Quasi 700mila vittime ogni anno nell’Unione Europea: il tabacco continua a mietere vittime in modo implacabile. A Milano, la European Conference on Tobacco or Health ha acceso i riflettori su un obiettivo che va ben oltre il semplice divieto di fumo. Per la prima volta in Italia, si parla di città libere dalla nicotina, spazi in cui la salute pubblica venga difesa con misure innovative. Il problema non è solo il tabacco tradizionale, ma anche le nuove forme di consumo che spuntano rapidamente, complicando il panorama. Con 179 milioni di fumatori in Europa e 12,4 milioni solo in Italia, la sfida si fa sempre più urgente. E mentre l’Italia perde terreno, scivolando dal 18° al 32° posto nella Tobacco Control Scale, è chiaro che serve una strategia capace di cambiare davvero le cose.
La conferenza ECToH ha tracciato una linea chiara: rendere gli spazi urbani completamente liberi dalla nicotina. Non basta più vietare solo le sigarette tradizionali, ma occorre estendere il divieto anche a sigarette elettroniche e tabacco riscaldato, in tutti i luoghi pubblici. Scuole, parchi, strade e mezzi pubblici dovranno diventare zone off-limits per qualsiasi prodotto contenente nicotina. L’idea è quella di creare un ambiente che favorisca stili di vita più sani, agendo in modo capillare e deciso. Gli esperti sottolineano che l’arrivo di nuovi prodotti a base di nicotina, con modalità di consumo diverse, richiede politiche più forti e aggiornate. Juha Pekka Turunen, presidente delle European Cancer Leagues e promotore della conferenza, ha insistito sull’importanza di “rendere la scelta salutare la più semplice” negli spazi pubblici. Una sfida non da poco, soprattutto in Italia, dove ancora si autorizza la pubblicità di sigarette elettroniche e tabacco riscaldato e il loro uso è consentito in diversi ambienti chiusi, fattori che hanno peggiorato la posizione del Paese nelle classifiche europee.
La nicotina ha effetti complessi sul corpo umano, alternando stimolazione e depressione del sistema nervoso. All’inizio, aumenta battito cardiaco e pressione sanguigna, attivando il sistema nervoso simpatico e la produzione di ormoni come adrenalina e noradrenalina. Questi effetti durano poco, poi il corpo mette in moto meccanismi che cercano di compensare, spesso con risultati opposti. Sul sistema nervoso centrale, la nicotina provoca prima un aumento della respirazione, seguito da una fase di rallentamento più marcata. Anche l’intestino risente della sostanza: mentre si fuma, aumenta la motilità intestinale, ma smettere può portare a periodi di stitichezza. Questa doppia faccia rende la disintossicazione particolarmente difficile, soprattutto nei primi giorni di astinenza, quando la dipendenza si fa sentire di più.
La Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori vede la prevenzione come un impegno che va oltre le campagne di informazione o gli interventi sanitari sporadici. Francesco Schittulli, presidente nazionale della LILT, spiega che l’obiettivo è garantire a tutti il diritto di vivere in ambienti sani, lontani da dipendenze e rischi evitabili. In Italia, questo si traduce in un lavoro capillare che coinvolge scuole, famiglie e comunità, per contrastare l’inizio precoce al fumo e alle nuove forme di nicotina – spesso viste come meno pericolose, ma non lo sono. Allo stesso tempo, la LILT offre un sostegno concreto a chi vuole smettere di fumare, con ambulatori specializzati, percorsi multidisciplinari e counseling personalizzati. Un percorso che riconosce quanto sia difficile liberarsi dalla dipendenza e quanto serva un supporto costante, sia psicologico che sanitario. Nella sede di Milano, questi programmi sono un punto di riferimento importante per prevenzione e cura.
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