«L’ultimo trimestre del 2026». È questa la data che Pietro Cucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina, ha indicato come inizio dei lavori per il Ponte sullo Stretto di Messina. Dopo anni di incertezze e stop, sembra finalmente aprirsi uno spiraglio concreto. L’annuncio è arrivato durante un’audizione parlamentare, dove Cucci ha aggiornato sullo stato delle autorizzazioni e della burocrazia ancora da superare. Lo scorso ottobre, la Corte dei Conti aveva messo un freno con un giudizio negativo, ma ora la situazione sembra evolversi. Cruciale sarà il completamento dell’iter autorizzativo, atteso entro questa estate, che dovrebbe dare il via libera definitivo ai cantieri. Nel frattempo, la Commissione europea non ha avviato alcuna procedura di infrazione e il dialogo con Bruxelles procede senza intoppi.
Il piano per partire: tempi e tappe dopo il blocco della Corte dei Conti
Davanti ai parlamentari, Cucci ha tracciato una road map chiara e aggiornata sulle prossime tappe che porteranno all’avvio del ponte. Negli ultimi mesi, la società Stretto di Messina insieme al Ministero delle Infrastrutture ha completato passaggi fondamentali: il parere positivo del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, dopo approfondite verifiche tecniche; il coinvolgimento dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti per valutare gli aspetti economico-finanziari; la preparazione di un nuovo Accordo di Programma da sottoporre alla Corte dei Conti. Questo percorso ha subito una revisione dopo il “no” della Corte nell’ottobre 2025, periodo in cui il ministro Matteo Salvini ha preferito mantenere prudenza, evitando di fissare date precise per l’inizio dei lavori.
L’iter ora sembra più strutturato rispetto al passato, con un calendario di adempimenti che dovranno essere rispettati nei prossimi mesi prima del via definitivo. Parallelamente, il confronto con la Commissione europea è rimasto costante, soprattutto sulle questioni ambientali legate alle direttive Habitat e sulle procedure degli appalti pubblici, nodi cruciali per sbloccare il progetto. Cucci ha sottolineato un dato importante: “l’Italia non ha mai subito procedure di infrazione sul Ponte, un elemento che pesa sulla credibilità internazionale dell’opera.”
Costi in aumento: dal progetto originario a oggi
Cucci ha poi fatto il punto sui costi complessivi. Il progetto iniziale, datato 2006, era stimato intorno ai 3,9 miliardi di euro. Nel 2011 la cifra era salita a 6,7 miliardi. Oggi, a distanza di più di vent’anni, la spesa prevista arriva a 10,5 miliardi. L’aumento, ha spiegato l’Ad, non deriva da modifiche sostanziali o varianti, ma dall’inflazione e dall’aumento dei prezzi nel settore delle costruzioni, cresciuti in modo significativo negli ultimi due decenni.
Il finanziamento rimane interamente pubblico, senza alcuna formula di partenariato con privati. Il decreto dell’11 marzo ha aggiornato la distribuzione delle risorse nel tempo, tenendo conto di ritardi e specificità del progetto. Questo aggiornamento risponde anche alle richieste di maggiore trasparenza e dettaglio da parte della Corte dei Conti, che aveva chiesto un piano economico-finanziario più preciso.
Il confronto tra le cifre evidenzia come l’andamento dell’economia e del settore infrastrutturale abbia inciso pesantemente, quasi triplicando l’investimento iniziale. Un fenomeno che non riguarda solo questo progetto, ma che si riscontra anche in altri grandi cantieri italiani, sottolineando l’importanza di un controllo rigoroso dei costi e di una pianificazione attenta.
Il rapporto con Bruxelles e le istituzioni: un dialogo costante
Cucci ha rimarcato l’importanza di mantenere un confronto aperto e trasparente con le istituzioni italiane e la Commissione europea. Il Ministero delle Infrastrutture e quello della Transizione Ecologica hanno fornito tutte le informazioni richieste da Bruxelles, soprattutto su temi ambientali e regole sugli appalti pubblici.
La Commissione ha potuto così monitorare la conformità del progetto alle direttive europee senza aprire alcuna procedura di infrazione. Questo è un dato cruciale, considerando che l’opera interessa territori delicati dal punto di vista ambientale e richiede una gestione attenta di numerosi aspetti tecnici e normativi.
L’impegno delle autorità italiane nel fornire chiarimenti e nel seguire le indicazioni europee ha evitato intoppi legali che avrebbero potuto far slittare ancora i tempi. La società Stretto di Messina ha mantenuto uno scambio continuo con Bruxelles, garantendo la compatibilità del progetto nelle varie fasi di valutazione. Questo percorso amministrativo è la base per mettere a punto i documenti e le approvazioni definitive, in vista dell’apertura dei cantieri.
L’audizione di Cucci segna dunque una svolta in uno dei progetti infrastrutturali più discussi del Paese. Ora il calendario punta al 2026 come anno decisivo per partire con i lavori, con un impegno costante su tutti i fronti: tecnico, economico e istituzionale. Resta da vedere come si muoveranno politica e normativa nei prossimi mesi.
