato la situazione, trasformando le difficoltà di mercato in restrizioni operative con effetti immediati su aeroporti e viaggiatori.
Il problema non è solo italiano. In tutta Europa la scarsità di carburante per l’aviazione si fa sentire. Il Regno Unito, per esempio, ha visto cancellazioni legate proprio a questa carenza, con alcune compagnie regionali costrette a sospendere tratte.
Gli stock di carburante variano da Paese a Paese. Italia e Germania possono contare su scorte per circa sette mesi, Francia e Irlanda un po’ di più, intorno agli otto mesi. In Portogallo, invece, le riserve durano meno di quattro mesi.
Le differenze derivano da fattori come la capacità di raffinazione, la dipendenza dalle importazioni e la rete di distribuzione. Anche la posizione geografica e la possibilità di accedere a fornitori alternativi giocano un ruolo cruciale.
Va ricordato che la scarsità non nasce con l’attuale crisi mediorientale: già prima si avvertivano segnali di tensione per la riduzione della produzione europea e le sanzioni al petrolio russo. L’aviazione europea resta molto dipendente dalle importazioni, con tutti i rischi che questo comporta in tempi di crisi geopolitica.
Davanti al caro carburante e alle restrizioni, le compagnie stanno reagendo. Ryanair ha già ventilato la possibilità di cancellare tra il 5% e il 10% dei voli previsti da maggio a luglio, a seconda di come evolverà la disponibilità di carburante.
Le cancellazioni saranno comunicate con qualche giorno di anticipo, cercando di limitare i danni soprattutto negli aeroporti più colpiti dal razionamento. L’obiettivo è contenere l’impatto sociale ed economico, restando però pronti a cambiare rotta rapidamente.
Lufthansa, dal canto suo, pur coprendo circa l’80% del fabbisogno con contratti a lungo termine, ammette che potrebbero esserci problemi sulle forniture residue. Così si lavora per limitare i danni e mantenere il servizio ai passeggeri il più possibile intatto.
In un clima globale instabile, le compagnie tengono d’occhio la situazione politica e adattano le loro strategie, cercando di bilanciare sicurezza e sostenibilità economica.
Il profumo dei fiori riempie l’aria, e Yeongdeungpo-Yeouido si trasforma in un caleidoscopio di colori.…
Il vento ha soffiato con una violenza inattesa, strappando via la calma di un pomeriggio…
Il carrello della spesa in Italia non smette di aumentare: +2,2% rispetto all’anno scorso. È…
Le tensioni tra Israele e Iran non accennano a diminuire, e ogni mossa viene scrutata…
Quando l’orologio segna le sei del mattino, la città inizia a respirare un’aria diversa. I…
Tredicimila ambienti schedati, uno per uno. È la sfida che si è posta chi si…