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Helly Luv: balli pericolosi, tra molotov e guerriere peshmerga

Ci sono luoghi dove anche i video pop più commerciali possono diventare un atto politico. Il Kurdistan iracheno è uno di questi, a maggior ragione in questo periodo turbolento, in cui la regione ricca di petrolio e che anela all’indipendenza, sta facendo fronte alla disgregazione del paese, e all’avanzata del califfato islamico.

 

 

Ed è così che il video-lancio della bellissima cantante curda Helly Luv (vero nome Helen Abdulla) ha attirato le ire sia degli islamici iracheni sia dei militanti dell’Isis, che le hanno inviato pesanti minacce di morte, in particolare sui social network.

Il perché è presto detto: nel video, una combinazione di immagini del classico pop mediorientale con quelle del movimento nazionalista e rivoluzionario curdo, la ragazza sfoggia un look sexy e canta e balla circondata da esplosioni di bombe molotov, su uno sfondo di ballerine peshmerga con fucili AK-47 e bandiere del Kurdistan. Girato a tra Erbil e il deserto, in pochi mesi ha raggiunto oltre 3 milioni di visualizzazioni su Youtube.

La canzone, che si chiama “Risk it all”, di per sé non ha un testo particolarmente significativo: potrebbe essere benissimo una delle tante hit orecchiabili di celebrità internazionali come Rihanna o Beyoncé. Ma nelle intenzioni dell’artista il messaggio è chiaro: “Significa – dice la cantante in diverse interviste – che come popolo curdo dobbiamo rischiare tutto per i nostri sogni e lottare per il nostro paese”.

Sebbene spesso criticata per aver ricercato più che altro la fama attraverso la causa, più volte ha affermato che l’intento del video è di rappresentare “lo spirito curdo che lotta per uno stato indipendente”.

Venticinque anni e di origine curda,  Helen Abdulla è nata a Urmia, Iran, durante il regime di Saddam Hussein e in piena guerra del Golfo. Quando ancora era una bambina, è dovuta fuggire in Turchia con la sua famiglia, trascorrendo nove mesi in un campo profughi, e infine ha ottenuto lo status di rifugiata in Finlandia. Oggi, però, la sua vita si divide tra gli Stati Uniti e Arbilissa, nel Kurdistan iracheno, dove è tornata di recente.

Proprio quest’estate Luv ha visitato i combattenti kurdi della città di Duhok, vicino al confine di Mosul, proprio durante un attacco dell’Isis (avanzata di cui il Governo Regionale Curdo autonomo ha in un certo senso approfittato per espandere i propri confini fino a conquistare le aree petrolifere di Kirkuk e Mosul con il ritiro delle forze militari irachene). La sua missione: fornire cibo e acqua alle truppe peshmerga.

 

DOV’E’ FINITA LA MUSICA CURDA.

Ma è solo questo il Kurdistan musicale? In un documentario della NBC News intitolato “Due canzoni da Kurdistan” di Cyrus Moussavi, uno dei due protagonisti è proprio la Luv, mentre il regista, che si è recato quest’anno a caccia di artisti della tradizione curda, descrive in realtà un panorama musicale piuttosto desolante.

“In passato i cantanti hanno viaggiato a piedi e hanno mantenuto viva la lingua e la cultura curda, nonostante i migliori sforzi di Saddam Hussein – commenta – Nel corso di tale regime, l’atto stesso di cantare in lingua curda era politico, e molti musicisti catturati nel farlo sono stati puniti con la morte”.

“Ma nel Kurdistan del 2014, ho trovato un vuoto musicale. I vecchi musicisti erano spariti. Erano morti, o si sono trasferiti all’estero, o hanno semplicemente preso altri lavori e dimenticato come si suona. La cacciata del vecchio dittatore è arrivata con il vantaggio collaterale dei nuovi soldi del petrolio”. E termina: “I curdi possono ignorare la musica del passato, perché per la prima volta nella storia recente, possono permettersi di immaginare un futuro”.

Moussavi esplora quello che è rimasto attraverso due artisti all’estremo opposto della scala sociale: la bella Helly Luv, con i suoi concerti all’estero, i vestiti fashion, i dischi e i video, e il giovane venditore ambulante Iraj, dalla splendida voce, che continua a far risuonare nei vicoli di Sulaymaniyah le parole d’amore del celebre cantante curdo Hesen Zirek.

Per vedere il documentario clicca qui.

 

Immagine di G2musicgroup via Wikimedia Commons

September 07, 2014di: Anna ToroIraq,Articoli Correlati: 

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