Nel 2026 scadranno 842 incarichi tra amministratori e sindaci nelle società partecipate dallo Stato. Un numero che non si vedeva da anni, sparso su 155 realtà diverse, alcune enormi come Leonardo, altre più piccole ma fondamentali per i servizi pubblici. È un vero e proprio terremoto ai vertici, che già sta scatenando tensioni e strategie dietro le quinte. Le nomine non sono mai solo questioni burocratiche: diventano terreno di scontro, con polemiche che si accendono ancor prima di iniziare.
Leonardo nel mirino: tensioni politiche e nomi in corsa per il dopo Cingolani
Tra tutte le nomine spicca quella di Leonardo, protagonista assoluto nel settore della difesa. Roberto Cingolani, amministratore delegato nominato dal Governo Meloni nel 2022, sembra destinato a non vedere rinnovato il suo mandato. Dietro questa scelta ci sarebbero divergenze politiche e strategiche: diverse fonti parlano di un suo approccio “troppo filo-europeista” e di un rapporto ormai raffreddato con Palazzo Chigi. I contrasti si sarebbero acuiti su dossier delicati, come il progetto dello scudo aereo.
Nel frattempo, si fanno largo diversi nomi per guidare Leonardo in questa fase decisiva. Il favorito sembra essere Lorenzo Mariani, co-direttore di MBDA Italia, società del gruppo Leonardo, con una lunga esperienza interna che potrebbe garantire continuità. Ma non mancano alternative: il Corriere della Sera cita anche Piergiorgio Folgiero, amministratore delegato di Fincantieri, riconfermato dal governo nel 2022. Tra i papabili, inoltre, si segnalano Stefano Donnarumma di Ferrovie dello Stato e Alessandro Ercolani di Rheinmetall Italia, entrambi a capo di realtà strategiche.
La decisione finale è attesa a giorni, in un clima carico di attese e preoccupazioni. Il mercato ha subito reagito: le azioni di Leonardo hanno perso il 7,4% in una sola seduta, diventando il titolo più debole del FTSE MIB. Un brusco stop dopo anni di performance positive, con un rialzo superiore al 17% da inizio 2026 e addirittura del 43% rispetto al 2025, frutto della crescita degli investimenti in difesa in Europa e della fiducia nella leadership del gruppo.
842 incarichi da rinnovare: un cambio al vertice senza precedenti nelle partecipate pubbliche
Il caso Leonardo è solo la punta dell’iceberg. Secondo il centro studi Comar, nel 2026 saranno rinnovati 118 consigli di amministrazione e 96 collegi sindacali, per un totale di 842 incarichi in 155 società pubbliche. Numeri record, mai visti prima.
Tra le realtà coinvolte spiccano nomi di peso dell’industria e dei servizi: Banca Monte dei Paschi di Siena, Enav, Enel, Eni, Leonardo, Poste Italiane, Terna. Ma non si tratta solo di società quotate; a scadenza sono anche enti come Amco, Consap, Equitalia Giustizia, Infratel, IPZS, PagoPa, Ram, Rete Ferroviaria Italiana, Trenitalia, Sogesid, Sogin, Sport e Salute, Stretto di Messina, Sviluppo Lavoro Italia, Techno Sky, Valvitalia.
In più, molte controllate di grandi gruppi statali dovranno rinnovare i vertici: Autostrade dello Stato, Eni, Enel, Invitalia, Poste Italiane, Sace, GSE , e la Rai, comprensiva delle sue partecipate come Rai Com, Rai Cinema e Rai Way. Queste aziende insieme muovono ricavi per circa 206 miliardi di euro, con utili superiori a 16,5 miliardi, impiegano quasi 290mila persone e valgono in Borsa oltre 282 miliardi al 2 aprile 2026.
Il rinnovo massiccio rappresenta una sfida per il MEF e il governo, chiamati a garantire stabilità e visione in settori vitali. L’importanza economica e sociale di queste società impone scelte attente e rapide, capaci di sostenere crescita, innovazione e una gestione efficiente di asset fondamentali. Tutti gli occhi sono puntati sulle trattative che si annunciano delicate, in un contesto di equilibri istituzionali fragili.
Nomine al vertice: più di un cambio, una scelta strategica per il Paese
Dietro ogni nomina c’è molto più di una semplice sostituzione: si decidono le strategie di aziende chiave per la macchina pubblica e per gli interessi nazionali. Leonardo è l’esempio più evidente, con il suo ruolo geopolitico e i rapporti internazionali delicati. Divergenze interne e politiche possono mettere a rischio la continuità e la coerenza delle scelte a medio e lungo termine.
Anche nelle altre società, i nuovi vertici influiranno direttamente su investimenti, gestione delle risorse e sfide come innovazione tecnologica e sostenibilità. Energia, trasporti, infrastrutture digitali e servizi pubblici essenziali sono al centro dello sviluppo del Paese. Toccherà ai nuovi leader interpretare le politiche nazionali ed europee, rispettando vincoli economici e sociali.
Un rinnovo così esteso richiede inoltre un forte coordinamento istituzionale, per evitare ingerenze politiche che potrebbero rallentare le decisioni o creare instabilità finanziaria. L’obiettivo è trovare il giusto equilibrio tra efficienza manageriale, trasparenza e regole di buona governance pubblica.
Il 2026 si annuncia così come un anno decisivo per le partecipate italiane. Ogni nomina peserà sulla traiettoria futura di settori strategici per l’economia nazionale e la sua immagine internazionale. Il ritmo serrato e il numero elevato di incarichi da assegnare mettono sul tavolo rischi e opportunità, che richiedono risposte rapide e ben calibrate da parte delle istituzioni coinvolte.
