Umberto Bossi se n’è andato ieri sera, poco dopo le 20:30, nell’ospedale di Varese dove era ricoverato in terapia intensiva. Quel volto che ha segnato la storia della Lega Nord, il “Senatur” per antonomasia, lottava da anni con le conseguenze di un ictus gravissimo, risalente al 2004. Nonostante la salute fragile, non aveva mai smesso di seguire da vicino la politica che lui stesso aveva contribuito a plasmare. La notizia ha colpito come un fulmine: Matteo Salvini ha cancellato ogni impegno e ha fatto subito ritorno a Milano. Il figlio Renzo ha voluto ricordarlo come “un uomo fedele ai suoi ideali fino alla fine.”
Da Cassano Magnago alla guida della Lega Nord: la storia di un protagonista
Nato a Cassano Magnago il 19 settembre 1941, Umberto Bossi ha avuto un percorso tutt’altro che lineare prima di entrare in politica. Da giovane ha tentato la strada della musica, con lo pseudonimo Donato, partecipando persino al Festival di Castrocaro nel 1961. Poi si è iscritto a Medicina a Pavia, senza però arrivare alla laurea. La svolta arriva nel 1979, quando entra in contatto con i movimenti autonomisti, in particolare con l’Union Valdôtaine e Bruno Salvadori, che lo spingono a puntare su un’autonomia più netta per il Nord.
Nel 1984 fonda la Lega Autonomista Lombarda, che nel 1991 si trasforma nella Lega Nord, unendo varie forze del Settentrione. Viene eletto al Senato nel 1987, guadagnandosi il soprannome di “Senatur.” Bossi sa intercettare il malcontento dopo Tangentopoli, usando il dialetto e i simboli della “Padania” per costruire un’identità politica forte e riconosciuta a livello nazionale. Nel tempo ricopre diversi incarichi: sei legislature da deputato, tre da europarlamentare e due volte ministro delle Riforme nei governi Berlusconi. Nonostante il grave ictus del 2004 che ne ha limitato le capacità, resta al timone della Lega fino al 2012, quando si dimette a causa di scandali giudiziari. Anche dopo, mantiene un ruolo di primo piano, restando in Parlamento fino al 2022.
I conti in tasca a Bossi: redditi, proprietà e un patrimonio da “Senatur”
Fare un bilancio del patrimonio di Umberto Bossi non è semplice, vista la lunga carriera politica. Fino al 2022 ha percepito l’indennità da senatore, che superava gli 11.500 euro lordi al mese, circa 5.300 netti, a cui si aggiungevano una diaria di 3.500 euro e rimborsi per spese di mandato come telefonia e trasporti, per un totale mensile che superava i 14.600 euro. Dall’ultima dichiarazione disponibile, quella del 2020, risultava un reddito complessivo di circa 99.700 euro.
Sul fronte immobiliare, la famiglia Bossi ha costruito un vero e proprio patrimonio. Nel 2012 risultavano intestate a loro 18 proprietà tra case, fabbricati e terreni, per lo più a nome della moglie Manuela Marrone. Tra gli immobili più noti c’è la villa di Gemonio, simbolo per la Lega, stimata intorno ai 430.000 euro. Questo patrimonio riflette anni di attività politica e amministrativa che hanno lasciato un segno anche fuori dal Parlamento.
Eredità Bossi: chi prenderà cosa
Con la morte di Umberto Bossi si apre adesso la partita sull’eredità. La moglie Manuela Marrone, compagna di una vita dal 1982, è la principale beneficiaria, insieme ai quattro figli: Riccardo, Renzo, Roberto Libertà ed Eridano Sirio. Al momento non si conosce alcun testamento pubblico, quindi si presume che i beni verranno divisi secondo le regole della successione legittima.
Molte proprietà sono già intestate alla moglie, perciò la questione più delicata riguarda i conti correnti, i titoli e le quote legate in particolare all’abitazione di Varese e ai ricavi di eventuali vendite immobiliari. Il passaggio di testimone, oltre che umano, sarà anche economico, e porterà a un nuovo assetto di quel patrimonio costruito nel tempo dal fondatore della Lega Nord.
