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Pensione e riscatto laurea: quando conviene davvero e perché può causare ritardi

“Ho preso la laurea, ma posso davvero usare quegli anni per andare in pensione prima?” È la domanda che molti italiani si pongono quando si parla di riscatto della laurea. L’idea sembra semplice: trasformare il tempo passato sui libri in contributi utili per anticipare il pensionamento, pagando una somma all’Inps. Ma la realtà si fa subito più complicata. Non sempre conviene, anzi. In certi casi, il riscatto può addirittura ritardare l’uscita dal lavoro, mentre le pensioni anticipate tradizionali risultano più vantaggiose. Dietro la promessa di velocizzare il pensionamento, si nascondono calcoli e condizioni che non tutti conoscono.

Come funziona il riscatto della laurea nel sistema pensionistico italiano

Il riscatto della laurea è un’opzione che permette di “trasformare” gli anni di università in anni contributivi, così da aumentarli ai fini del calcolo della pensione. In pratica, si paga una somma per far valere il periodo di studio come se fosse stato lavoro. Si possono riscattare gli anni di una laurea triennale, magistrale o di un vecchio ordinamento a ciclo unico. Spesso riguarda anche master, specializzazioni post-laurea e, in certi casi, i dottorati, purché si tratti di percorsi regolari. Attenzione: il riscatto vale solo per anni ancora “liberi”, cioè non già usati per maturare la pensione.

Il costo non è uguale per tutti. Il riscatto ordinario si calcola in base al reddito e può arrivare a cifre importanti. C’è però una formula agevolata, a tasso fisso: nel 2026, per esempio, riscattare un anno costa circa 6.200 euro, una cifra non da poco. Insomma, riconoscere gli anni di università ha un prezzo che può pesare sul portafoglio.

L’idea è semplice: contare gli anni di studio come contributi per andare in pensione prima. Ma non è detto che funzioni sempre così. Perciò, prima di buttarsi a capofitto in questa scelta, conviene capire bene quando e a chi può davvero giovare. La legge cerca di bilanciare la tutela dei pensionati con la sostenibilità economica del sistema, ma il risultato non è sempre favorevole per tutti.

Quando il riscatto della laurea non conviene

Guardando casi concreti, capita spesso che il riscatto non porti vantaggi immediati o tangibili. Prendiamo un impiegato di 52 anni che ha chiesto se riscattare quattro anni di università gli avrebbe fatto guadagnare un’uscita anticipata. Gli esperti hanno spiegato che, per lui, l’unica strada per andare in pensione prima è la cosiddetta pensione anticipata con ricalcolo contributivo.

Questa formula permette di lasciare il lavoro a 64 anni, senza aspettare i requisiti della pensione di vecchiaia. Il riscatto della laurea però non influenza questa pensione perché incide solo sulla pensione anticipata ordinaria. Riscattando, gli anni di contribuzione scenderebbero da 17 a 13, ma in realtà uscirebbe dal lavoro almeno un anno dopo rispetto alla pensione contributiva, che richiede un solo anno in più.

In pratica, pagherebbe per riscattare gli anni di studio, lavorando un anno in meno, ma senza vantaggi reali sull’età pensionabile. Così si trovano due opzioni poco convenienti, con pochi benefici concreti. Spesso il riscatto si traduce in una spesa extra senza ritorni immediati.

In più, molti possono contare su altre forme di pensionamento anticipato, come il cumulo dei contributi o agevolazioni per certe categorie, che rendono il riscatto meno interessante.

Quando il riscatto può addirittura danneggiare

C’è poi un caso delicato: lavoratori che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 ma che hanno studiato all’università prima di quell’anno. Se riscattano quegli anni di studio, l’Inps li considera come anni di lavoro già svolti. A prima vista è un vantaggio, ma in realtà può bloccare l’accesso a una forma di pensione anticipata contributiva.

Per accedere a questa pensione, infatti, serve che l’attività lavorativa sia iniziata dopo il 1996. Se si riscattano gli anni pre-1996, si perde questo requisito e così la possibilità di andare in pensione prima. Paradossalmente, il riscatto in questo caso allunga l’attesa per lasciare il lavoro, causando un danno economico e organizzativo non sempre immediatamente chiaro.

Questa situazione riguarda solo chi ha determinati periodi di studio e lavoro, ma è un rischio da conoscere per evitare scelte affrettate o senza un’adeguata consulenza. Il sistema previdenziale italiano è complesso, pieno di regole ed eccezioni che influenzano il valore e l’efficacia del riscatto.

Oggi chi vuole anticipare la pensione deve valutare con attenzione se il riscatto conviene davvero rispetto alla propria carriera e alla propria posizione contributiva. Affidarsi a consulenti esperti resta la strada migliore per evitare spese inutili e brutte sorprese in futuro.

Redazione

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