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Iraq. Chi fa affari con Baghdad?

Le grandi imprese internazionali stanno contribuendo in maniera considerevole a sviluppare gli investimenti in Iraq. Tuttavia, i fondi esteri non provengono soltanto da Stati Uniti, Europa o Russia: nel paese stanno entrando sempre più investitori, partendo dall’Iran.

 

 

 

di Giovanni Andriolo

 

Non deve destare particolare stupore il dato che emerge nelle ultime settimane: gli investimenti stranieri in Iraq non provengono soltanto da paesi che ospitano le più grandi compagnie petrolifere internazionali.

Al contrario, si sta allargando sempre più la rosa degli attori internazionali che decidono di sviluppare progetti nel paese tra i due fiumi. Tra questi, colpisce l’attivismo dell’Iran di Ahmadinejad.

Si tratta di un processo che certamente mira a fini commerciali, ma che sembra celare anche un disegno politico rispetto a un paese che sta diventando negli ultimi anni l’oggetto del desiderio di chiunque voglia contare nel Vicino Oriente.

Sarà per l’enorme quantità di risorse energetiche che l’Iraq detiene nel sottosuolo, sarà per la sua posizione strategica cruciale, affacciato sul Golfo, a metà tra il Vicino Oriente, la Penisola araba e l’Asia centrale, sarà per il suo stringente bisogno di ricostruire, dopo gli anni di guerra, o sarà forse che nel caos politico che vi regna si possono aprire diversi spiragli di business per gli operatori più spregiudicati.  

Sta di fatto che nelle ultime settimane sono sbarcati investitori nuovi, rispetto ai soliti noti (ExxonMobil, Eni, Shell, Lukoil, per citare i più attivi), e sono sorti nuovi progetti.

Ad esempio, la Drake & Scull, impresa di Dubai specializzata in opere meccaniche, elettriche e idrauliche, che in seguito alla crisi del settore edilizio negli EAU ha operato una riorganizzazione della propria strategia e si è proiettata verso l’estero.

A fine maggio, l’amministratore delegato ha annunciato che l’impresa è vicina alla conclusione di un contratto da 300 milioni di dollari in Iraq, riguardante un progetto di costruzione di un oleodotto a Basra.

Sempre negli stessi giorni, anche la sudcoreana Hanwha Group annunciava di essere vicina a un contratto da 7,75 miliardi di dollari per la costruzione di 100.000 abitazioni a Baghdad: si tratterebbe del più ingente accordo edilizio di sempre per una compagnia coreana all’estero.

Secondo le notizie riportate da AFP, Hanwha e la commissione irachena per gli investimenti firmeranno un accordo definitivo entro la fine del mese, dopo l’approvazione del Parlamento iracheno.

Il contratto riguarda la costruzione di nuove case e infrastrutture, così come il sistema fognario, a Besmaya, nei pressi di Baghdad.

L’annuncio arriva in seguito alla dichiarazione del capo della commissione irachena per gli investimenti, Sami al-Araji, secondo cui lo sviluppo edilizio sarebbe la priorità principale, e le autorità competenti si sarebbero impegnate a garantire la costruzione di un milione di nuove abitazioni nei prossimi anni.

Le notizie più interessanti, tuttavia, riguardano l’Iran.

Nel bel mezzo della bagarre sulle sanzioni internazionali (a luglio 2012 entrerà in vigore il blocco dell’acquisto di petrolio da parte dei paesi dell’UE), l’ambasciatore iraniano a Baghdad, Hassan Danaifar, ha sottolineato proprio in questi giorni come il volume di scambi commerciali tra Tehran e Baghdad abbia ormai superato la cifra di 11 miliardi di dollari durante l’ultimo anno del calendario iraniano (terminato il 19 marzo 2012, secondo il nostro calendario).

Danaifar ha spiegato come le esportazioni di elettricità e dei derivati del petrolio abbiano raggiunto i 3 miliardi di dollari, mentre gli altri 8 miliardi sarebbero costituiti da esportazioni diverse da quelle energetiche.

Inoltre, sempre secondo Danaifar, più di un milione di iraniani avrebbe visitato l’Iraq nell’ultimo anno, la maggior parte dei quali diretta alle città santuario di Kerbala e Nejaf. Il tutto, nonostante le lamentele dei mercanti delle due città santuario, che negli ultimissimi mesi stanno registrando un calo dei flussi di turisti.

Di contro, circa 740.000 Iracheni si sarebbero recati in Iran.

All’inizio di maggio, Ramin Mehmanparast, portavoce del ministro degli Esteri iraniano, ha annunciato che l’interscambio commerciale tra Iran e Iraq raggiungerà una cifra compresa tra 12 e 15 miliardi di dollari nell’anno iraniano appena iniziato (dal 20 marzo 2012).

L’avvicinamento tra Iran e Iraq è iniziato sin dalle prime ore del rovesciamento di Saddam Hussein, nel 2003, ma con la partenza dell’esercito statunitense i legami sembrano rafforzarsi sempre più rapidamente.

Già alla fine del 2011, circolava la notizia di probabili accordi per la costruzione e l’ammodernamento, da parte di imprese iraniane, della rete ferroviaria irachena. 

Inoltre, ad aprile di quest’anno, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad aveva dichiarato, in occasione di un incontro con il premier iracheno Nouri al-Maliki, che non esistevano barriere allo sviluppo di relazioni politiche, economiche e culturali tra i due paesi.

Una scelta strategica importante, quella dell’Iran, che oltre ad inserirsi in un paese che presenta ottime occasioni di affari e un interessante mercato di 30 milioni di abitanti, intende assicurarsi la non ostilità dell’importante vicino, dopo che negli ultimi decenni (fin dai tempi della guerra del Golfo degli anni ’80) Baghdad aveva al contrario rappresentato una barriera all’espansionismo di Teheran verso Occidente.

 

 

May 29, 2012

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